Dov’è la verità? Quid est veritas?

tempo di lettura: 4 minuti
Jean-Léon Gérome, La verità che esce dal pozzo, 1896.

Scritto in collaborazione con Concetta Russo

Democrito: “Della verità non sappiamo nulla, perché la verità è in un pozzo”.

La “verità” ha un ruolo centrale nella storia delle idee e degli eventi dell’umanità. Pervenire ad una sua definizione non è semplice e, se non si ha familiarità con il pensiero critico, si rischia di oscillare tra due estreme posizioni: perseguita a tutti i costi con un approccio dogmatico e prescrittivo che fa ricorso a una indiscussa autorità (si pensi a 1984 di Orwell) si avviluppa su se stessa conducendo a dei veri e propri rompicapo; viceversa, quando viene negata fino a disconoscere ogni forma stabile e universale di sapere e conoscenza si resta in balia di un mare in tempesta. “Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita” (La tempesta, William Shakespeare). Tante discipline e rami della conoscenza hanno come obiettivo comune, con metodi e finalità diverse, quello di pervenire a forme stabili di sapere, finanche le religioni che si fondano su verità rivelate o quelle che mettono in discussione la possibilità di pervenire ad una verità oggettiva e universale devono sempre dimostrare con validità la fondatezza delle loro affermazioni, che rivendicano come vere.

Questo è un dibattito che dall’inizio della storia del pensiero ad oggi ancora non ha avuto fine generando in noi profani una grande confusione tra verità e realtà. A partire dai sillogismi aristotelici, che prendevano di mira l’analisi e la validità delle nostre espressioni linguistiche, al metodo analitico di Cartesio che ha aperto la strada alle innumerevoli riflessioni sul rapporto tra mente, realtà e pensieri, per finire agli attuali risultati controintuitivi della fisica quantistica, la ricerca di spiegazioni del mondo, di noi che ne facciamo parte e della consistenza delle nostre idee, non ha mai fine. Scienziati e filosofi dell’antichità passavano dalla religione all’etica, dalla fisica alla metafisica, scavavano a fondo i loro pensieri, operavano le prime osservazioni senza gli strumenti che oggi abbiamo traducendoli in calcoli e formulazioni linguistiche per mettersi in relazione con il mondo e dare qualche certezza alla loro conoscenza sensibile. Nel corso dei secoli, con il contributo di valenti filosofi, molte certezze si sono incrinate e, a partire da Friedrich Nietzsche, la filosofia e la scienza hanno seguito diverse e spesso contrapposte strade. In una delle sue opere, “Verità e menzogna in senso extramorale”, il filosofo lancia un attacco frontale alla attendibilità e appropriatezza del linguaggio dichiarandolo come la più antica di tutte le menzogne, inadeguato a essere la via maestra per rappresentare la realtà. Siamo pertanto pervenuti, dalla ricerca di un sapere certo, al ricorso al dubbio metodologico, al nichilismo che decreta la fine di ogni possibile verità. Secondo Franca D’Agostini, filosofa italiana che si è occupata molto del concetto di verità, il nichilismo è ”la visione tipica dei filosofi interrotti.” Una formulazione nichilista per la filosofa “è la conclusione di un ragionamento le cui premesse sono verità parziali assunte come se fossero tutta la verità.”.

E oggi con l’avvento di internet come siamo messi nei confronti della verità? Nel web, accanto ai tanti spazi di confronto metodico e pacato, dove è richiesto il rispetto di regole (anche grammaticali e sintattiche) che rendono efficace la comunicazione, ce ne sono tanti altri che proliferano, con una velocità impensabile fino a ieri, che fanno del dubbio parossistico, della continua messa in discussione, della denigrazione dell’avversario, i loro cavalli di battaglia. Quando si dà pari dignità a qualsiasi opinione, senza alcun riguardo nei confronti di chi sottopone a verifica le sue affermazioni, alimentiamo la diffidenza nei confronti di saperi sistematici e organici. Anche in questa burrascosa situazione le nuove tecnologie di comunicazione possono essere un valido alleato per lo scambio di idee e per la diffusione e condivisione del sapere ma solo se le forme tradizionali di trasmissione delle conoscenze sono disponibili a rivedere le loro metodologie, entrando in concorrenza proficua con tutto quello che nel web rema al contrario per provocare il collasso delle capacità critiche. In una società come quella di oggi dove siamo tutti costantemente bombardati da un flusso ininterrotto di notizie che si accavallano, si smentiscono e si contraddicono, giungere alla verità dei fatti diventa un processo competitivo nei confronti di chi confonde una realtà virtuale immaginaria, dove tutto e il contrario di tutto è possibile.

Questa enorme massa di “false informazioni”, che sarebbe più appropriato definire non informazioni, non può essere arginata attraverso operazioni di censura. Secondo Franca D’Agostini “Le fake news sono costruzioni complesse, racconti, e come tali contengono alcune verità, così come alcune falsità. Ciò che le rende credibili è proprio quella parte di verità che contengono”. Vengono diffuse per demolire e avversare ogni forma collaborativa nella comunicazione, scardinandone uno dei suoi principi basilari. Non possiamo rassegnarci o prendere semplicemente atto che la nostra è l’era della post-verità(argomentazione caratterizzata da un forte appello all’emotività, che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tende a essere accettata come veritiera, influenzando l’opinione pubblica), dove si sviluppano convinzioni alterate della scienza, della storia e di tutto il resto, dove ogni storia inventata riesce a raggiungere un dominio immeritato: il fascino della narrazione, dell’affabulazione, si sostituisce all’impegno e alla responsabilità che ogni argomentazione richiede. Quale compito affidare oggi alla ricerca della verità? Sempre Franca D’Agostini, riferendosi ai politici, ma può valere anche per noi altri, afferma: “Saper dire la verità significa anzitutto essere certi di saperla, sapere quando e come dirla o non dirla. Saper fronteggiare il fatto che la verità da te conquistata ha molti nemici pronti a distruggerla, e sapere anche che le verità di cui disponiamo sono spesso verità incomplete, facilmente trasformabili in dannose falsità. Tutto ciò è faticoso ma è proprio questo lo studio che ci serve. Per questo le leadership di oggi sono quasi sempre destinate a fallire.”

La verità può anche essere nuda, ma è pur sempre una regina e la menzogna la sua ancella.

1 commento su “Dov’è la verità? Quid est veritas?”

  1. Roberto Neiviller

    Tema molto interessante, anche per coloro meno acculturati, per questo un linguaggio più semplice aiuterebbe meglio a comprendere. Ritengo per scritto e argomentato. Brava Noemi

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