Cuba: il vaccino sarà dato anche ai turisti

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Ay, mi Cuba querida. Ah, mia cara Cuba. L’isola caraibica non smette di sorprendere e, perché no, a volte anche far sorridere. Mentre nel mondo sono iniziati i piani di vaccinazione, mentre l’Italia aspetta le nuove dosi previste dall’accordo con le aziende farmaceutiche Pfizer e Moderna, dall’altro lato del mondo si sperimenta il vaccino cubano. Dopo la brigata di medici Henry Reeve, candidata al premio Nobel per la pace, che durante i primi mesi della pandemia è arrivata nel nostro Paese per offrirci la propria esperienza e le proprie competenze, oggi l’Istituto epidemiologico cubano Finley sta sperimentando la fase 3 del vaccino cubano su parte della popolazione. Nel team di ricerca del vaccino è presente anche un italiano, il palermitano Fabrizio Chiodo, professore di Chimica all’Università dell’Avana.

Soberana 02, uno dei quattro vaccini che Cuba sta sperimentando, sta mostrando una grande efficacia nel processo di immunizzazione a lungo termine: la memoria immunitaria sembra essere di lunga durata. Le dosi di vaccino previste saranno più di 100 milioni, non solo per coprire tutta la popolazione dell’Isola, ma anche per essere esportate con fini umanitari e dunque disponibili gratuitamente per i Paesi che lo richiederanno. Il vaccino cubano sarà testato anche su 50 volontari iraniani, dopo un accordo con l’Istituto Pasteur di Teheran. É previsto infatti che il vaccino sarà distribuito in vari Paesi del Medio Oriente e dell’Asia, tra cui Vietnam, Pakistan ed India.

Non siamo una multinazionale che considera una priorità il profitto finanziario, il nostro obiettivo è creare salute”, sono state queste le parole di Vicente Vérez, direttore dell’Istituto Finley, la casa di produzione del vaccino a carattere statale.

Ma non finisce qui. Il governo cubano ha dichiarato che il vaccino sarà disponibile gratuitamente anche per i turisti che faranno visita all’Isola.

Che questa sia una prova ulteriore di solidarietà internazionale o un tentativo di incentivare il turismo nell’Isola non sta a noi giudicarlo. Senza dubbio, Cuba sta soffrendo ingenti perdite economiche, poiché il settore turistico rappresenta uno dei settori trainanti dell’Isola. Ma il vaccino gratuito per i turisti sarebbe sicuramente un primo passo per rendere l’Isola Covid-free, evitando la stancante e dispendiosa trafila della quarantena e dei tamponi da effettuare in loco.

La cosa che fa sorridere e dà ancora speranza nell’umanità è che i vaccini cubani sono liberi da brevetti, e dunque tutti i dati sono accessibili e consultabili su Internet. Uno dei quattro vaccini, Mambisa, ancora nella fase 1 della sperimentazione, ha la particolarità di essere somministrato per via nasale e non intramuscolare.
Non si può certo dire che Cuba non dia un chiaro segnale di speranza, anche per la priorità data agli investimenti nella ricerca e nella scienza, nonostante la difficilissima situazione economica che sta vivendo. Ma ci dà anche uno spunto di riflessione: l’importanza dello Stato nella sovvenzione alla ricerca, alla scienza e alla sperimentazione. Ciò che dovrebbe essere un assunto base in tutti gli Stati del Pianeta, diventa appannaggio di pochi, uno dei punti su cui investire meno, ma che poi in situazioni così al limite come la pandemia da Covid-19 ci fa rendere conto di quanto sia essenziale.

Forse dovremmo tutti ripensare il nostro modello di sviluppo e di welfare: la partecipazione statale non dovrebbe essere sempre vista come sinonimo di corruzione, lassismo, incompetenza. Anzi, dovrebbe essere la molla da cui far partire gli investimenti e la crescita del welfare, applicando in tutto il mondo il modello di sanità universalistica cubana.

Cuba ci ha dato una lezione importante. Di autoresilienza, se è permesso questo neologismo. E anche di grande solidarietà transnazionale, al di là delle bandiere e delle ideologie politiche. Il progresso, si sa, parte dalla scienza e la scienza come l’arte è bella proprio perché è libera da schieramenti e dicotomie. E dunque ci si dovrebbe proprio liberare da questi preconcetti, così come Cuba, sollevata da qualsiasi passato, ha mandato i suoi medici in Europa per aiutarci in un momento così complicato. Questo si chiama “andare oltre per un fine più importante”. In questo caso la vita. È il futuro dell’umanità.

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