Il Cile non trova pace

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Duri scontri tra manifestanti e Carabineros in Cile (Foto di www.unsplash.com)

Venerdì 5 febbraio in Cile è tornato il caos, edifici bruciati, duri scontri con la polizia e la tanto agognata pace sociale sgretola sempre più. Questa volta l’episodio scatenante è stato l’omicidio a bruciapelo di un giovane artista di strada, freddato con 5 colpi di pistola da un agente dei Carabineros.

Ma come sono andate esattamente le cose? Panguipulli è un comune della regione di Los Rìos nel sud del Cile, un luogo lontano dai clacson striduli della grande capitale, dove ogni estate si concentrano una grande quantità di artisti di strada che provano a racimolare un po’ di soldi. Così anche il giovane Francisco Andrés Martínez Romero di 27 anni, come ogni anno d’estate, si era trasferito dalla capitale cilena a Panguipulli dove si guadagnava da vivere facendo il giocoliere. Venerdì però qualcosa è andato storto. Un gruppo di Carabineros venerdì mattina ha chiesto al giovane giocoliere di mostrare i documenti, non avendoli con sé il giovane ha risposto di poter comunque fornire il numero di identità; i Carabineros hanno così intimato al giovane di seguirli in commissariato, il rifiuto del giovane ha scatenato l’ira dei Carabineros che alla vista delle scimitarre (oggetti giocattolo, utilizzati per le performances in strada) hanno aperto il fuoco. Cinque colpi in pieno giorno davanti a una folla incredula di persone. Un colpo sparato al suolo, uno alle gambe e altri tre all’altezza del torace. Il giovane è morto agonizzante dinanzi agli occhi e alle telecamere di numerosi smartphone che hanno ripreso la scena.

L’episodio ha scosso il Paese, i video circolati in rete hanno riportato una marea di persone tra le strade della nazione, un popolo in marcia contro le continue violazioni dei diritti umani che oramai in Cile si registrano dal 18 ottobre 2019. Fortunatamente nell’era social difficilmente qualcosa sfugge agli smartphone degli utenti: subito dopo l’accaduto i vertici dei Carabineros, già nel mirino di numerose organizzazioni in difesa dei diritti umani, hanno provato a giustificare l’azione dell’agente Juan Guillermo González, dichiarando la “legittima difesa”. I numerosi video circolati in rete però sono schiaccianti, il magistrato ne ha disposto la carcerazione preventiva con l’accusa provvisoria di “omicidio con arma da fuoco”. Una dinamica molto simile a quanto accaduto negli USA con la vicenda di George Floyd, analoga è stata la risposta della popolazione. Gli abitanti di Panguipulli si sono riversati per le strade, rabbiosi hanno incendiato diversi edifici soprattutto l’edificio del Comune. In poche ore la rabbia e l’indignazione sono esplose nel Paese, sono state erette barricate e si sono verificati scontri con la polizia nelle principali città del Paese. Gas lacrimogeni, idranti per disperdere la folla: il solito copione che non cambia nel Cile di Sebastian Piñera. Anche durante i funerali del giovane Francisco non si è avuta pace, durante la commemorazione, che ha visto la partecipazione di centinaia di persone, ci sono stati durissimi scontri con la polizia.

Così il Cile torna ad essere diviso sempre più. Una piccola parte della popolazione, appartenente alla classe benestante del Paese, reclama un pugno duro e pene esemplari nei confronti dei manifestanti, l’atro pezzo di Cile invece non trova pace dinanzi alle dure violazioni dei diritti umani, alle torture e ai soprusi. Nessuno sa se questa situazione cambierà con le elezioni dei 155 membri della costituente l’11 aprile, quello che appare chiaro è che, a furia di gettar benzina sul fuoco, l’amministrazione Piñera si ritrova un Paese dal tessuto sociale lacerato, una frattura che difficilmente sarà sanata. La Costituzione non sarà più quella di Pinochet, ma le pratiche repressive sembrano aver messo radici salde.

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