Un sano conflitto

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Alba (Foto di G. Capuano)

Trovo una forte analogia tra le istanze biologiche e quelle sociali nel periodo che stiamo vivendo: ancora in piena pandemia, vaccinazioni a ritmo lento e a macchia di leopardo, favoritismi familiari e di settore, ma soprattutto stanchezza e paura per il futuro in questo annus horribilis.

Il mio riferimento è alla evoluzione per selezione naturale di tutti gli esseri viventi. Evoluzione mediata dalle mutazioni genetiche che interessano il livello individuale e quello di gruppo. Ricordo che la selezione naturale è quel meccanismo biologico che è alla base di tutti i cambiamenti degli esseri viventi, le cui casuali mutazioni genetiche favorevoli all’ambiente vengono selezionate per un maggiore adattamento e sopravvivenza. Quella individuale è essenzialmente egoista ed è volta al benessere personale, quella di gruppo invece è altruista e promuove il benessere di più persone con la stessa ideologia (politica o religiosa) e comunque con preferenze e scelte comuni. L’appartenenza di un individuo al suo gruppo è una parte molto importante della sua identità. A parità di altre condizioni, infatti, gli esseri umani preferiscono stare con individui che parlano la stessa lingua, hanno lo stesso colore della pelle o vestono in modo simile e hanno le stesse convinzioni. Gli esseri viventi con cui condividiamo la eusocialità sono le colonie di formiche e termiti, dei veri superorganismi divisi in caste, ognuna con un compito ben preciso: le operaie, le combattenti, le nutrici, le foraggiatrici etc. Il loro istintivo comportamento coordina ogni azione della colonia con una collaborazione talmente forte e naturale che qualsiasi disturbo a questo continuum provoca l’immediata interruzione dell’azione. L’uomo, invece, con la ragione (e con la selezione naturale) ci è arrivato tardi, in modo imperfetto ma comunque efficace per la sua sopravvivenza. Il conflitto che si è creato ci contiene su posizioni instabili, come sospesi tra due forze estreme. Cedendo all’una avrebbe significato disintegrare la società, all’altra trasformarci in angelici robot come gli insetti eusociali.

I prodotti di queste due istanze opposte della selezione naturale sono scritti nel nostro pensiero, nelle nostre emozioni, quindi non sono un’anomalia ma una qualità umana da cui proviene la nostra identità. Conflitto individuo-gruppo assente nelle formiche o in un gatto o un cervo, il cui comportamento deriva solo dalla selezione di tratti individuali. In un mondo globalizzato questa esigenza è diventata ancora più pressante. Voli intercontinentali, crociere oceaniche, autostrade, aeroporti, Internet, e-commerce, i social, stadi superaffollati, vie dello shopping, feste, convegni, università, ospedali, fabbriche sono il nostro superorganismo toccato da questa pandemia, che ci ha aperto gli occhi sulla vera natura della nostra umanità, fatta soprattutto di libertà di scelte e comportamenti condivisi. I limiti imposti hanno invece smascherato il nostro individualismo (fatto di gretti egoismi) che in sordina già faceva capolino negli ultimi tempi con discusse ricadute morali e psicologiche, ma tenuto a bada non senza fatica. E sta creando un mondo abitato da estranei chiusi nella loro intimità con un processo di atomizzazione sociale che prelude alla crisi tanto dei legami comunitari quanto di uno spazio pubblico.

Il conflitto esploso tra salute ed economia in fondo non è altro che una versione materialistica del conflitto individuo-società. Mentre nel primo la politica si affanna, non avendone l’esperienza, a trovare un equilibrio (che arriverà si spera con i vaccini), nel secondo stiamo vivendo la versione sociale di un abbandono del tetto coniugale tra due coniugi in perenne e sano litigio. L’individuo se n’è uscito sbattendo la porta con propositi di rinascita egoistici, mentre la società rischia di cadere in tentazioni assolutistiche, come è avvenuto in passato, con il rinascere o il rinvigorirsi di nazionalismi (chiusura delle frontiere nazionali, corsa all’accaparramento di vaccini con accordi sottobanco), democrazie autodefinitesi illiberali (Ungheria, Polonia) e tentazioni bonapartiste come in Cina e negli USA, dove le barriere sono state la risposta all’immigrazione. La storia però ci dice che fin dai primordi il tribalismo ha sempre prevalso sull’individualismo: l’homo sapiens è sopravvissuto e si è evoluto solo grazie alla cooperazione, come quando cacciava grandi prede che da solo lo avrebbero sopraffatto. Quindi la selezione naturale ha favorito di più gli individui leali e disposti all’altruismo e alla cooperazione per il mutuo beneficio a scapito dei comportamenti individualistici. Ha favorito gli uni ma non ha eliminato gli altri, le cui aspirazioni rimangono ad ardere come la brace sotto la cenere, pronte a divampare al primo soffio di vento propizio. Anche se c’è da precisare che spesso le due componenti arrivano ad identificarsi, degenerando in visioni che sconfinano le une nelle altre. Ad esempio le egoistiche e fanatiche chiusure della maggior parte delle fedi religiose o delle ideologie politiche (comunismo, fascismo, nazismo e altre forme di nazionalismi) che vedono il nemico da combattere o abbattere in chi non la pensa come loro. Per fortuna le aperture del processo civile (e le molte vittime!) hanno decretato il fallimento o il ridimensionamento, se non la scomparsa, di questi eccessi anacronistici con la presenza di diritti universali a fatica conquistati, che continuano costantemente ad affermarsi a piccoli passi, rendendo le nazioni più restie a recepirli e più consapevoli del rischio di isolamento politico ed economico.

Per concludere quindi nella gestione del nostro intimo binomio, quando il conflitto sta per esplodere, occorrerebbe considerare e riflettere su un consiglio di Giambattista Vico: avere la capacità di trasformare un accidente in occasione. Leggi: il fiume di denaro che ci arriverà dall’Europa, se ben investito, consentirà all’Italia non solo di risorgere ma anche di colmare le annose disparità nord-sud, per non parlare poi dell’opportunità di sublimare i nostri egoismi in interessato altruismo.

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