Renzi le Mokò in Arabia Saudita

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Una scena del film “Totò le Mokò”

Negli ultimi giorni ulteriori vicende hanno accentuato le ambiguità del senatore Renzi, lasciando basiti la maggior parte dei commentatori politici. Il viaggio del Senatore a Riad, che rientra nelle prestazioni previste da un contratto di consulenza stipulato con una Fondazione di uno stato estero, ha creato imbarazzo sia per il rischio di conflitti di interesse che per sue imbarazzanti dichiarazioni con le quali ha deliberatamente ignorato la sistematica violazione dei diritti umani da parte dell’Arabia Saudita: “invidio il costo del lavoro che c’è in questo paese”. A quali contenuti si riferisce Renzi, se accanto all’elogio sul costo del lavoro si aggiunge anche il fatto che gli interessi dell’Arabia Saudita confliggono con le scelte energetiche alternative al petrolio, essenziali per avviare la svolta green? La trasferta saudita del Senatore può rimanere estranea alla soluzione della crisi?

Affrontare al meglio una situazione così complessa, di cui la pandemia fa parte, non sempre implica soluzioni altrettanto complesse, in questo momento non c’è la possibilità di trovare una quadra che risponda a tutti i problemi che attanagliano il nostro Paese e che, comunque, hanno bisogno di tempi progettuali lunghi.

Il Presidente della Camera, Roberto Fico, ha avuto un mandato esplorativo per verificare se c’è la possibilità di formare un governo con una maggioranza analoga alla precedente, che porti a concludere la legislatura nei tempi prefissati dalla legge e che sia in grado di continuare a gestire l’emergenza sanitaria e socio-economica, ma l’affaire saudita ha modificato il quadro di riferimento e anche il Presidente Mattarella non potrà non tenerne conto.

Una soluzione quindi che richiede un sostegno puntuale nel Parlamento e nel Paese. Altra cosa è lavorare su un programma di più ampio respiro che impone altri tempi, percorsi e coinvolgimenti. Per questo riteniamo che la richiesta formulata dal gruppo politico Italia Viva sia l’ennesimo pretestuoso ostacolo, costruito ad arte, per impedire queste dinamiche politiche. Un documento programmatico, un patto scritto, costruito sul ricatto di questa o quella forza politica, non garantisce una soluzione di ampio respiro ma fa precipitare le forze in campo nei soliti giochi. I soldi europei non possono essere persi e quindi un progetto di spesa all’Europa va presentato, ma non si può ignorare che il meccanismo predisposto dall’Unione Europea è tale da consentire anche una programmazione per step successivi con l’erogazione trimestrale dopo le opportune verifiche.

Le ragioni in buona fede di chi vuole scongiurare il rischio di un ritorno alle urne, sono fondate su considerazioni pragmatiche e politiche, ma l’affaire saudita impone la ricerca di soluzioni che escludano elementi ricattatori.

Renzi continua a giocare il ruolo di chi spariglia le carte, assumendo dei toni risibili alla Totò le Mokò, mostrandosi all’estero come un uomo politico potente in grado di far cadere governi e in Italia come rappresentante di interessi economici determinanti nel dettare precise condizioni politiche. Questi elementi fanno propendere per l’esclusione del manipolo di senatori del gruppo di Renzi dalla soluzione della crisi.

L’alternativa è il ritorno al voto, che potrebbe non essere risolutivo con il rischio concreto che la destra si ricompatti nell’oscura e contraddittoria triade Berlusconi, Meloni, Salvini.

Il Paese non può reggere una crisi politica dove non si distingue la gestione dell’emergenza dalle questioni di carattere strategico. Siamo in piena pandemia, si continua a morire e ad ammalarsi di Covid-19. La campagna vaccinale non può essere interrotta e vanno risolti i problemi di disponibilità di dosi di vaccino. È noto come il sistema economico ed industriale sia allo stremo e non possiamo permetterci di perdere il finanziamento dell’Unione. La crisi sociale può esplodere da un momento all’altro, se non si trovano soluzioni nuove che sostituiscano l’erogazione di sussidi e di cassa integrazione per migliaia di persone senza lavoro.

La necessità di arrivare ad un Governo che continui ad affrontare l’emergenza non impedisce alle forze politiche e sociali di avviare un confronto di lungo periodo partendo dal vantaggio di avere a disposizioni nuove enormi risorse.

Noi cittadini veniamo costantemente intervistati per esprimere il nostro parere. Quello che emerge è che la maggioranza degli italiani non vuole le elezioni. Non bisogna rinunciare al tentativo di recuperare altri voti da vecchi e nuovi gruppi parlamentari e non ci scandalizziamo per questo.

Inutile nascondersi che è in atto uno scontro epocale e in questo momento chi oggi siede in Parlamento deve mostrare di essere all’altezza della situazione. Ci auguriamo che la partita sia ancora aperta e che presto avremo un nuovo governo non ricattabile.

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