Eddi Marcucci, giudicata sulla base di cosa?

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Emblema delle Unità di protezione popolare (Fonte: Wikipedia Commons)

Mentre in Italia il dibattito politico è concentrato sulle dimissioni del premier Conte e sulla crisi pandemica che attanaglia le vite di tutti da quasi un anno, ci sono notizie e sentenze che corrono il rischio di passare inosservate e di finire nel calderone delle notizie di “serie b”, quelle che quasi sempre finiscono nel dimenticatoio. Una di queste è l’assurda storia di Maria Edgarda Marcucci, meglio conosciuta come Eddi. Ma andiamo per ordine: chi è Eddi? Eddi Marcucci è una giovane donna di 30 anni che nel 2017 si è unita all’Unità di protezione popolare, meglio conosciuta come YPG, una milizia a maggioranza curda presente nel nord della Siria.

Da anni i curdi e, in generale, la popolazione siriana vengono vessati e attaccati dalle forze di Daesh. Intere popolazioni uccise nei modi più brutali, donne e bambini stuprati e decapitati per poi esser immortalati in rete dagli ufficiali neri dell’ISIS come simbolo di vittoria. Conosciamo bene l’ISIS ma forse ne vediamo solo l’aspetto europeo, quando veniamo attaccati nel cuore delle nostre metropoli dai fondamentalisti islamici; sicuramente conosciamo meno l’operato dei terroristi “a casa loro”, lontano dagli schermi e dagli occhi occidentali. Nella Siria del nord da anni è in atto una vera e propria rivoluzione in cui tutti i giorni diverse persone di tantissime nazionalità, differenti religioni e etnie si sforzano di creare una società libera, etica e democratica, lontana anni luce sia dagli schemi imposti dall’ISIS ma ugualmente lontana dai modelli della società capitalista.

Tornando alla giovane Eddi, lei pochi anni fa da attivista pro-Kurdistan decise di intraprendere un cammino difficile forse differente da tanti di noi, sposando una causa lontana ma che ha al centro, solido come un faro, il concetto di libertà e autodeterminazione dei popoli. Eddi ha così intrapreso un lungo percorso con le donne curde, ha partecipato alle loro assemblee, ha dormito nelle loro case, mangiato con loro, studiato con loro, sparato insieme a loro. E se qualcuno inorridisce per l’ultima frase, beh ci sono zone del mondo in cui il concetto di democrazia, da solo, non serve a salvare la vita e dunque la resistenza con ogni mezzo necessario diventa l’unica strada. Questo accade non solo in Siria ma in gran parte del Medio Oriente.

Quella di Eddi non è l’unica storia di combattente italiana, c’è il caso di Lorenzo Orsetti conosciuto come Orso, il suo nome di battaglia, che però dalla guerra contro l’ISIS non è tornato, morendo sul campo di guerra. La differenza tra i due? Eddi è riuscita a tornare viva in Italia, e forse questo è stato il problema per la giustizia nostrana. Eddi, infatti, dallo scorso marzo è soggetta ad una misura di sorveglianza speciale, è ritenuta una persona potenzialmente pericolosa in quanto capace di maneggiare le armi, così afferma una sentenza del tribunale di Torino confermata lo scorso dicembre.

Ma cos’è la sorveglianza speciale? È una misura applicata a tre categorie di soggetti in materia di lotta al terrorismo, al traffico degli stupefacenti e alla criminalità organizzata. Prima della sorveglianza speciale il questore, con un avviso orale, esorta il soggetto a cambiare condotta; successivamente lo stesso questore può chiedere al Presidente del Tribunale l’applicazione della sorveglianza speciale. A seguito della richiesta si fissa un’udienza in camera di consiglio dove si discute il contraddittorio tra le parti. Se il Tribunale accoglie la richiesta, la sanzione non può essere inferiore a un anno né superiore a cinque. Come si evince dalla pagina dello Studio Legale de Lalla, “Si tratta – come illustrato – di provvedimenti grandemente afflittivi per il soggetto per i quali, giustamente, è prevista la possibilità di un contraddittorio con la Pubblica Accusa”.

Dunque, ritornando a Maria Edgarda Marcucci, sulla base di un processo preventivo lei è ritenuta pericolosa; pericolosa per aver combattuto l’ISIS? per aver imbracciato le armi? oppure pericolosa in quanto capace di essere un esempio per la società civile? Dal 17 marzo 2020 Eddi vive una vita che ha dell’incredibile: la misura restrittiva le ha imposto di consegnare il passaporto alle autorità con il conseguente divieto di espatrio, la legge le vieta di ritornare a casa dopo le 21 e di uscire prima delle 7 del mattino, non può partecipare a riunioni pubbliche, le sono stati sospesi i suoi account social (sia Facebook che Instagram), non può lasciare il comune di Torino, le è stata ritirata la patente, non può bere una birra dalle 18 alle 21, e ultima e fortemente imbarazzante restrizione: è costretta a portare con sé, sempre, un libretto rosso in cui la polizia annota notizie su di lei. La sorveglianza speciale è un residuo del codice fascista in cui si implica un controllo serrato sulle relazioni e gli spostamenti di una persona. A convincere il tribunale di Torino è stato il “trascorso di vita” di Eddi: attivista No Tav, una foto con un megafono in mano, e un diverbio con un controllore su un treno…  Se la Cassazione non cambierà la disposizione emanata, Eddi vivrà questo “carcere all’aperto” fino al 2022.

In questo caso tutto all’italiana lo scenario principale, ovvero quello siriano, viene trascurato, ci si sofferma più sull’atteggiamento di Eddi tracciato dalle autorità, disegnato ad hoc come se si potesse giudicare una persona da foto scattate, brevi filmati di video e mere supposizioni. Non è un caso infatti che l’episodio siriano venga tralasciato dalle istituzioni così come il fatto che le YPG non sono considerate un gruppo terroristico; mettere in evidenza questo fatto non sarebbe stato appropriato da parte delle istituzioni. Questo decreto apre scenari più che preoccupanti perché si rema contro i principi dello stato di diritto. Intanto mentre il tribunale di Torino porta avanti un processo all’intenzione, l’Italia continua a vendere armi alla Turchia, che in Siria appoggia le milizie del terrore.

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