La dittatura dei vaccini

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Fonte: www.unsplash.com

Ci sono dei campi della scienza in cui il senso comune e l’opinione di persone prive delle competenze necessarie non dovrebbero avere diritto di espressione. I danni arrecati da questi personaggi (chissà perché, in maggioranza dello spettacolo) meriterebbero una pubblica stigmatizzazione, perché usano la loro notorietà per diffondere notizie di cui hanno solo una vaga conoscenza. Un airbus A380 atterra su 22 ruote. Per farlo ci sono stati studi ingegneristici documentati e verificati. Nessuno però, a meno che non sia un ingegnere aeronautico, dice che le ruote sono troppe o troppo poche, perché sarebbe tenuto a motivarlo con prove, non con sensazioni o anonime notizie apprese in rete. La scienza non può, né deve, essere democratica. La velocità della luce non si decide per alzata di mano, come dice ironicamente Piero Angela, così come la validità della legge di gravità non deriva da un referendum popolare. Purtroppo i social (Facebook in prima fila) troppo spesso sono usati come occasione per parlare di tutto, distorcendo anche il valore e la validità di argomenti tecnici. E se qualcuno della materia si sente in dovere di intervenire per chiarire, viene insultato come arrogante, borioso e privo di umiltà.

Secondo un recente sondaggio in Italia il 40% delle persone non si vaccinerà. Un dato allarmante considerando l’obiettivo che si propone la campagna di vaccinazione di massa iniziata alla fine di dicembre, cioè l’immunità di gregge, grazie alla quale il virus non dovrebbe circolare più. I motivi più fantasiosi riempiono le pagine dei giornali di questi giorni. Motivi espressi da dissidenti mortificati dai loro fallimenti, che sono condannati all’irrilevanza se non ignorati dalla comunità scientifica ma che trovano una cassa di risonanza e un ampio spazio in politici, cantanti e presentatori televisivi. Voglio ricordare che i vaccini sono stati la più grande conquista di sempre della medicina. Niente di simile ha avuto un rapporto costo-benefici così favorevole. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità senza i vaccini morirebbero 5 persone al minuto, 300 all’ora, 7.000 al giorno. E in Italia c’è chi si vanta di non aver vaccinato i propri figli, arrivati all’età adulta in perfetta salute, come quella signora alla quale il professor Galli, infettivologo del “Luigi Sacco” di Milano, ha risposto con pacatezza che doveva ringraziare quelli che si sono vaccinati, che hanno frenato la diffusione dei virus.

Se ne dicono tante sui vaccini: che alterano il DNA, che in realtà non funzionano e ci si ammala lo stesso, che provocano allergie mortali, ed altro. Nel 2014 ci fu il caso del FLUAD, un vaccino antinfluenzale messo in relazione con la morte di alcuni anziani a poche ore di distanza dalla sua somministrazione. Per precauzione l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ne sospese alcuni lotti. L’allora direttore, Luca Pani, comunque precisò che le vaccinazioni dovevano andare avanti, che i vaccini erano sicuri e che solo se si superavano gli 80 morti, se ne sarebbe richiesta la sospensione. Si sollevò il solito coro degli pseudo esperti, che dilagò in televisione e sui media. Il risultato fu che alla fine dell’inverno 2014-2015 morirono 1.000 persone in più dell’anno precedente. Di vaccino? No, di false notizie e di paura. Quanti bambini sotto i cinque anni morivano nel 1980? 14 milioni. Nel 2015 ne sono morti 5 milioni grazie all’intensificarsi delle campagne vaccinali.

Che i vaccini non funzionino e ci si ammali lo stesso è vero come l’affermazione che, nonostante il casco obbligatorio, si muore lo stesso. Ma nessuno si sogna di dire che il casco sia inutile o addirittura dannoso, semplicemente non protegge al 100%, come succede ai vaccini. Ma andiamo più nel dettaglio tecnico, che cercherò di illustrare in modo comprensibile per rispondere alle obiezioni, alle osservazioni e alle critiche a una scienza che, ripeto, non può essere democratica.

Per accertare la validità di un farmaco o di un vaccino, si fa uno “studio controllato randomizzato a doppio cieco, prospettico e multicentrico”, cui segue una metanalisi delle evidenze. Ciò significa che dopo i dati di laboratorio che evidenziano un meccanismo d’azione plausibile, dopo i dati sugli animali, si passa alla sperimentazione clinica con gli studi sui volontari. Si arruolano due gruppi a caso (random), maschi, femmine, anziani, a uno dei quali si somministra il farmaco e all’altro un placebo. Sia i due gruppi scelti che gli studiosi ignorano a chi è stato somministrato il farmaco (doppio cieco), per evitare suggestioni, aspettative ed altro… Poi i risultati degli esiti, positivi (con o senza effetti collaterali) o negativi (nessuna efficacia), saranno esaminati da una commissione terza di scienziati a conoscenza di chi ha avuto il farmaco e chi il placebo. Questo studio non è unico, ma effettuato anche da altri centri: università, ospedali, cliniche (multicentrico) ed è esaminato nei risultati nel tempo (prospettico). Detto questo, chi afferma il contrario senza un iter del genere, potenzialmente potrebbe dire qualsiasi sciocchezza che lo esoneri dall’obbligo delle evidenze che derivano dal metodo scientifico, come chi dice che il vaccino anticovid altera il DNA.

A creare confusione hanno contribuito anche i titoli dei giornali: corsa al vaccino, vaccino ritirato per aumento delle allergie, morti sospette, grossa fetta da spartire etc. Le cattive notizie, si sa, fanno più notizia di quelle buone e i giornali fanno il loro mestiere, devono vendere copie, anche se hanno sempre pronta la foglia di fico dell’intervista rassicurante allo scienziato di turno. Solo la TV di Stato, tanto criticata per l’onnipresenza di infettivologi, pneumologi, anestesisti e virologi di ogni parte del pianeta, che spesso hanno espresso pareri discordi sull’andamento dell’epidemia in base alla loro esperienza, sui vaccini ha ospitato in maggioranza scienziati concordi nel rimarcarne la validità, relegando ai margini voci anche autorevoli come quella del professor Crisanti, che ha espresso dubbi per la scarsa disponibilità dei dati. Ora, le cose sono due: o c’è un complotto ordito dai migliori scienziati del mondo, che si sono impegnati in uno sforzo immane per avere questo risultato in tempi così brevi (ricordiamo che solo la tecnologia degli ultimi anni ha reso possibile il rapido sequenziamento del genoma virale) e si sono però accordati, per oscuri motivi, per nascondere i dati; o Crisanti è in possesso di dati e notizie che da solo, col suo team, ha ottenuto in tempi rapidi, surclassando centinaia di centri e il fior fiore degli scienziati sparsi per il mondo.

Insomma del vaccino anticovid ci si può fidare e, invece di temerne gli eventuali effetti collaterali a lungo termine di cui tanto si parla, si dovrebbero considerare di più quelli causati dal virus, che a breve-medio termine già si conoscono, senza saperne la durata: stanchezza cronica, ageusia (perdita del gusto) anosmia (perdita dell’olfatto), dispnea a riposo. Per quelli che sopravvivono.

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