Tutto il bello del 2020

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Fonte: Wikipedia Commons

No, non sono stato preso da improvvisa follia nel comporre questo titolo, che di per sé si configura come un ossimoro. Come si può mai accostare l’anno 2020 a qualcosa di bello, con tutti i lutti che ci ha portato?! Eppure, rischiando di apparire un inguaribile ottimista, e raschiando il barile, vorrei provare a vedere se c’è qualcosa di salvabile, che ci possa un po’ aprire la speranza per il futuro.

Un annus horribilis che la storia ricorderà solo come l’anno della pandemia, di un virus sconosciuto che ha messo a nudo le fragilità della specie umana che mai avremmo pensato potessero emergere nell’era della globalizzazione, di internet, della ricerca scientifica e delle conquiste aerospaziali; un anno che ci ha fatto vedere eminenti scienziati ed improvvisati opinionisti televisivi esprimere ipotesi e giudizi, nella fase iniziale della diffusione del virus, orientati verso la sottovalutazione dell’imminente pericolo, visto più che altro come un esagerato allarmismo da parte delle Cassandre di turno, salvo poi cambiare idea in maniera repentina quando ormai la gravità della cosa era ben acclarata. In Italia, primo Paese occidentale ad essere investito dallo tsunami Covid-19, ci siamo trovati impreparati a fronteggiare il nuovo nemico, e del resto chi non lo sarebbe stato! Mancavano mascherine, respiratori, medici, infermieri, con un sistema sanitario nazionale che ancora sconta i tagli e le riduzioni di budget degli ultimi anni; i Paese esteri chiudevano le loro frontiere additandoci come untori, credendo, in tal modo, di riuscire a frenare il contagio. Le categorie produttive e commerciali hanno subìto notevoli danni, solo in parte compensati dal sistema dei ristori messo in campo dal Governo.

Dunque uno scenario drammatico, triste, buio! Ma si sa che il buio prima o poi viene squarciato dalla luce, ed ecco la luce delle cose belle che sono nate proprio da questa emergenza mondiale. In primavera il lockdown generalizzato è stato accettato dai cittadini come una nuova esperienza, forse breve, una necessità inderogabile che si trasformava nell’espressione della solidarietà e nel senso di comunità, nell’essere una nazione unita che, seppur confinata in casa, trovava il modo per dialogare dai balconi, magari suonando e cantando, o perfino giocando a tennis da un palazzo all’altro, abbracciandosi virtualmente ed augurandosi “andrà tutto bene!”. Ognuno nel proprio campo ha fatto il proprio dovere ed anche di più, basta solo pensare allo spirito di abnegazione mostrato dal personale sanitario o dalle forze dell’ordine. La Scuola ha dovuto inventarsi la didattica a distanza, ben recepita dai ragazzi peraltro già avvezzi all’uso delle nuove tecnologie; se il problema si fosse presentato trenta anni fa gli Istituti scolastici sarebbero rimasti chiusi e basta, ragazzi a casa, anno scolastico perso! È evidente che la didattica a distanza non potrà mai sostituire del tutto quella in presenza, che è fondamentale come momento di crescita e di socialità delle nuove generazioni, ma è di sicuro qualcosa che, nei modi e tempi giusti, potrà e dovrà tornare utile anche in tempi normali.

Il mondo del lavoro, che da pochi anni stava timidamente provando ad introdurre il “lavoro agile”, ha subìto un spinta irreversibile allo smart working, che nell’immediato potrebbe diventare la modalità prevalente, quanto meno nella Pubblica Amministrazione ed in quegli ambiti dove non è richiesta un’attività manuale (che senso ha fare cinquanta chilometri in auto, treno o bus, sacrificando due o tre ore, non retribuite, per raggiungere un ufficio dove sedersi davanti ad un computer, quando quello stesso computer posso utilizzarlo a casa?). Anche in questo caso potrebbe risentirne la socialità (è certamente piacevole ritrovarsi con i colleghi per qualche minuto di pausa davanti ad un panino o un caffè), ma configurandosi come libera scelta concordata con Datori e Dirigenti potrà rivelarsi uno strumento validissimo (è stata già accertata statisticamente una migliore resa ed una diminuzione del tasso di assenteismo), ed inoltre si avrà una minor incidenza sui trasporti, determinando dunque un miglioramento delle condizioni ambientali, come già si è appurato nei giorni di marzo ed aprile, quando vigeva la chiusura totale. C’è poi da tener conto dell’impulso dato alle automobili ecologiche che accelererà la svolta green, passando finalmente dai combustibili fossili ai motori alimentati dall’energia elettrica.

Il nostro Governo, costruito su una alleanza precaria sulla carta, è riuscito, almeno nella prima fase, con misure drastiche, a traghettarci verso una situazione nella quale ci eravamo illusi di essere ormai fuori pericolo, poi, però, le spinte di industrie ed aziende, le proteste di associazioni e commercianti, le rivendicazioni autonomistiche di Regioni e Comuni, la voglia di libertà dei cittadini, le critiche espresse dalle opposizioni, insomma la necessità di dare un colpo alla botte ed uno al cerchio per non scontentare nessuno, hanno indotto all’adozione di una linea più morbida che inevitabilmente ci ha posti di fronte alla seconda ondata con la quale ancora stiamo combattendo e che non accenna a placarsi. Ma questo, ad onor del vero, non è stato un problema solo di casa nostra. Anzi, l’immagine del Governo italiano ne è uscita ampiamente rivalutata, rispetto a qualche anno fa, quando i leader politici di Francia e Germania sbeffeggiavano il nostro premier; abbiamo guadagnato autorevolezza e peso nelle scelte all’interno dell’Unione europea, se è vero, come è vero, che la parte maggiore del Recovery Fund è stata assegnata proprio all’Italia. Inoltre sono state ampiamente riconosciute, a livello mondiale, le nostre eccellenze in campo medico scientifico ed i nostri comportamenti virtuosi.

È stato bello vedere come tanta gente, solitamente poco incline al rispetto delle regole, abbia imparato a mettersi in fila ordinatamente, in attesa del proprio turno fuori ai negozi o alla Posta, senza litigare o cercare di scavalcare il prossimo, e come oggi sia così diffuso il desiderio di riappropriarsi di gesti che prima passavano inosservati proprio perché insiti nei nostri normali comportamenti, come incontrarsi e stringersi la mano, sorridere, abbracciarsi, darsi un bacio. Ci sono mancate le riunioni conviviali al ristorante così come la frequentazione di teatri, cinema, concerti e stadi, ma abbiamo saputo riconvertirci in abili panificatori, pizzaioli o pasticcieri, riscoprendo il piacere della lettura o dell’ascoltare musica, abbiamo capito quanto siano preziosi i nostri anziani da qualcuno definiti improduttivi.

Quanto sono state tristi le immagini dei camion militari che portavano via le bare cariche non di freddi numeri ma di persone, di affetti, di ricordi, di storie, e quanto ci hanno commosso fotografie e video di personale sanitario stremato dopo turni di lavoro sfibranti, o gli ospedali modulari allestiti in poche ore, o i volti dei pescatori liberati e restituiti ai loro cari, o l’eterna Pompei che con le sue meraviglie e i suoi colori rinasce ogni giorno dalle proprie ceneri come una fenice!

E quanto ci siamo emozionati ed inorgogliti seguendo il progresso della ricerca scientifica che in pochi mesi ci ha reso disponibili i vaccini, arma risolutiva nella guerra al maledetto virus, dimostrando che i grandi traguardi si raggiungono solo con lo studio, l’impegno, il confronto, la determinazione. La Scienza deve sempre prevalere sull’ignoranza, sull’oscurantismo di chi crede agli oroscopi (a proposito, nessun astrologo aveva previsto per il 2020 la pandemia, nonostante ci fosse già qualche avvisaglia sul finire del 2019!), sul negazionismo che in questi mesi ha dato il peggio di sé, quando perfino alcuni Capi di Stato ostentavano sorrisi a trentadue denti senza indossare la mascherina o negando con veemenza l’esistenza del virus, sul complottismo di gente che ha attribuito la pandemia alle dittature sanitarie, alle scie chimiche o al 5G, e via proseguendo con altre simili piacevolezze.

Un’altra bella pagina è stata l’entrata in funzione del Mose a Venezia che tutte le volte che è stato azionato, benché non ancora completo, è riuscito a fermare l’acqua alta, ridando fiducia agli abitanti della laguna. Vien da chiedersi dove siano ora quei tuttologi presenzialisti i quali sostenevano l’inutilità dell’opera, e che fosse un progetto vecchio ancor prima di essere completato, analogamente a quanto fanno purtroppo da tempo i signori No-TAV; ma questi, si sa, sono disfattisti, odiatori di professione come quelli che sul web hanno preso ad insultare la prima infermiera vaccinata, o che hanno costretto Liliana Segre a vivere con la scorta, fortunatamente una minoranza!

Una bella mossa da parte dei nostri governanti mi è sembrata l’istituzione del cashback di Natale, una misura premiale (finalmente si è capito che molta gente fa un gesto utile alla Società solo se ne ricava un immediato riscontro economico) che ci proietterà in un’economia in cui il danaro contante tenderà a scomparire a favore della moneta elettronica, facilmente tracciabile.

Un anno cominciato con gli incendi che hanno devastato l’Australia e proseguito con altri eventi catastrofici, con tanti morti eccellenti in ogni settore, come accade ogni anno, ma che stavolta ci sembravano i migliori nei loro rispettivi campi, e che anche mentre sta finalmente per finire ancora dà qualche colpo di coda col terremoto in Croazia e la devastazione del lungomare di Napoli. Ma questa interminabile notte lunga 365 giorni ha le ore contate; se è vero che al peggio non c’è mai fine, possiamo ritenere che statisticamente non sarà facile avere un nuovo anno così infame; i segnali positivi ci sono: il sistema ospedaliero ha retto all’inusitata pressione, l’antidoto al virus è già operativo, le borse mondiali non sono crollate, il Governo ancora governa, il mondo dello spettacolo ha reagito continuando a produrre film ed opere liriche con artisti “distanziati”, negozi e supermercati non si sono mai svuotati, la solidarietà l’abbiamo dimostrata inventandoci la spesa sospesa, la pizza sospesa e perfino il tampone sospeso. La pandemia ci ha portato via tanti cari affetti, ci ha negato libertà da tempo acquisite, ci ha privato delle cose semplici di tutti i giorni, ma ci ha dato la consapevolezza che essendo responsabili, osservando le regole, avendo fiducia nelle Istituzioni, e andando tutti a vaccinarci nel più breve tempo possibile, potremo presto ritornare ad una vita normale, che nella sua semplicità ci sembrerà una grande conquista.

In conclusione vorrei aggiungere una nota personale; anche per me il 2020 non è stato facile, i primi giorni della pandemia hanno portato via un amico a me molto caro, e a qualche piccola cosa ho dovuto rinunciare, ma i miei affetti più vicini sono tutti salvi e la speranza nel futuro mi rinvigorisce. Infine … in quest’anno che se ne va è iniziata la mia collaborazione giornalistica con “zonagrigia.it”, una cosa per me stimolante, che mi dà modo di riflettere ed esprimermi, sentendomi utile anche ora da pensionato, col tempo libero che la fa da padrone.

Buon 2021 a tutti!

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