Pregiudizi amorali

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Gottfried Bernhard Göz (1708-1774), Jonathan saluta Davide dopo l’uccisione di Golia

Il 4 novembre scorso, con 265 si, 193 no e un astenuto, l’aula della Camera ha approvato il testo unificato delle proposte di legge di contrasto alla violenza e alla discriminazione per motivi legati alla transomofobia, alla misoginia e alla disabilità.

Il relatore è Alessandro Zan (del PD), da cui prende nome il testo il quale inizialmente conteneva solamente misure di prevenzione e contrasto alla discriminazione e alla violenza culturale e verbale nei confronti di chi manifesta e vive la propria sessualità in piena libertà, riaffermando il diritto alla parità e all’uguaglianza delle persone prescindendo dal sesso, dal genere, dall’orientamento sessuale; comunque, durante l’esame in Assemblea, le tutele sono state estese anche alle persone con disabilità.

Le opposizioni hanno fortemente contrastato l’approvazione del testo poiché, per il centrodestra, si tratta di una legge liberticida che introdurrebbe il reato di opinione sulle questioni legate al sesso e al genere. La critica si basa soprattutto su una delle norme che prevede l’istituzione di una Giornata nazionale da celebrarsi il 17 maggio, “contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, con cerimonie e iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole elementari. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia chiedevano che l’ora scolastica anti-discriminazione (ribattezzata “l’ora di genere”) venisse prevista solo per gli istituti superiori non anche per le scuole elementari.

La legge approvata prevede anche lo stanziamento di 4 milioni al fondo per le politiche sui diritti e le pari opportunità, i quali vengono distribuiti nei centri anti-discriminazione per sostenere le vittime della violenza omotransfobica: in tutto il territorio nazionale ci saranno, quindi, luoghi di assistenza e tutela (legale, sanitaria e psicologica) contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere.

La maggioranza (PD, M5S, IV, LEU) ha voluto fortemente l’approvazione della proposta sottolineando che si tratta di un intervento di civiltà atteso da tanti anni e che si ispira ai principi di pari dignità sociale sanciti dall’articolo 3 della Costituzione per contrastare i reati d’odio.

Nel testo Zan approvato dalla Camera dei Deputati si stabilisce in premessa che: per “sesso” si intende il sesso biologico o anagrafico; per “genere” si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per “orientamento sessuale” si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per “identità di genere” si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

La domanda che si viene a porre è: abbiamo bisogno di una legge per contrastare le discriminazioni di genere? Il centrodestra addebita a questa legge una negata libertà di opinione, ma senza questa legge non avremmo perpetuato una negata libertà di essere? Non stiamo parlando di opinioni o di scelte ma di modi di essere che, a quanto pare, vanno al di là dell’ideologia obsoleta moralistica e impregnata di tabù e dogmi religiosi.

Nonostante i grandi cambiamenti nel costume e nella sensibilità collettiva siano nel tempo avvenuti tanto da aver fatto breccia anche nel variegato mondo dei credenti delle più diverse religioni e sette, le autorità ufficiali delle più diffuse religioni nel mondo continuano ad associare le omosessualità ad espressioni negative, quasi fossero di per sé espressione del male estremo e profondo. Una visione questa, anti storica fin quasi ad essere quasi innaturale. Ora con questa legge aumentano le tutele contro queste forme aberranti di violenza ma il lavoro da fare è lungo e avvicinare i giovani e i bambini a queste tematiche, anche come forma di prevenzione, non è cosa di poco conto, è un lavoro di squadra da affidare nelle scuole quasi a tutti gli ambiti disciplinari a partire dalla Storia per finire alle conoscenze sulla genetica.

Fin dagli inizi della storia dell’umanità uomini e donne hanno provato attrazione sentimentale e desiderio d’intimità nei confronti di persone dello stesso sesso come da sempre ci raccontano le tante opere letterarie mitologiche, mistiche e amorose. Tanti sono stati negli anni i contributi di storici, antropologi e filosofi che hanno indagato, o che semplicemente si sono imbattuti, in storie in cui uomini amavano uomini e donne amavano donne, in una promiscuità di genere che nell’antichità non aveva nulla di scandaloso, di osceno, di irreligioso, di maligno. Come ci ha ricordato Michel Foucault (1926-1984) nella sua Storia della sessualità, “Il termine omosessualità risale alla seconda metà del XIX secolo, pertanto non sarebbe tecnicamente valido utilizzarla per studiare i periodi precedenti, soprattutto per quanto riguarda le epoche antiche in cui non vigeva né storicamente né socialmente ancora alcuna opposizione tra eterosessualità e omosessualità”.

Nell’antico Egitto alcuni faraoni hanno avuto rapporti molto speciali con i loro capi militari e non era di certo uno scandalo. I testi biblici narrano poi diffusamente anche della tenerissima amicizia tra il futuro secondo re d’Israele, l’ex pastorello di Betlemme, Davide e Gionatan (in ebraico: יְהוֹנָתָן / יוֹנָתָן “che Dio ha dato”), il maggiore dei figli del primo re Saul (1079-1007 a.C.): «Ora avvenne che l’anima di Gionatan era legata all’anima di David, e Gionatan si trovò ad amarlo come se stesso.» Dopo la morte di quest’ultimo in battaglia, Davide lancia alti lamenti: «Sono angosciato per te, fratello mio Gionatan, mi sei stato molto caro, il tuo amore era per me più meraviglioso di quello nei confronti delle donne.»

Non meno note le tante storie amorose e sessuali nell’impero persiano: l’amore che legava il Gran Re Dario III al giovane Bagoas, il quale sarà in seguito anche uno degli amanti di Alessandro Magno nel corso del suo lungo viaggio di conquista fino ai limiti estremi del mondo allora conosciuto. Nell’antica Grecia la distinzione tra eterosessualità ed omosessualità era assolutamente sconosciuta, i cittadini vivevano una vita spontaneamente ed intimamente bisessuale. Plutarco dice a tal proposito: «…colui che ama la bellezza umana sarà favorevolmente disposto sia verso quella maschile sia verso quella femminile… Gli uomini devono prendere esempio dagli Dèi (che amano entrambi)».

Nella società romana le pratiche sessuali dovevano soddisfare determinate e rigorose regole e costumi sociali: non si parla di preferenze sessuali in quanto queste distinzioni non erano per nulla prevalenti in quel momento storico poiché i romani erano bisessuali senza scrupoli, come afferma anche molto chiaramente la studiosa Eva Cantarella nel suo saggio storico-sociale “Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico”.

Tutti questi esempi mettono in luce, come affermato sempre da Michel Foucault, che “il dato discriminante era costituito in maniera essenziale dal ruolo assunto all’interno del rapporto sessuale, cioè l’essere attivo e passivo nel sesso”. Favorire la libertà individuale, che è anche sessuale, è il fondamento del benessere socio-psicologico fondato su relazioni umane non basate sulla sopraffazione e la violenza. È il caso di ricordare come lo stesso Papa Francesco ha ammonito se stesso e chiunque a ergersi a giudice nei confronti della omosessualità.

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