La storia del fumetto in Italia: Nella mente del “mostro”

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Julia (Fonte: fumettiavventura.it/2020/03)

Come abbiamo raccontato in un precedente articolo di questa rubrica, con Legs Weaver i personaggi femminili, in casa Bonelli, iniziano ad avere una propria indipendenza editoriale. Infatti, verso la fine del 1998 entra in scena, da protagonista, un’altra donna, Julia. Nata dalla penna di Giancarlo Berardi,creatore negli anni Settanta del mai dimenticato Ken Parker, Julia ha il volto, l’eleganza e il fascino di Audrey Hepburn, ed è una criminologa particolarmente abile nell’esplorare gli angoli più reconditi della psiche umana, motivo per cui le viene presto affidato l’appellativo di “Investigatrice dell’Animo”. Siamo nel mondo dei serial killer, delle vittime da dipendenze, degli psicopatici e dei deviati di ogni tipo.

Per la preparazione del personaggio, Giancarlo Berardisi era iscritto ad un corso di criminologia come uditore presso l’Istituto di Medicina Legale di Genova, oltre ad immergersi psicologicamente nell’affrontare gli argomenti in una prospettiva femminile, così come era già accaduto, in precedenza, nel mondo letterario, anch’esso ricco di esempi rappresentati da personaggi femminili raccontati però da autori maschili, come Anna Karenina di Lev Tolstoj, Isabel Archer di Henry Jameso Emma Bovary di Gustave Flaubert. L’introspezione e l’empatia mostrata da Berardi nel raccontare le storie di Julia entrano nel cuore dei fan. Accade, perciò, che in redazione cominciano ad arrivare lettere con le quali vengono sottoposte alla protagonista, come se fosse un personaggio reale, questioni personali, anche molto intime. Viene quindi inaugurata un’apposita rubrica, “Il diario di Julia” dove lo stesso autore della serie si preoccuperà di rispondere ai lettori.

Jonathan Steele (Fonte: https://www.cartonionline.com/ personaggi/jonathan_steel.htm)

Il 1999 vede, invece, un ritorno al passato. Bonelli ripropone ai lettori, infatti, personaggi molto giovani, come aveva già fatto a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ad esempio, con Il Piccolo Ranger. Il primo protagonista ad affacciarsi nelle edicole, creato da Federico Memola, è il ventiquattrenne Jonathan Steele, coadiuvato dalle sue assistenti Jasmine e Myriam. Un progetto che nasce dopo due anni di preparazione. Nel mondo di Jonathan Steele le cose sono andate in maniera molto diversa dalla realtà che conosciamo. Come raccontato nel primo numero (pubblicato ad aprile del 1999), in quell’universo immaginario, nell’ottobre del 2011 avviene, infatti, un “cambiamento improvviso e su scala mondiale, decisamente imprevedibile. Accadde senza preavviso, nel corso di una notte, che l’umanità intera non avrebbe più dimenticato: un fenomeno di origine sconosciuta colpì milioni di persone in tutto il mondo, mutandone fisicamente alcune e conferendo (o risvegliando, a seconda dei credi e delle superstizioni) ad altre quelli che si possono definire come poteri magici. Immediatamente, medici e scienziati cominciarono a studiare questo fenomeno e le sue «vittime», ricercando le cause e una possibile cura, ma inutilmente. Qualcosa aveva agito su queste persone a livello del loro codice genetico modificandolo, ma «chi» o «che cosa» e «perché» rimasero un mistero che ancora oggi si cerca di svelare…nel frattempo, dopo lo sconforto iniziale, la gente cominciò a reagire e gradualmente ad adattarsi a questa nuova situazione. La storia inizia, così, proprio in un 2020 dove tecnologia, magia e fantastico convivono ormai, normalmente, nella vita di tutti i giorni.

Gea (Fonte: http://www.ilsollazzo.com/forum/)

L’altra esordiente bonelliana del 1999 è, questa volta, un’adolescente, Gea. Orfana, fotofobica, è accompagnata dal suo gatto nero Cagliostro, pratica l’antica arte marziale del Kendo ed è componente di una rock band, nella quale suona il basso. Sembrerebbe una ragazzina come tante altre, se non fosse che Gea è, in realtà, un «Baluardo», una sentinella destinata a controllare eventuali interferenze che i varchi tra il nostro mondo e altre dimensioni possono provocare. Luca Enoch, che tra l’altro scrive e disegna da solo l’intera serie, riesce a mescolare in maniera decisamente “credibile” l’ambientazione urbana e la narrazione fantasy con argomentazioni e ritmi familiari al mondo giovanile.

Questi due personaggi, Jonathan Steele e Gea, presentano, per la prima volta nella storia della casa editrice, tematiche strettamente fantasy e rappresentano un chiaro indizio su come la Bonelli stia cercando di intercettare, con prodotti specifici, un pubblico di lettori adolescenti che, nel tempo, sembrava aver abbandonato la passione mostrata un tempo nei confronti del mondo delle nuvole parlanti.

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