Ricordo di Maurizio Valenzi, sindaco artista

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M. Valenzi, Bozzetti per maioliche (Foto: Archivio A. Ferrara)

Da fresco pensionato, ancora in possesso di una sufficiente quantità di neuroni interconnessi e funzionanti, capita di viaggiare con la memoria indietro nel tempo fino a toccare gli anni della gioventù. L’occasione mi è stata fornita dell’ammirare, poche settimane fa, la mostra “Cent’anni in compagnia. Disegni di Maurizio Valenzi”, allestita negli spazi del Convento di san Domenico maggiore, da qualche anno splendidamente recuperato al godimento degli amanti dell’arte e della cultura.

Il ricordo a cui accennavo è relativo alla metà degli anni ’70, quando la situazione politica in Italia era cristallizzata dal potere di una granitica Democrazia Cristiana, partito che ad ogni elezione, sia per il Parlamento che per gli Enti locali, conquistava puntualmente la maggioranza relativa in tutte le regioni, eccezion fatta magari per alcune roccaforti rosse dell’Italia centrale. Il compromesso storico e gli anni di piombo sarebbero venuti di lì a poco.

Nello scacchiere internazionale, da un lato la guerra del Vietnam si avviava ad una fine decisamente indecorosa per chi l’aveva causata, e le vecchie dittature in Europa, quelle di Spagna, Portogallo e Grecia, andavano finalmente ad implodere lasciando intravedere un futuro di civiltà e di benessere, o, quantomeno, di normalità; dall’altro lato, invece, in America latina nuove sanguinose dittature, Cile e Argentina in primis, si affermavano tristemente stroncando ogni legittimo anelito di indipendenza dallo strapotere e dalle imposizioni economiche degli States.

In quegli anni di comizi appassionati, di inni e di bandiere, si andava a votare, specialmente noi giovani con tanti ideali, giusti o sbagliati che fossero e sui quali si pronuncerà la Storia, con la speranza che qualcosa potesse cambiare, tentando di incrinare lo strapotere di un partito nel quale identificavamo il passato, il malaffare, l’incapacità di rinnovamento. Ebbene, nel 1975 ci fu la grande svolta: la Sinistra unita a Napoli vinceva le elezioni amministrative ed il Consiglio comunale eleggeva sindaco Maurizio Valenzi.

Maurizio Valenzi (il vero nome era Valensi, ma ci fu il solito errore dell’Ufficio Anagrafe) nacque a Tunisi da famiglia ebraica nel 1909. Uomo coerente con le sue idee, fu antifascista convinto fino al punto da subire, durante il regime, il carcere, la tortura e i lavori forzati. Dopo la liberazione, funzionario di partito, rivestì importanti cariche politiche venendo eletto anche al Senato ed al Parlamento europeo, ma nell’immaginario collettivo resta il Sindaco di Napoli, dal 1975 al 1983, che diede avvio al buongoverno della città, amministrando con onestà e passione il bilancio e le politiche sociali, dando inizio ai lavori della metropolitana, varando l’ “Estate a Napoli”, gestendo l’emergenza del terribile terremoto dell’80, lucido e determinato fino alla dipartita nel 2009, quasi centenario. Eppure l’impegno politico non gli aveva impedito di dedicarsi all’arte, altra sua passione, tanto da avere un proprio studio di pittura a Roma negli anni ’30; alcuni suoi quadri sono oggi presenti nella collezione del Museo del ‘900 in Castel Sant’Elmo.

La mostra che ho visitato, parafrasando nel titolo, in maniera antitetica, i cent’anni di solitudine di Marquez, vuole evidenziare la straordinaria quantità di rapporti con persone che hanno incrociato la sua vita, fossero essi familiari, artisti, personaggi di teatro o politici. Ed ecco quindi che incontriamo Luigi Compagnone ed Alberto Moravia, il misterioso matematico Renato Caccioppoli ed Eduardo, Luigi Cosenza e Salvatore Accardo, tutti descritti con pochi essenziali tratti di penna o di matita, che restituiscono con immediatezza l’essenza del soggetto pur prescindendo da qualsiasi intento caricaturale. Ovviamente non mancano affettuosi ritratti della moglie Litza e dei figli Marco e Lucia, insieme a paesaggi dei luoghi di vacanza, i quali restituiscono un’immagine di intimità e di serenità familiare che si potrebbe fare fatica ad immaginare pensando all’austerità ed al rigore morale del personaggio pubblico. Dunque, in circa 140 opere, sono presenti un po’ tutte le tecniche, dal disegno all’acquerello alla pittura ad olio, e questo, ancora una volta, ci fa riflettere sulla reale consistenza della sua vena artistica; in particolare ho apprezzato alcuni studi per la realizzazione di maioliche davvero ragguardevoli.

Il percorso della mostra si chiude con un video, realizzato grazie al montaggio di vecchi filmini di famiglia in super8, il quale rende appieno l’idea della semplicità, della normalità e dell’amore di un grande uomo, un marito, un padre, che ha lasciato un’impronta indelebile nel suo passaggio, e che resterà nel più caro ricordo di molti della mia generazione.

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