Una data da ricordare

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Caravaggio, Sette opere di Misericordia (1607, Pio Monte della Misericordia – Napoli)

“29 settembre” è il titolo di una originale canzone degli anni ’60, scritta dalla formidabile coppia Mogol e Battisti, portata al successo dall’Equipe 84. Il 29 settembre si commemora pure una delle “quattro giornate di Napoli”.

Quante cose è il 29 settembre! Per me è soprattutto la data di nascita del più grande ed innovativo pittore di ogni tempo, Michelangelo Merisi da Caravaggio, comune della bergamasca. Se il giorno ed il mese appaiono oramai acclarati, l’anno è stato per parecchio tempo in discussione laddove si pensi che le Poste italiane (ma anche quelle della Germania democratica) emisero il francobollo commemorativo del 4° centenario nel 1973, ma gli studi poi condotti sui registri parrocchiali ne hanno appurato con certezza l’esatto anno di nascita che era il 1571 (l’anno prossimo saranno 450 anni!).

Michelangelo da Caravaggio, ma in realtà nato a Milano, genio precoce e tormentato, uomo dai sentimenti forti, collerico, sanguigno, vendicativo, amante focoso sia di uomini che di donne, abile nel padroneggiare sia il pennello che la spada, fece la sua fortuna a Roma, dove fu apprezzato, corteggiato e venerato da Papi e Cardinali e da chiunque amasse l’arte! I suoi mecenati ed estimatori sapevano ben riconoscere in lui un’arte dirompente con gli schemi accademici, quando i personaggi che popolavano l’universo cattolico, fino a quel momento idealizzati ed eterei, venivano letteralmente presi per il collo e portati giù sulla Terra a confondersi con gli umani; i modelli di Cristi, di Santi, Angeli e Madonne erano ora soldati, accattoni, barboni, prostitute, ragazzi di vita, che l’artista pagava (quando li pagava!) con pochi spiccioli o con pane e formaggio. Eppure la Chiesa così moralmente rigorosa, ma forse pervasa da una forma di voyeurismo, tranne che in pochi episodi subiva estasiata il fascino emanato da tele in cui un San Paolo, anziché protagonista della scena, è relegato a terra vicino alle zampe di un cavallo che pone in bella mostra il suo di dietro, o dove un San Giovanni Battista è un giovinetto dall’aria furba e provocatoria, che oggi definiremmo pasoliniano.

Caravaggio non era un improvvisatore. Sebbene non avesse l’abitudine di elaborare degli schizzi preparatori o abbozzare la tela con un disegno più o meno accennato, egli usava allestire dei veri e propri set cinematografici che, per forza di cose, duravano ore, provocando il disappunto dei modelli, prontamente rintuzzato dal Maestro, ovviamente con i suoi modi poco diplomatici. Il tutto si svolgeva nel proprio studio, dove il buio la faceva da padrone, ma è proprio da quel buio che all’improvviso si generavano squarci di luce sapientemente orientati sui personaggi, che costituiscono l’essenza dell’arte caravaggesca.

Se dovessimo definire il prototipo del personaggio “genio e sregolatezza” avremmo trovato in Caravaggio l’esempio perfetto. Il suo carattere fumantino di litigioso attaccabrighe, benché coesistente con uno spirito artistico fuori da ogni schema, lo condannò, prima ancora dei Tribunali, ad una vita passata sempre a fuggire e a tentare di sfuggire al proprio destino. Dopo la condanna a morte emanata per l’omicidio, durante una lite, di Ranuccio Tommasoni, si trovò a vagare, dal 1606 al 1610, tra Napoli, Malta e Sicilia. A Napoli ha lasciato tracce di arte incommensurabile nel pieno della sua maturità; si pensi a “Le sette opere di misericordia”, raro esempio di opera rimasta sempre nel posto per il quale era stata concepita, o alla “flagellazione”, originariamente a San Domenico Maggiore, oggi a Capodimonte, o all’ultimo suo lavoro in assoluto “il martirio di Sant’Orsola” custodito a Palazzo Zevallos.

Nel 1610 la morte, forse dovuta a febbre malarica, lo colse sulla spiaggia di Porto Ercole in Toscana, mentre tentava di raggiungere la sua amata Roma, a soli trentanove anni, lasciando l’umanità priva di un artista senza eguali che chissà quali altri grandi capolavori avrebbe potuto donarci!

Un bergamasco che ha amato Napoli! Quanti altri illustri bergamaschi hanno vissuto ed amato Napoli?! Penso al grande architetto del Barocco, Cosimo Fanzago, che ha arricchito la nostra città di chiese e monumenti di assoluta bellezza, o all’eccelso musicista Gaetano Donizetti, che qui ha scritto opere liriche e canzoni. E penso che i tifosi del Napoli e dell’Atalanta farebbero bene a gemellarsi anziché lanciarsi invettive ed esporre beceri slogan ogni volta che si incontrano! L’Arte può salvare il mondo!

4 commenti su “Una data da ricordare”

  1. Elio Ferrara

    Finalmente qualcuno che ci fa capire la storia dell’arte con un linguaggio facilmente approcciabile

  2. Antonio Mottola

    Ecco…ora sono costretto a scendere di casa, nonostante il periodo, ed andarmi a recuperare tutti i Caravaggio della mia città, ed i Fanzago…. ed i … vabbè parto da Donizetti che è di più facile fruizione poi vediamo.

  3. Enzo Pirozzi

    Bellissimo articolo per chiarezza e sinteticita…..racconta con maestria la vita e la storia di un grandissimo artista che ha lasciato capolavori di immensurabile bellezza

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