Non sarà più come prima!

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Foto di Khawaja Saud Masud per unsplash.com

Ora che stiamo uscendo da questo periodo, che ha segnato un po’ tutti, contagiati, guariti e gente che ha assistito e subìto un cambiamento di vita che inciderà su ogni scelta futura, quello che si sente dire dai più è una frase ricorrente che può essere interpretata in vario modo: non sarà più come prima…! C’è chi si riferisce alla convivenza con un nemico sempre in agguato, che potrebbe prendere il sopravvento quando meno te lo aspetti… Chi pensa a un cambiamento di abitudini (ad esempio, una banale stretta di mano o un bacio di saluto sulla guancia che non saranno più consentiti in pubblico per chissà quanto ancora) e rimpiange la routine di una volta. E chi, come me e altri, si augura che sia davvero così, cioè che non sarà più come prima e si riferisce ai tagli dei finanziamenti che in questi ultimi 10 anni si sono abbattuti sulla sanità. Sì, perché il motivo principale per cui ci siamo fatti trovare impreparati in questa emergenza è stata la conseguenza logica di quei tagli. Personale qualificato, respiratori e altri beni e servizi essenziali che sarebbero serviti a fronteggiare adeguatamente questa epidemia erano carenti da tempo, perché la salute per i politici è ormai subordinata all’economia e nessuno se ne preoccupava. Basta pensare che la media nazionale del bilancio sanitario è del 75% circa. Quindi una riserva da cui attingere per coprire ammanchi, sprechi e buchi in altri settori, oltre a essere una mangiatoia per ben remunerati incarichi e consulenze, a fronte di competenze ridicole nel settore specifico. Troppo spesso in questi anni i politici hanno indicato ai direttori generali delle ASL (da loro nominati) i nominativi di consiglieri, commissari, primari, ditte fornitrici etc. senza conoscerne la professionalità né i curricula. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: sprechi, incompetenze, illeciti e corruzione. E hanno curato l’ammalato come si faceva nell’ottocento: col salasso, legalizzato però, cioè con altri tagli. A proposito dei direttori generali, i manager delle ASL, secondo una legge rimasta in vigore fino al 2012 (!!), per questo ruolo non erano necessarie competenze specifiche. Era previsto un solo corso di aggiornamento di 18 mesi che si poteva fare anche dopo la nomina. “Quindi la politica prima ti sceglie, e non importa se non distingui un ospedale da una portaerei e poi ti manda a scuola per un certo periodo” – ha commentato ironicamente Michele Bocci di la Repubblica.

Di tutto questo le principali vittime purtroppo sono i malati mentre il capo espiatorio è il personale sanitario, sottopagato, carente, mal utilizzato, sottoposto a stressanti turni di lavoro per sopperire alle carenze di organico. Chi non ricorda le facce stravolte dalla fatica, dal sonno e dallo stress di medici e infermieri che si prodigavano fino allo stremo con uno spirito di servizio e sacrificio che è connaturato nel loro lavoro, senza nessun lamento o recriminazioni per essere pochi, soli e con pochi mezzi, sopportando turni massacranti e seri rischi di contagi? Passata la tempesta, ci si augura, si torna a parlare di sistemazione del sistema sanitario, perché ci si è resi conto di una verità molto banale: mentre l’economia paga nell’immediato, ed è giusto che sia così, la tutela della salute è la migliore garanzia per preservare a lungo termine i benèfici vantaggi che ne derivano. Aggiungo una postilla meridionalista: secondo il rapporto SVIMEZ 2019 al Sud la spesa sanitaria è inferiore del 25% rispetto al Nord. Al Sud c’è da tempo una forte migrazione sanitaria: chi non ha notizia di medici che vengono giù da noi a visitare pazienti che poi seguiranno e opereranno in qualche clinica privata del Nord? Spesso con la connivenza dei nostri medici di famiglia, che li ospitano nei loro studi, dietro compenso ovviamente. Tutto in nome della mitica efficienza sanitaria delle regioni del Nord, che ottengono i rimborsi per le prestazioni senza dover sottostare al tetto massimo di pazienti, fissato dalle regioni quando si tratta di curare i propri residenti. Orbene, quanto è accaduto durante questa emergenza ha smentito un po’ questo luogo comune, facendo risaltare per efficienza una struttura sanitaria del Sud, pubblica e non privata come al Nord, dove in regime di convenzione molte strutture sono state privilegiate da una politica sanitaria regionale che contraddice lo spirito della Costituzione in materia di salute. Strutture private accreditate basate sul lucro più che sulla salute, che al momento della verità hanno manifestato tutti i loro limiti: per non perdere l’accreditamento infatti molte hanno accettato malati Covid dagli ospedali pubblici senza averne le competenze né le protezioni adeguate. La nostra struttura ospedaliera, che è stata apprezzata e portata ad esempio a livello internazionale per come ha affrontato l’emergenza, è il Cotugno, unico ospedale (a indirizzo infettivologico) che può vantare zero contagi tra gli operatori, grazie a percorsi separati e protezione maniacale. Seguendo un rigido rispetto dei protocolli internazionali è considerata la migliore struttura in Italia per organizzazione e qualità del servizio offerto, secondo l’emittente televisiva Sky del Regno Unito. Un vanto nazionale che dimostra come, finanziando in maniera oculata, obbiettiva e secondo le necessità, si investe in garanzia per la salute futura, un bene inalienabile che però ha bisogno di competenza e conoscenza, sottraendolo almeno in parte all’influenza oppressiva e ingorda della politica, che si deve limitare a dare un indirizzo generale, senza entrare nel merito dell’organizzazione e della scelta delle figure professionali. Perciò auguriamoci che l’intento di riconsiderare un cambiamento della sanità non rimanga lettera morta e si riferisca alla consapevolezza e alla intenzione che “non sarà più come prima!”

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