Covid-19: cosa succede in America Latina?

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Fonte: www.worldometers.info/coronavirus/

Quella che abbiamo vissuto è sicuramente la Pasqua più insolita che potevamo aspettarci. Il mondo si è fermato, aspettando con ansia di poter recuperare la “normalità” persa. Ma cosa succede dall’altra parte dell’Oceano, in America Latina? Nella tabella riportiamo i dati sulla diffusione della pandemia alla data del 12 aprile 2020.

PAESI POSITIVI AL COVID-19 MORTI TOTALI
USA 535,591 21,409
BRASILE 21,042 1,144
ECUADOR 7,257 315
CILE 7,213 80
MESSICO 4,219 273
COLOMBIA 2,709 100
VENEZUELA 175 9
ARGETINA 2,142 90
CUBA 669 18

Diciamo che il continente latinoamericano è abituato a lottare con virus e malattie letali, ciò non vuol dire che siano preparati. L’America latina, oltre a fronteggiare il Covid-19, si trova ad affrontare la più grande epidemia di dengue nella storia del continente. Per chi non lo sapesse, il virus dengue si trasmette tramite le punture di zanzare Aedes. La patologia che consegue inizia con un aumento di temperatura corporea, cefalea, nausea e vomito. Nel peggiore dei casi questo virus è responsabile di una forma emorragica che può rivelarsi fatale. Ad oggi si contano più di 570.000 persone contagiate dall’inizio del 2020. Gli esperti invocano l’attenzione dell’OMS per scongiurare quella che potrebbe essere una vera e propria catastrofe.

Mentre gli Stati Uniti di Donald Trump si trovano ad affrontare una crisi inaspettata, nei paesi a sud del colosso statunitense la situazione non è di certo migliore. Il Messico si trova a dover correre ai ripari, ma pare che il Presidente AMLO, (acronimo di Andrés Manuel López Obrador) non abbia tutta questa fretta. “Se potete farlo ed avete la possibilità economica, continuate a portare la famiglia a mangiare, ai ristoranti, alle aziende agricole, fatelo perché significa rafforzare l’economia familiare e l’economia popolare”. Frasi che lasciano interdetto il popolo messicano. Nonostante ciò, il sistema sanitario messicano, migliorato notevolmente dopo il 2004 con la creazione del Seguro Popular (Assicurazione sanitaria popolare), offre prestazioni sanitarie alle persone non assicurate come disoccupati, lavoratori autonomi, o tutti coloro che non godono di un lavoro formale. Questo sistema è sorretto economicamente dai contributi statali, dalla tassazione federale e infine attraverso i contributi familiari, che ovviamente sono regolati in base al reddito. Insomma in Messico fanno più paura le (non) misure preventive prese dal governo piuttosto che il sistema sanitario. Seguendo la cartina geografica ci spostiamo in direzione Cuba. dove la situazione pare essere leggermente diversa dal resto dei paesi dell’America latina. L’isola guidata da Miguel Dìaz-Canel resta un caso a sé per ragioni storico-politiche. Non è una novità però che, nonostante il pesante embargo internazionale, può permettersi di inviare i suoi medici ed infermieri in missioni sanitarie all’estero .

Scendendo ancora più a sud, è di pochi giorni fa la notizia che il FMI (Fondo monetario internazionale) ha espressamente dichiarato di non voler aiutare economicamente il Venezuela di Maduro, che aveva chiesto un sostegno di 5 miliardi di dollari. I venezuelani, consci del fatto che le condizioni delle strutture ospedaliere non sono in grado di ricevere un numero elevato di malati, hanno accettato la “cuarentena social”, limitando le uscite. Ad oggi si contano 175 pazienti positivi e 9 morti. Il Venezuela è stato l’unico paese al mondo ad aver avviato uno screening di controllo online. Attraverso delle domande, il personale sanitario valuta la condizione dei pazienti; qualora si risultasse positivi, il governo si è incaricato di inviare una equipe medica, che gratuitamente effettua il tampone. Un sistema che permette di individuare sul nascere i pazienti positivi al Covid-19. La popolazione del Venezuela conta 31 milioni di abitanti, allo screening online hanno già partecipato 18 milioni di persone.

L’Ecuador sembra non trovar pace. Dopo le dure proteste di ottobre scorso, sfociate in una vera e propria guerra civile contro le invise politiche del presidente Lenin Moreno, oggi gli ecuadoriani affrontano un “nemico” diverso. Il Covid-19 ha messo letteralmente in ginocchio la città di Guayaquil che in pochi giorni è divenuta il secondo focolaio in America latina, dopo la città di San Paolo, in Brasile. Le emittenti televisive locali trasmettono immagini scioccanti provenienti dalla città che sorge sull’oceano Pacifico. Molte famiglie sono costrette, onde evitare il contagio, ad abbandonare i corpi dei propri cari fuori le proprie case, in attesa di una degna sepoltura. Il coprifuoco, indetto dal presidente Moreno, rende difficile il lavoro delle pompe funebri, che lavorano con orari limitati. Incredibilmente è stata decretata l’apertura di una fossa comune, che in futuro, promette il Presidente, diventerà un mausoleo per ricordare le vittime di questa pandemia. Hanno fatto scalpore le dimissioni della ministra della Sanità ecuadoriana, Catalina Andramuno, che ha denunciato la carenza di risorse per contrastare questo virus. Il sistema sanitario ecuadoriano ha da sempre una grande pecca, quella di non avere abbastanza personale sanitario a disposizione nel paese. La parte pubblica del sistema sanitario nazionale si associa all’ IESS (Instituto ecuadoriano de seguridad social) e funziona solo se si possiede un contratto di lavoro formale. Purtroppo sono esclusi da questo servizio i lavoratori a nero o non inquadrati regolarmente con un contratto lavorativo. È da sottolineare che questo sistema pubblico è stato incrementato dall’ex presidente Correa. Dunque la sanità in Ecuador si basa principalmente su un sistema privato che però copre solo il 5% della popolazione, appartenente ovviamente alla classe medio-alta.

Si allunga la lista delle frasi sconcertanti, con le parole del presidente del Brasile Jair Bolsonaro che in una conferenza stampa ha esordito così: «I veri uomini non prendono il coronavirus».Il Brasile è il paese più popoloso dell’America latina con oltre 200 milioni di abitanti. Molte zone rurali del paese soffrono gravi condizioni igienico-sanitarie, ma la situazione preoccupa anche nelle grandi città, dove sono milioni i cittadini ammassati nelle periferie o nelle famose favelas. L’allarme dunque è stato lanciato da numerosi scienziati, medici, avvocati del paese che, scavalcando il Presidente, invitano i cittadini a restare a casa. In Brasile il SUS (Sistema Único de Saúde)fornisce cure sanitarie gratuite a tutti i cittadini registrati legalmente nel paese. Il SUS copre le spese per visite mediche ed esami di laboratorio, degenze ospedaliere, ambulatori, medicine e un eccellente primo soccorso. Nonostante ciò, gli ospedali pubblici brasiliani versano in condizioni di estremo degrado; le lunghe attese, le attrezzature insufficienti e la carenza di personale rendono questo servizio universale estremamente vulnerabile e incapace di assistere un numero così alto di abitanti. Le condizioni precarie del sistema sanitario pubblico hanno incrementato così le assicurazioni sanitarie private. È da dire che, prima ancora di stipulare un’assicurazione sanitaria, in Brasile è possibile usufruire di cure private, pagando le singole prestazioni. Ad oggi si conta che più del 20% dei cittadini brasiliani hanno stipulato contratti con le compagnie private.

In Argentina intanto, su ordine del presidente Alberto Fernandez, le frontiere sono chiuse dalla metà di marzo; così come le scuole e le università. Ovviamente la crisi sanitaria mette in luce la già esistente crisi economica. Il governo così ha approvato un pacchetto di misure economiche cercando di tutelare soprattutto gli anziani. Gli over 60 attualmente hanno una “licencia laboral” che gli permette di non recarsi al lavoro, stessa cosa vale per le donne in gravidanza e le persone che hanno già gravi problemi di salute. In più sono stati stanziati 3.000 pesos che andranno ai pensionati, ovviamente in base al reddito. Nel continente latinoamericano, l’Argentina è uno dei paesi che investe di più nel settore sanitario. Nonostante il sistema sanitario sia prevalentemente pubblico e gratuito, il numero di cittadini che stipula assicurazioni private, è in forte crescita. La crisi del 2001 ha infierito sul sistema sanitario argentino, che ad oggi presenta gravi falle. Molte zone rurali del paese non godono degli stessi trattamenti ospedalieri, che invece si possono ricevere nelle grandi città. Il problema più grande dell’Argentina resta quello di avere un’amministrazione decentralizzata a livello provinciale; da ciò derivano problemi quali: budget insufficienti per attrezzature e strutture ospedaliere, mancanza di personale nei reparti. I sistemi sanitari mondiali hanno i riflettori puntati addosso, con la speranza che quest’evento senza eguali possa essere un monito per il futuro, affinché la salute non diventi sempre e solo un business.

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