Diario di un “segregato”: 30 marzo 2020

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Nell’ultima settimana i lutti sono stati tanti da scoraggiare la stesura di qualunque nota che non fosse profondamente dolorosa, figuriamoci poi di un diario tendente al lezioso. Dopo essermi lungamente interrogato ho però concluso che fosse utile proseguire. Le ultime notizie che ci fanno intravedere un Covit-19 in ritirata mi hanno convinto a riprendere e quindi eccoci qua con la descrizione della nostra esistenza da sequestrati che è fatta anche, se non soprattutto, di riflessioni.

La prima riguarda l’esperienza del distanziamento sociale con l’insegnamento che tutto o quasi tutto si può fare da remoto e sarà difficile tornare indietro. Il lavoro da remoto sopravviverà alla sconfitta del virus e la stessa sorte toccherà alle ricette farmaceutiche: il medico visiterà da remoto l’assistito che gli spiegherà i sintomi con l’aiuto di audio e video via social (il dermatologo potrà fare la diagnosi sulla base delle splendide foto, ingrandibili a volontà, con l’eczema o la psoriasi dell’assistito). Sempre da remoto il medico dirà alla farmacia quali medicamenti deve preparare o addirittura recapitare ove l’ammalato decidesse di non uscire dal “remoto”.

Gli insegnanti impartiranno le loro lezioni da remoto e gli studenti non marineranno più la scuola perché non c’è sfizio a fare filone da remoto. Quest’anno anche gli esami di stato si terranno forse da remoto e, nel caso, sarà necessario conferire il titolo di studio a tutti i componenti della famiglia in grado di suggerire le risposte all’esaminato.

Noi pensionati continueremo a non fare una mazza, ma da remoto e da lì guarderemo i giardinetti, le panchine e i lavori in corso, come d’abitudine. Parenti e amici ci romperanno le scatole da remoto, i parenti più degli amici perché, ricordatevi, un vero amico è meglio di un vero parente. Probabilmente si eserciterà da remoto anche la prostituzione che diventerà, di fatto, una sorta di assistenza all’autoerotismo esercitata con mezzi audiovisivi. Anche il furto potrà, con adeguate competenze informatiche, essere perpetrato da remoto prelevando tramite hackeraggio somme dai nostri conti correnti on line. Per l’attività politica e parlamentare c’è un’autostrada aperta dalla Casaleggio Associati e quindi non c’è da preoccuparsi! Liquidata la riflessione che apre questa nostra esistenza ad un futuro, ci auguriamo, il più remoto possibile, occupiamoci del presente che, per quanto duro, non è privo di sorprese apprezzabili. E non ci riferiamo al risultato positivo al coronavirus che ha dato l’esame al quale si è sottoposto Boris Johnson, che pure se l’era chiamata quando ha avvertito i connazionali che dovevano abituarsi all’idea di perdere un po’ di parenti anziani: pur nell’umana comprensione dovuta a tutti i contagiati, dobbiamo dire che ben gli sta, sperando sinceramente che se la cavi nel migliore dei modi. Ma guardiamo piuttosto con orgoglio agli esiti più che promettenti che sta dando nella lotta al coronavirus il farmaco usato a Napoli per l’artrite reumatoide. È di oggi la notizia che ben undici pazienti trattati con questo farmaco stanno bene. Intervistato uno dei pazienti dimessi nei giorni scorsi sul suo stato di salute dopo l’uso del farmaco miracoloso, ha risposto. “Sto benissimo e sono due volte felice perché mi è passata anche l’artrite che mi tormentava da anni, Spero che, con un po’ di umiltà, lo usino anche nelle regioni del nord.” Ma forse questa intervista me la sono soltanto immaginata: primi effetti allucinogeni della segregazione!

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