Pensieri da “distanziamento”

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Foto: Archivio Capuano

Mentre smanetti al pc in cerca dei dati del più recente bollettino di contagiati, guariti e deceduti “con e per” il Covid-19, ripensi ai rituali che per anni hanno scandito la tua quotidianità: rivedi il solito bar con quel simpatico barista riccioluto che aveva la capacità di ricordare, per ciascun cliente, il tipo di abituale consumazione; ora quell’esercizio commerciale è chiuso, ma che fine avrà fatto quel giovane che in un momento di calma ti aveva confidato che lui, anche se con qualche malanno, doveva “scendere a faticare” perché lavorava “a nero”. I ricordi si sovrappongono e ripensi pure alla trattoria dove consumavi un pasto veloce nella pausa pranzo: anche lì, ricordi, c’era un cameriere – giovane, claudicante con tre figli “sulle spalle” – che ogni giorno ti accoglieva col sorriso e, quando si presentava l’occasione, ti suggeriva sottovoce: “Dotto’, oggi ci sono i cannolicchi, non fateveli sfuggire!” Anche lui, a te che gli suggerivi di prendersi una pausa di qualche giorno per “ricaricarsi” quando lo vedevi particolarmente provato, replicava: “Dotto’, se non fatico, a casa mia non si mangia. Qua lavoro a nero”. Poi, all’improvviso, il fluire dei ricordi è interrotto da tua moglie che, col telefono in mano, si lamenta: “Hai capito!? Tutti gli esercizi commerciali del mercatino rionale sono chiusi per effetto delle disposizioni governative. Ora mi tocca andare a fare la fila al supermercato.” E ripensi ai vari garzoni – Saverio, Abdul, Giovanni – che portavano la spesa a casa ogni giorno; che fine hanno fatto? Certo, il Governo ha assicurato che assumerà ogni concreta iniziativa per lenire i notevoli problemi causati dalla pandemia agli operatori dei settori colpiti dalla crisi: molto probabilmente accorderà moratorie sui pagamenti, sostegno per gli affitti dei locali, cassa integrazione ai dipendenti del commercio e del turismo … ma cosa si farà per tanti baristi, camerieri, garzoni, meccanici, idraulici, falegnami, commessi e lavoratori dello spettacolo senza tutele e senza cassa integrazione? Che ne sarà dei tanti precari che vivono alla giornata? E allora maledici il Covid-19. Poi …

Squilla il telefono, rispondi e una voce preoccupata t’informa che tuo nipote, l’orgoglio della tua “nonnità”, dalla sera precedente ha la febbre alta ed ora è molto abbattuto. Fai una pausa, ti sforzi di reprimere il panico che ti attanaglia e quasi ti impedisce di parlare, poi con il cuore in gola rispondi: “Beh, quest’inverno il piccolo non ha ancora preso l’influenza, quindi è probabile che l’abbia contratta ora. Consultate il pediatra.” Quindi, con sbrigative raccomandazioni di mantenere la calma, saluti chiedendo di essere tenuto informato. E per te comincia l’inferno: e se non fosse la solita influenza, se quel maledetto Covid-19 avesse deciso di colpire così improvvisamente la tua famiglia, perché aggredire proprio il nipote e non il nonno con i suoi acciacchi? La giornata trascorre tra notizie di febbre altalenante, ma alta, e tentativi di rassicurare tua moglie, la nonna, che – non potendo far visita al nipote – vorrebbe passare l’intera giornata al telefono per confortare “la pupilla dei suoi occhi”. Si arriva a sera, cerchi di riprendere la lettura di un libro ma invano: leggi e rileggi la stessa pagina senza capirne il senso; tua moglie sul divano fa zapping col telecomando, ma i suoi occhi sono umidi e tu non le chiedi la ragione per non rigirare il coltello nella piaga. E giunge la notte. Che notte! Non riesci ad addormentarti e, quel che è peggio, neanche tua moglie dorme; te ne accorgi, ma resti immobile nel letto per dissimulare la tua veglia mentre la tua mente comincia a vagare: immagini tuo nipote in un lettino d’ospedale in isolamento, irraggiungibile dai genitori, e non ti dai pace perché pensi alla sindrome di abbandono che lo coglierà, poi … Morfeo ti viene in aiuto e crolli! All’alba il risveglio ti riporta alla problematica realtà. Accendi lo smartphone e sei tentato di chiedere notizie, ma è presto; indugi distrattamente nei routinari gesti mattutini, poi il sibilo di un messaggio ti fa sobbalzare: “Notte tranquilla, ora riposa.” Ti informi: i sintomi sono proprio quelli di una “banale” influenza. ‘A nuttata è passata. Maledetto Covid-19; e se durasse?

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