Se questo è un uomo …

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Il Medioevo, un lungo periodo che va dal V al XV secolo, è spesso impiegato per indicare un tempo in cui predominavano l’oscurantismo, la superstizione, l’ignoranza; tanto è vero che i mille anni della sua durata sono anche stati definiti i “secoli bui”. La realtà è profondamente diversa, perché il Medioevo non era affatto “buio” come lo si dipinge, né il mondo in cui viviamo è così “moderno” come spesso ci piace voler credere. Non lo è affatto e, copiando da Hobsbawm con il suo “secolo breve”, potremmo definire il nostro “il secolo dell’idiozia”. Perché soltanto un idiota sega il ramo su cui siede, o rende inabitabile l’ambiente in cui vive; e questo è ciò che, nell’era definita “antropocene”, miliardi di esseri umani “evoluti” e “moderni” stanno facendo. Sentire l’“uomo più potente del mondo libero” affermare che il tragico cambiamento climatico è soltanto uno scriteriato annuncio dei “profeti di sventura”, delle moderne Cassandre (ammesso che egli sappia chi era Cassandra che – detto per inciso – aveva ragione), e vedere milioni di suoi concittadini felici che lui abbia riattivato l’estrazione del minerale più inquinante che esista, il carbone, che consente loro di non perdere il lavoro, ma la salute sì, ci dà la misura di quanto l’idiozia sia diffusa, anche ai più alti livelli. Ma questo “virus” letale, che nemmeno il vaccino o il farmaco più potente riusciranno mai a debellare, non si propaga da solo: esso è in buona compagnia di altri flagelli che sembravano ormai sconfitti e che, invece, acquistano sempre più vigore ogni giorno che passa. Uno di questi, che serpeggia indisturbato, diffuso da miserabili untori, è quello dell’antisemitismo. Si sperava che dopo Auschwitz esso fosse stato estirpato, come una mala pianta infestante, e invece è vivo e vegeto; ha ricominciato a infettare, a colpire, a distruggere. L’aspetto singolare di questa piaga è che, se si dovesse chiedere ai mascalzoni che imbrattano gli usci con le loro scritte ripugnanti, o che invocano il forno per Anna Frank e gli altri come lei, perché lo fanno, perché odiano gli ebrei che a loro personalmente, né a nessun altro hanno mai fatto del male, questi imbecilli non saprebbero nemmeno rispondere. E questo perché l’antisemitismo, dismesse definitivamente le motivazioni religiose dopo che, coraggiosamente e doverosamente Giovanni Paolo II fece pubblica apologia delle persecuzioni inflitte agli ebrei dai cristiani e dalla chiesa cattolica, non ha alla sua base nessun argomento logico, storico, sociale, a meno che non si vogliano far proprie le farneticazioni del Mein Kampf o del Manifesto per la difesa della razza, di mussoliniana memoria. E singolare è anche il fatto che i “cristiani” antisemiti ignorino che il fondatore della loro religione era un uomo che nacque ebreo da ebrei, visse pienamente da ebreo circonciso, e morì da ebreo, tanto che al di sopra del suo capo fu inchiodato un titulus che lo definiva “Rex Iudaeorum”, re dei giudei. E non stiamo parlando di buzzurri ignoranti, di uomini di Neanderthal ma, per esempio, di un consigliere comunale di Trieste, tal Fabio Tuiach, eletto con la Lega, che nel corso della seduta del 18 novembre 2019 prese la parola per dire testualmente: “Mi ha confuso il fatto che io, da profondamente cattolico, mi sono sentito offeso perché [Liliana Segre] ha detto che Gesù era ebreo”. È evidente che l’antisemitismo da solo non può farcela a camminare, ma ha bisogno di una robusta stampella, sua inseparabile compagna, che è l’ignoranza. Solo chi non ha mai letto una pagina di storia, e che – oltre a brandirlo, insieme a rosari, madonne e presepi – non ha mai aperto un Vangelo, può ignorare che Gesù era ebreo e che era venuto “a radunare le pecore smarrite d’Israele”. Il leghista “profondamente cattolico”, evidentemente non provava alcun disagio, né contraddizione, quando sulle rive del Po, insieme a Bossi, Salvini, Maroni, ecc., celebrava antichi riti celtici in onore di divinità pagane di cui forse aveva sentito parlare leggendo Asterix (ma è un fumetto intelligente, quindi dubito che lo legga). Viceversa, si sentiva “offeso” nel sentire la senatrice Segre affermare che Gesù era ebreo (e, ovviamente, anche la madonna).

Gli antisemiti che bruciano ancor oggi le sinagoghe, che tracciano svastiche sulla vetrina di un negozio di Brescia, insieme all’insulto di “troia negra” all’indirizzo della sua titolare, in compagnia dei farabutti che hanno spaccato la targa in memoria di Pinelli e a quelli che hanno divelto le “pietre d’inciampo”, non sono “ragazzacci”, sono invece l’avanguardia di un movimento diffuso con le sue metastasi ormai ovunque, che ci ricorda come siano profetiche le parole di Primo Levi: “È accaduto, quindi può accadere di nuovo”. Se li guardiamo in faccia, costoro non hanno niente che li distingua dai cialtroni, dagli aguzzini, dai demoni di cui parla Levi. Come quelli, questi sono uomini “normali”, che siedono persino in assemblee elettive, che accompagnano i figli a scuola e al bar inveiscono contro chi getta la spazzatura per strada e sputa per terra. Ma in realtà sono diversi, in quanto vedendo le stesse atrocità che vediamo noi, non ci trovano niente di sbagliato. Sono mostri con le sembianze umane, e a loro si attaglia pienamente la descrizione che ne fa Umberto Galimberti: “Quando la percezione della realtà è così distorta, non c’è più speranza di sanare i mali del mondo, perché se il nostro sentimento non è più all’altezza di quanto sta accadendo intorno a noi, cosa può impedire la ripetizione di quelle terribili cose? … A questo punto, per usare un’espressione di Heidegger: ‘Il terribile è già accaduto’, perché quando s’inceppa il sentimento dell’orrore, della partecipazione, della compassione che non va oltre ciò che ci è vicino o che ci riguarda, a quel punto si perde anche il sentimento della responsabilità per tutto ciò che non rientra nella cerchia ristretta delle nostre intime cose”. Come accade tutto questo? Con intuizione lungimirante e sulla scorta della sua tremenda esperienza, Levi ce lo spiega: “Occorre dunque essere diffidenti con chi cerca di convincerci con strumenti diversi dalla ragione, ossia con i capi carismatici; dobbiamo essere cauti nel delegare ad altri il nostro giudizio e la nostra volontà. Poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi, è bene avere in sospetto tutti i profeti; è meglio rinunciare alle verità rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, anche se le troviamo comode perché si acquistano gratis. È meglio accontentarci di altre verità più modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione e il ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate”.

Parole da scolpire nella mente e nel cuore in questo tempo buio di demagoghi e di capipopolo con nutrite schiere al seguito. E se qualcuno si chiedesse: Io, che posso fare? in tal caso potremmo seguire il suggerimento che alla fine di un indimenticabile film di Elia Kazan sull’antisemitismo del 1947, intitolato “Barriera invisibile”, uno dei protagonisti disse che ogni qualvolta ascoltiamo qualcuno che in nostra presenza pronuncia espressioni ingiuriose o sprezzanti nei confronti di chi non è del nostro colore, o è di fede o pensiero o condizione sociale diversi, invece di volgere il capo dall’altra parte, come vergognandosi, facciamo sì, e ad alta voce, che sia lui a vergognarsi; prendiamo posizione, perché è in gioco qualcosa di importanza vitale, è in gioco la nostra umanità!

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