Labirinti per la mente

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Disegno di Paolo Massaro

Vent’anni fa circa in famiglia, ad opera di una figlia universitaria, arrivò il libro “No logo” della canadese Naomi Klein, manifesto contro la globalizzazione. Per quanto scritto in inglese (poi pubblicato in oltre 30 Nazioni), quel libro suscitò allora un vivace dibattito per la sua denuncia della crescente privatizzazione di tante esperienze culturali e per l’enfasi posta sui pericoli di uno stile di vita fondato sull’eccessivo consumo. Non è esagerato ritenere che il messaggio della Klein abbia contribuito a far nascere una generazione di attivisti attenti ai legami tra ambiente, lavoro e dipendenza tecnologica. A proposito di quest’ultima, oggi assistiamo al fenomeno della commercializzazione da parte dei social network delle nostre identità, dei nostri dati personali. Com’è possibile che ciò sia accaduto? La scarsa lungimiranza della politica nazionale e di quella europea è certamente una concausa.

Altro problema con il quale si potrà misurare il livello di lungimiranza della politica è lo sviluppo di fonti di energia più pulite e di tecnologie verdi tali da consentire di produrre, viaggiare, consumare e vivere rispettando di più l’ambiente. Il bisogno di sviluppare un’economia realmente circolare e proteggere la biodiversità è stato avvertito dall’Unione Europea con la recente presentazione del Green New Deal. Orbene, il nuovo corso economico ambientalmente sostenibile non si presenta di facile realizzazione. Per esempio, in un recente articolo di Science si è evidenziato che l’incremento di produzione di auto elettriche implicherà una maggiore domanda di cobalto e litio, elementi la cui produzione è di grande impatto ambientale; così come il raccomandato sviluppo di fonti di energia più pulite (fotovoltaico ed eolico) farà aumentare il consumo di elementi rari come l’indio e il neodimio. Gli esperti, quindi, fanno osservare che per realizzare l’auspicato Green New Deal sarà necessario incrementare la produzione di diversi elementi che presentano problemi di scarsità in natura e di concentrazione in poche Nazioni da cui si estraggono; perciò, se non si procederà a realizzare politiche cogenti relative al riuso e riciclo di questi elementi rari, gli effetti generali sulla sostenibilità ambientale potranno non essere quelli auspicati. Appare evidente come a problemi complessi non si possono dare risposte semplicistiche, le quali non fanno altro che rendere ancora più intricati i labirinti mentali di quanti si lasciano irretire da semplici slogan elettorali, che allontanano i cittadini dal faticoso impegno di riflettere sulla necessità di compiere scelte individuali in linea con i propri valori. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: elettori sensibili a proclami propagandistici generano eletti mediocri che fanno appello all’emotività.

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