In ricordo di Domenico Jervolino   di Giuseppe Capuano (Pubbl. 26/05/2018)

A poco meno di tre mesi dalla sua morte, il 15 maggio scorso a Napoli, nei locali della Fondazione SUDD, i suoi vecchi amici e colleghi di militanza hanno organizzato un incontro per ricordare la figura, la personalità, l’impegno culturale e politico di Domenico Jervolino. Ad introdurre il suo compagno di sempre, Giovanni Russo Spena,, oltre che Alfredina Storchi, Marco Castagna, Vito Nocera e Antonio Bassolino, presidente della Fondazione. Tutti i partecipanti, provenienti da contesti diversi (mondo accademico, il variegato universo della sinistra, i movimenti cristiani del dissenso post conciliare) hanno rimarcato la sua profonda generosità intellettuale, sempre ispirata a voglia di capire, di aprire intensi confronti, senza mai far prevaricare le proprie ragioni. “La mia esperienza con Mimmo”, ha rammentato Giovanni Russo Spena, “è stata quella di due inseparabili compagni che hanno militato in una fase storica molto diversa da quella attuale e che ha segnato nel profondo l’intero corso delle nostre vite”. Il ricordo è scivolato sulle conversazioni con Aldo Moro, amico del padre di Russo Spena, (Raffaello, deputato D.C.,n.d.r.) e di come nel ’68 un gruppo di giovani cattolici, provenienti da quella borghesia napoletana allora organica al partito della Democrazia Cristiana, in discontinuità con le loro tradizioni familiari, decise di schierarsi apertamente con quell’area culturale e politica, nata dalla Teologia della Liberazione,  del dissenso che darà vita prima a esperienze di partito autonome e poi alla costruzione del Movimento dei Cristiani per il Socialismo di cui Jervolino fu Segretario Nazionale. Tuttavia per Jervolino quella rottura non fu mai ragione di rimpianto o di rivalsa. Fu un’adesione convinta alle ragioni del socialismo, quello libertario e democratico. I suoi riferimenti furono Rosa Luxemburgh e Antonio Gramsci. Non a caso, fallita l’esperienza elettorale del 1972 del Movimento Politico Lavoratori, partito di cui fu fondatore insieme a Livio Labor, preferì non aderire come altri ai grandi partiti della sinistra storica, il PCI e il PSI, ritenuti troppo monolitici, ancora troppo “chiesa”, scegliendo un “angolino” dove poter professare a praticare un’idea della politica, della militanza, come servizio per la grande causa della liberazione dell’uomo. Giovanni Russo Spena ha sottolineato anche   un aspetto forte dell’esperienza politica ed istituzionale dell’amico Mimmo: “Si ispirava alla concezione costituzionale della Comune di Parigi (rotazione delle cariche, retribuzione sempre versata al partito ed alle associazioni). Atteggiamento che assunse anche in occasione del suo mandato di Consigliere regionale nelle liste di Rifondazione Comunista. “Dopo due anni si dimise ed io gli subentrai”. Dalle parole di tutti i convenuti, è emersa una nota di rispetto per un uomo che, pur non tralasciando il suo impegno politico, riusciva a tener testa ai suoi interessi di docente universitario, tanto che i suoi studi, soprattutto quelli su Paul Ricoeur, (uno dei grandi filosofi francesi del '900 e suo amico, n.d.r.), così come la sua vasta produzione scientifica e le sue opere sono state tradotte in diverse lingue. Unica nota amara emersa dalla discussione, il poco spazio riservatogli dalle gerarchie accademiche. Antonio Bassolino, che con Domenico Jervolino ha intessuto rapporti politici importanti sia negli anni di in cui ha amministrato la città di Napoli, sia quando ha governato la regione Campania, ha menzionato l’importanza che per la storia di Napoli e della Campania hanno assunto le battaglie di quello sparuto ma agguerritissimo gruppo di dissidenti cattolici: “È giusto ricordare in questa sede della Fondazione che dal 1993, con grande continuità, pur tra mille contraddizioni, la sinistra è stata alla guida della città di Napoli. E questo è stato possibile grazie alle lotte che uomini come Domenico Jervolino hanno saputo condurre”. Di qui un inaspettato riconoscimento anche all’esperienza del sindaco De Magistris.

La storia che è stata raccontata è quella   di una straordinaria stagione che solo in apparenza, è stato rimarcato da tutti, sembra oggi offuscata dal declino di alcune formazioni politiche della sinistra. In Italia il sistema democratico continua a mostrarsi consolidato ed esiste uno zoccolo duro che su questioni essenziali come solidarietà, difesa dei diritti essenziali degli uomini, difesa dei più deboli, riesce ancora, quando è necessario, a far sentire viva la propria voce.

Un solo neo, la sparuta presenza di giovani. Ma questa è un’altra storia che nulla toglie al valore umano, culturale, civile  e politico di figure come quelle di Domenico Jervolino.