Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito di Aldo Bifulco (Pubbl. 20/01/2017)

Riceviamo e pubblichiamo

A freddo, ora che la bagarre è un po’ meno ossessiva e violenta, mi sento di fare qualche riflessione, anche perché non avverto più il pericolo di essere tacciato di “renzismo” da quanti, a parole si dichiarano aperti al dialogo e alla critica, ma poi nei fatti si vestono di una cultura manichea che non ammette nemmeno sfumature diverse, pronti ad arruolarti in una squadra per la quale, notoriamente, non fai il tifo. Questo timore mi ha congelato per qualche tempo. Confesso che la questione referendaria non mi ha appassionato, caratterizzata, come è accaduto, dal peggio della “politica”: ambiguità, furbizia, rancore, forse odio, vendetta, manipolazione, falsificazioni, opportunismo, voltagabbanismo. Tuttavia non ho sottovalutato, né banalizzato la problematica della “riforma costituzionale”; mi sono impegnato ad organizzare momenti pubblici di chiarificazione dei quesiti referendari. Sono un “innamorato della nostra Costituzione”, ma non la considero un libro sacro. Sono certo che se l’autore dei “dieci comandamenti” fosse vissuto in questo tempo storico, ne avrebbe inserito certamente un undicesimo: “Non inquinare e non distruggere l’ambiente che è destinato anche alle future generazioni”.  Ed avanzo una ardita previsione. Forse anche gli evangelisti, se fossero vissuti ai nostri giorni, avrebbero fatto riferimento a questa problematica nelle Beatitudini e nel brano del Giudizio finale. Per fortuna Francesco, vescovo di Roma, ed esponenti autorevoli delle altre religioni hanno fornito molte indicazioni interessanti alla soluzione dei problemi che riguardano la “salvaguardia del creato di cui fa parte, ricordiamocelo, anche l’uomo”. Basti pensare all’Enciclica “Laudato Si’”. Ritoccare, aggiornare la “Costituzione”, con la relativa prudenza, in modo partecipato e con l’ausilio di competenti, non mi appare scandaloso.  E, per quanto mi riguarda, non solo la seconda parte, perchè ci sono articoli anche nella prima che andrebbero precisati, ampliati per poter rispondere meglio alle sfide dei nostri tempi. E poi la “Costituzione” più che difesa, andrebbe attuata, pensiamo solo alla questione del lavoro. Vi sembra adeguato l’art.9 di fronte ai gravi problemi ambientali, agli sconvolgimenti climatici, alle devastazioni del territorio? E l’art.11 garantisce in pieno i processi di pace? Nulla si dice circa l’industria bellica e la vendita di armi che alimentano automaticamente la diffusione della guerra. La spesa militare italiana prevista per il 2017 è di 23 miliardi di euro, alla faccia della Costituzione. E di fronte alla grave tragedia dell’immigrazione non andrebbe precisata la questione dei diritti e della cittadinanza? C’è un documento che circola con molte firme prestigiose “Una persona un voto” che per garantire il diritto democratico ad esprimere il voto politico a milioni di cittadini che vivono stabilmente in Italia, che pagano le tasse, i cui figli sono nati qui, invocano una legge costituzionale. Le modifiche alla seconda parte così come formulati nei requisiti referendari sulla scheda elettorale (ben sapendo che l’articolazione completa, in effetti, nascondeva delle insidie e dei pericoli), a mia memoria, erano condivisi da gran parte dei partiti politici.  Ma i personalismi, la scarsa propensione alla collaborazione e al dialogo sincero, il predominio della tenzone politica rivolta alla conferma o all’acquisizione del potere hanno messo in secondo piano l’importanza della Costituzione, che deve necessariamente unire. Invece questo percorso, così come è stato condotto, ha lacerato le relazioni e i rapporti, creando divisioni trasversali in tutti i contesti.   Non mi interessa alimentare una ulteriore discussione su questi temi che sarebbe, d’altronde, fuori “tempo massimo”, quanto manifestare il mio grande disagio rispetto alla questione politica e alle vicende che si potrebbero profilare. Questa animosità elettoralistica io la vivo con grande ansia, perché, al momento, sono in una condizione di “stand by”. In questo momento non mi sento rappresentato in Parlamento e non saprei a chi dare il mio voto, in una prossima eventuale elezione politica. Non riesco a vedere    una compagine politica che sia coerente con quelle che ritengo siano le vere questioni da affrontare con coraggio e determinazione. I problemi dell’equità e del lavoro come diritto inalienabile della persona. I dati sulla distribuzione della ricchezza rappresentano “il peccato del mondo”, otto persone più ricche del pianeta possiedono oggi la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità.  A mio avviso combattere lo scandalo della povertà significa necessariamente scalfire la concentrazione della ricchezza.  Allora bisogna trasformare l’economia sganciandola dalla cappa neoliberista e dalla finanziarizzazione. I cambiamenti climatici con le gravi implicazioni sul futuro della terra e delle popolazioni. “Il clima è un bene comune” ed è correlato strettamente con la questione sociale e con l’economia. E’ stato sottovalutato nel passato e non adeguatamente considerato, oggi, nel dibattito squisitamente politico.  L’epocale e inarrestabile migrazione dei popoli dovrebbe essere lo sguardo sotto cui immaginare la società del futuro, invece viene considerato solo come problema di sicurezza e alimenta i populismi più biechi: sta diventando la questione fondamentale su cui si reggono gli equilibri politici e la ricerca del consenso popolare per raggiungere il potere. I cosiddetti movimenti e la società civile che ha profuso tante energie e tanta passione nella battaglia referendaria appare piuttosto tiepida di fronte a queste tematiche generali ma che hanno una ricaduta effettiva nella vita quotidiana, oggi e nel futuro. Non possiamo affidare solo ad una presentazione di un libro o ad una conferenza queste problematiche. Occorre creare una forza politica, che abbia un certo peso, ma che sappia con chiarezza e trasparenza affermare questa visione. Ed avere una strategia comunicativa convincente per confrontarsi con la gente, ben sapendo che non sarà facile né di immediata condivisione. Esiste una polverizzazione di soggetti politici e sociali che hanno questa sensibilità ma non hanno la forza di raggrupparsi e definire “un progetto comune per l’avvenire”.  La ricerca dei distinguo è asfissiante e improduttiva. La cosiddetta “morte delle ideologie” è stata accolta dai più con grande enfasi, quasi che fosse la base di partenza per affrontare in modo efficace e veloce le questioni sociali e politiche presenti sul tappeto. Ma l’ideologia da che cosa è stata sostituita? A mio parere dal “sondaggismo”. Le forze politiche, anche quelle che si sono presentate come novità nel panorama politico, sono particolarmente sensibili ai sondaggi, tanto da calibrare le proprie opzioni su di essi, e addirittura fare inversioni di marcia insospettabili. Un partito dovrebbe avere una idea chiara di società, una visione del mondo precisa da cui far scaturire una proposta intelligente e lungimirante e presentarla e portarla avanti con costanza e determinazione e coerenza, sapendo che non sarà facile, ma non per questo mollare e piegarsi alla ricerca spasmodica dell’immediato consenso elettorale, ma nemmeno rinunciare alla possibilità di poter governare. Seguire l’onda dei partiti, in questi tempi, è veramente avvilente e sconfortante. Io ho sempre votato a sinistra dell’attuale PD, senza ostracismi e senza considerare con sufficienza, o addirittura come nemico, chi con onestà fosse convinto che quella era la strada per dare al paese il governo migliore possibile. Sono stato sempre convinto che non esista una “verità assoluta” e che bisogna essere sempre pronti a riconoscere ed acquisire i frammenti di verità che vengono da altre parti. Per me questo significa essere laici. Negli ultimi anni ho dato il mio voto a SEL, che però è rimasto alquanto ai margini del dibattito, senza riuscire ad imporsi all’attenzione popolare, malgrado avesse nel proprio DNA le proposte sull’etica politica e il reddito di cittadinanza (che hanno fatto la fortuna del M5S), ma all’interno di una chiara collocazione a sinistra. Ora sto a guardare la nascente Sinistra italiana, sperando che abbia la forza di aggregare tutte quelle fette di politica e di società, di intellettuali, di volontari che si riconoscano in un quadro chiaro di riferimento e sperando che la novità non consista nell’aver eliminato dalla denominazione la E (ecologia) e la L(libertà) che, assieme alla nonviolenza attiva, mi sembrano imprescindibili, almeno nella mia concezione della politica.