LETTERA ALLA REDAZIONE

Telefonini in classe e salute dell'Avv. Riccardo Vizzino (Pubbl. 16/01/2019)

In ambienti ristretti con i cellulari si sforano i parametri delle onde elettromagnetiche consentiti per legge: “L’esposizione costante a radiazioni provenienti da campi elettromagnetici di radiofrequenza, come quelli emessi dai cellulari e dai dispositivi wireless, potrebbe essere la causa di alcune forme di tumore. È quanto emerso dal lavoro di un gruppo di ricerca composto da 31 scienziati dell’Agenzia internazionale per la ricerca contro i tumori (Iarc).” Nessun allarmismo, ma delle misure precauzionali vanno adottate; tanto più che la scuola provvede alla vigilanza degli studenti minorenni per tutto il tempo in cui questi le sono affidati, fino al subentro dei genitori o di loro incaricati (Cassazione civ., Sez. I, 30 marzo 1999, sentenza n. 3074).

In contesto scolastico il Dirigente, in qualità di datore di lavoro, deve garantire anche l’attuazione dell’articolo 2087 del codice civile secondo il quale l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. La Cass. civ. n. 2038/2013 ha evidenziato che il predetto art. 2087 c.c. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. Ne consegue che incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro, e solo se il lavoratore abbia fornito la prova di tali circostanze, sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e che la malattia del dipendente non sia ricollegabile alla inosservanza di tali obblighi. Né la riconosciuta dipendenza delle malattie da una “causa di servizio” implica necessariamente, o può far presumere, che gli eventi dannosi siano derivati dalle condizioni di insicurezza dell’ambiente di lavoro, potendo essi dipendere piuttosto dalla qualità intrinsecamente usurante della ordinaria prestazione lavorativa e dal logoramento dell’organismo del dipendente esposto ad un lavoro impegnativo per un lasso di tempo più o meno lungo, restandosi così fuori dall’ambito dell’art. 2087 c.c., che riguarda una responsabilità contrattuale ancorata a criteri probabilistici e non solo possibilistici.

Comunque, è responsabilità del datore di lavoro adottare misure a tutela dell’integrità psicofisica (Cass. civ. n. 14375/2012): Nel caso in cui il datore di lavoro non adotti, a norma dell’art. 2087 c.c., tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e le condizioni di salute dei prestatori di lavoro, il lavoratore ha – in linea di principio – la facoltà di astenersi dalle specifiche prestazioni la cui esecuzione possa arrecare pregiudizio alla sua salute, essendo coinvolto un diritto fondamentale protetto dall’art. 32 Cost.

Ora, sulla pericolosità dei cellulari e delle onde elettromagnetiche la letteratura scientifica è in fase di evoluzione e le preoccupazioni aumentano. Però dei paletti di legge ci sono, dei parametri sono stati fissati. Anche in presenza di dubbi sulla pericolosità di queste onde, comunque l’ambiente scolastico deve essere protetto. Pertanto, in via precauzionale, vista la complessità della situazione, sarebbe corretto evitare che in classe il telefono cellulare rimanga acceso ed operativo. Almeno quello degli studenti, visto che è la quantità di onde che fa la differenza.

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