Si al proporzionale di Aldo Noviello (Pubbl. 09/01/2017)

Riceviamo e pubblichiamo da un nostro lettore una riflessione sulla modifica del sistema elettorale.

Attualmente, la discussione sul sistema elettorale sta diventando articolazione dialettica delle parti, mentre, si dimentica la situazione politica venutasi a creare e il suo traino naturale configurantesi nel sistema proporzionale. Analizzando la situazione dei maggiori partiti italiani, si evince quanto questa sia succedanea a tale sistema politico. A partire dal PD, l’inevitabile spaccatura ormai maturata tra il centro e la sinistra storica, delinea sempre più la creazione di due soggetti politici, che nessuna delle parti vuole al momento esplicitare, previa tatticismi interni, ma che comunque è nella logica degli accaduti. Stessa posizione di attesa si verifica in Forza Italia, in cui da un lato si mantiene l’asse FDI-Lega, da un altro lato si sponsorizza il sistema proporzionale, con l’aggiunta di un quadro d’area politica in cui Salvini si propone come leader. Da qui, la foto di una mappa politica ampiamente diversificata e per niente unita, il cui più naturale sbocco è il sistema proporzionale, ma allora perché i partiti non esplicitano il più ampio e naturale consenso verso tale formula elettorale? In casa PD, come in FI, si fa la conta dei voti prima di abbandonare gli storici compagni di viaggio, i compagni di viaggio spingono per votare subito ed evitare la conta che li isolerebbe. Ora, in un quadro del genere, in cui sottotraccia si intuisce il desiderio di abbandonare il sistema maggioritario per dar vita ad una democrazia bilanciata, sarebbe opportuno che i due partiti italiani determinanti si dichiarassero negli intenti. Questo, per due motivi, perché non potrebbero, stupidamente, rivaleggiare due centri, secondo, perché è necessario fare chiarezza nell’elettorato evitando di perdere voti con tatticismi dell’ultima ora. La gente non ama i colpi a sorpresa che sanno di chissà quale inciucio, che calpestano la coerenza storica di posizioni conclamate e si vede esposta a un futuro incerto. Renzi e Berlusconi dichiarino esplicitamente l’unica via d’uscita che hanno nei fatti delle rispettive posizioni, tenuto conto che dalle urne referendarie è uscito un verdetto che ha bocciato l’uomo solo al comando, che ha scontentato i professori come gli operai; da cui si è delineata una società di sudditi, una comunità senza più diritti. Allora ben venga un sistema proporzionale che bilanci partiti al potere, e restituisca dignità al Parlamento allontanandolo da logiche autoritarie che non gli vestono.