Gerardo Lutte e l’amicizia liberatrice di Gaetano Placido (Pubbl. 06/05/2018)

Quello del 3 maggio scorso, al Centro Hurtado di Scampia, effervescente periferia napoletana, è stato un evento con pochi termini di paragone. Associazioni di volontariato, comunità cristiane di base come il Cassano, operatori sociali, sotto la regia del gesuita Fabrizio Valletti, hanno incontrato Gerardo Lutte, impegnato in Italia in un intenso Tour di Primavera, girando il paese in lungo e in largo insieme a Quena Guevara, la sua inseparabile assistente. Negli anni '70 don Gerardo Lutte, oggi uno splendido novantenne, già appartenente all'ordine Salesiano, fu l'artefice di una dura battaglia nel quartiere della Magliana a Roma, guidando la protesta di centinaia di baraccati che i palazzinari dell'epoca intendevano espellere per portare a compimento, complici le istituzioni politiche ed il silenzio della chiesa ufficiale, uno scellerato progetto speculativo. Don Lutte pagò amaramente quella sua coraggiosa scelta di campo con la sospensione a divinis. Successivamente vinse una cattedra di Psicologia dell'età evolutiva alla Sapienza che mantenne fino al 1993, allorquando si trasferì in Guatemala per una ricerca sul fenomeno dei ragazzi di strada. "Questa fu per me una sorta di illuminazione", ci ha confidato, "perchè impattai con la violenza del Governo contro ragazzi che avevano un’unica colpa: quella di essere nati poveri". Fu così che gli venne l'idea di fondare un movimento, il Mojoca (Movimento dei giovani di strada sostenuto dalla rete AMISTRADA, n.d.r.), per garantire rifugi dove gli adolescenti potessero trovare riparo dalle angherie di polizia, ronde private, criminalità organizzata. Oggi il Mojoca gestisce case, laboratori e una serie di attività didattiche e di avviamento al lavoro.

In un collegamento via Skype con Guatemala City, curato da Lanfranco Genito, responsabile della bottega della comunicazione e della didattica, Giulia e Mirna ci hanno guidato negli ambienti del Mojoca: il laboratorio di pasticceria, la sartoria, la scuola di alfabetizzazione, l'ambulatorio medico. Abbiamo parlato in videoconferenza con decine di giovani impegnati in percorsi di formazione professionale permeati da un clima di serenità e di intensa amicizia. Il tutto sotto la supervisione di esperti ed educatori che praticano quella che Gerardo Lutte definisce la pedagogia dell'amicizia. "Si, perchè solo rafforzando le relazioni di amicizia”, ha rimarcato più volte, "è possibile sostenerli nello sforzo teso a realizzare i loro sogni di una società fondata sull'eguaglianza e sulla pace. Per questo abbiamo deciso una conduzione dal basso del Mojoca, nella quale siano i giovani stessi ad assumere responsabilmente tutte le decisioni necessarie. In quanto essi hanno intelligenza, abilità e valori per divenire responsabili delle loro vite". Significativa è anche l'attenzione che il Movimento ha verso l'uguaglianza di genere e la lotta contro la violenza maschilista, nella convinzione che le ragazze che rifiutano il potere del danaro e degli uomini sulle donne, possono dare un contributo determinante alla costruzione di un mondo più rispettoso della vita e della dignità di ciascuno. "Il Guatemala", ha denunciato con forza Gerardo Lutte, "è solo il riflesso di un mondo ineguale, dominato dal capitalismo finanziario, dove l'1% della popolazione detiene il 46% delle ricchezze. Un Paese oppresso dalla mafia, dalle multinazionali, dalle grandi banche che i predatori dell'Occidente stanno portando alla rovina. Tutto si sta privatizzando: l'acqua, la sanità, la scuola. E lo si sta facendo imponendo guerre, massacri di decine di migliaia di campesinos, in maggioranza discendenti maya. Non certo per restaurare la democrazia, come vogliono farci credere, ma per impadronirsi delle fonti di energia. Per questo, la nostra ambizione è quella di fondare una nuova generazione di uomini e donne responsabili, che seguano in amicizia, un’amicizia liberatrice, la via dell'amore e della redistribuzione del reddito. Donne ed uomini con valori antitetici a quelli della società dominate".

Abbiamo chiesto a Gerardo Lutte quanto di tutto questo suo infaticabile impegno discenda anche dalla sua provenienza religiosa. "Nei ragazzi di strada", ci ha risposto con accenni di emozione, "vedo sempre l'immagine del Cristo crocifisso che soffre. Ma vedo anche quella del Cristo che poi risorge. Per questo penso che non bisogna mi stancarsi di portare la parola di liberazione annunciata dal Vangelo".

Al termine dell’incontro, abbiamo salutato Gerardo Lutte con una luce nel cuore di rinnovata speranza. Perchè anche questo è il Guatemala, anche questo è Scampia.