Intervista a Giovanni Renella di Achille Aveta (Pubbl. 03/06/2019)  

I lettori di zonagrigia.it conoscono bene l’accattivante scrittura di Giovanni Renella, quindi saranno lieti di sapere della recente pubblicazione della sua seconda raccolta di racconti, intitolata “Punti di vista”; il libro è stato ospitato al “Salone Internazionale del Libro di Torino”, presso lo stand della Giovane Holden Edizioni.

La presentazione di questo volume è occasione propizia per intervistare l’Autore.

Giovanni, come ti definiresti?

Un modesto artigiano della parola scritta

Quindi, scrittore per passione, e nella vita?

Per pagare il mutuo e le bollette lavoro per il Ministero dell’economia e delle finanze; e a proposito della scrittura vissuta come passione e non come professione, mi vengono in mente le parole di Natalia Ginzburg, la quale sostenne che “avere con sé un mestiere è per un narratore un bene inestimabile, sia perché protegge dai vizi che crescono sulla sua persona, come muffa o muschio, sia perché porta notizie da un altro pianeta”.

Altre passioni oltre alla scrittura?

Oltre a inventare storie, mi piace cucinare per mia moglie e i miei figli.

A cosa ti ispiri per i tuoi racconti?

Provo a esprimere un personale punto di vista su alcune questioni minime che catturano la mia attenzione: lascio ad altri la discussione sui massimi sistemi…

Un buon motivo per leggere il tuo libro?

È uno spunto per riflettere sulla manipolazione del lessico e la contestualizzazione delle parole.

Il tuo modello d’ispirazione?

Tutti gli autori che nella storia della letteratura hanno scritto racconti.

Consigli di lettura per i tuoi estimatori?

Leggo molto, ma sono selettivo nella scelta degli autori; ho amato Boccaccio, Calvino e Tobino e attendo sempre con ansia le uscite dei libri di Camilleri, Carofiglio e De Giovanni.

Dopo questo libro, hai altri progetti?

È pronta una nuova raccolta di racconti brevi e sto lavorando alla stesura di un racconto lungo e di un romanzo breve

Nell’augurare il miglior successo a “Punti di vista”, ti lasciamo con un pensiero di Jorge Luis Borges: «Uno scrittore deve abbandonarsi al piacere di sognare, di scrivere; anche se ciò fosse imprudente. Però chissà che la massima felicità non sia la lettura.»

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