Il Napoli, la Juve e gli arbitri di Gianni La Camera (Pubbl. 29/01/2018)

Un’altra domenica calcistica si è consumata, la ventiduesima di campionato. Abbiamo visto l’Atalanta confermarsi in casa del Sassuolo con un netto 3 a 0 a conferma che la vittoria in casa degli orobici della settimana scorsa non era per niente facile. Un’Inter completamente sfaldata e neanche in grado di vincere a Ferrara contro una Spal con, a tutt’oggi, solo 17 punti in classifica. La Fiorentina sconfitta malamente in casa dalla penultima e ormai in preda alle contestazioni. Le romane sconfitte una in casa di un Milan decente solo nel primo tempo e l’altra in casa contro la Sampdoria dell’ottimo Giampaolo, orfano pure di Quagliarella. Insomma, quelle che sembravano grandi protagoniste di questo campionato ora viaggiano con un ritardo dalle prime a doppia cifra non troppo edificante. Lotteranno fra di loro per aggiudicarsi un posto in Champions League e per dare un senso concreto al loro campionato.  Ci rimangono il Napoli e la Juventus citate in ordine di classifica. I bianconeri erano a Verona a giocarsela contro il Chievo e hanno vinto la loro partita sabato sera per 2 a 0 e in superiorità numerica. E in merito a quest’ultima circostanza chiariamo subito che non leggerete, su queste pagine, di quanto sia favorita la compagine torinese e di quali malafatte si sia macchiato l’arbitro Maresca. Certo, sarebbe facile e accattivante adeguarsi a quanti inveiscono contro il direttore di gara, pure napoletano, per quelle due espulsioni che hanno consentito alla Juve di giocare 11 contro 9 una gara che si era dimostrata comunque complicata. Tanto che gli attuali campioni d’Italia non erano stati capaci di sbloccarla neanche dopo la prima espulsione. Hanno dovuto aspettare la seconda. Noi raccontiamo quello che vediamo senza condizionamenti e allora diciamolo: noi abbiamo visto un Bastien, giovane 21enne centrocampista del Chievo, troppo ingenuo per giocarsela in serie A e al cospetto di giocatori navigati come quelli della seconda in classifica. Due falli, il primo, quasi “arancione” su Asamoah e il secondo, sempre sullo stesso avversario, a distanza di pochi minuti. Troppo plateale, troppo scontata l’espulsione del buon Samuel che abbiamo definito ingenuo con tanta generosità. E ancora non bastava. A inizio ripresa il più navigato Cacciatore si erge a giudice e invitato a uscire dal campo a seguito di un infortunio (?) fa il gesto delle manette di “mourinhana“ memoria. L’arbitro era girato ma, prontamente avvisato, l’ha espulso. E noi diciamo giustamente. Detto questo non ce la possiamo prendere né con l’Arbitro, né con la Juve stessa, se una squadra come il Chievo, che nulla stava facendo di diverso dal difendersi a oltranza, regala due episodi di tale portata agli avversari che, in ogni caso, non stavano convincendo. Ma veniamo al Napoli. Abbiamo giocato un giorno dopo e questo ha consentito a molte testate giornalistiche e a tante TV di parlare di “sorpasso Juve” e poi, dopo la vittoria dei partenopei sul Bologna, di parlare di un Napoli che “torna” in testa al campionato. Niente di più falso. La Juve non ci ha “sorpassato” e noi non siamo “tornati” in testa. La giornata di campionato ha solo visto gli azzurri “rimanere” in testa così come è da alcune settimane. Brutto inizio contro il Bologna per quel gol subito dopo 30 secondi da un Palacio crediamo in splendida forma. Poi, sia pure senza la consueta brillantezza, il Napoli ha ripreso il comando del gioco e con fortuna ha pareggiato dopo solo 5 minuti. E’ seguito il fallo da rigore su Callejon che ha permesso a Mertens di segnare su rigore e poi la splendida rete dello stesso che ha imitato Insigne con un tiro a giro che ha lasciato fermo sulle gambe l’ottimo Mirante. Ma, fallo da rigore su Callejon? Il calcio è un gioco anche di contatto e noi ci rifiutiamo di pensare che un atleta, preparato atleticamente come lo può essere un calciatore del livello del nostro numero 7, possa crollare al suolo sol perché un avversario lo tocca sulla spalla. E questo vale per tutti, anche per i calciatori del Napoli. Pensiamo che se non fosse stata fischiata la massima punizione non sarebbe stato un insulto alla nostra intelligenza. Del fallo di mano di Koulibaly in area invece non ne vogliamo neanche parlare. Abbiamo visto e rivisto le immagini e il tocco sembra proprio sulla gamba. Chi parla d’altro è in malafede.