Caro Kalidou, ti scrivo… di Gianni La Camera (Pubbl. 27/12/2018)

Caro Kalidou, hai scritto in un post: "Mi dispiace la sconfitta e soprattutto avere lasciato i miei fratelli! Però sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo". Fai bene, devi essere orgoglioso di quello che sei, delle tue origini e del colore della tua pelle. Siamo noi che ci vergogniamo! Sì, ci vergogniamo di essere italiani, di essere governati da un “palazzo” che niente fa contro cori inneggianti al Vesuvio, contro i “Buuuuuuu“ continui che hai dovuto ascoltare e subire nella civile (?) Milano e che ascolti in tanti altri stadi, che si affida ad arbitri che non sentono il dovere morale e civile di interrompere una partita, dei tanti giornalisti che minimizzano comportamenti razzistici etichettandoli come “sfottò”. Sport è l'abbreviazione della parola inglese ''disport'' ovvero divertimento. E noi non ci divertiamo più. Oltre al divertimento lo sport dovrebbe servire a tante altre cose come imparare a rispettare le regole, il capire il valore della parola perdere e riuscire a non abbattersi al primo tentativo non riuscito, il gioire di una vittoria con la propria squadra, quindi comprendere il lavoro di gruppo. Bisognerebbe poi che fosse chiaro a tutti che chi è un avversario nello sport, non si può trattare da nemico e non rivolgergli durante una gara termini non appropriati alla competizione. Niente di tutto ciò accade durante una partita di calcio ed è grave. Solo un giorno fa si è verificato un terremoto in Sicilia che ha visto tanti feriti, tante case distrutte, tante persone in seria difficoltà e noi disputiamo una partita di calcio a Milano e non sappiamo far di meglio che inneggiare al Vesuvio. Che ci lavi con il fuoco! Ma se è vero, come è vero, che non tutti gli spettatori presenti si sono comportati da cretini, il direttore di gara non dovrebbe tutelare anche chi di quei cori si vergogna come noi? Ancelotti ha dichiarato che la prossima volta che dovesse accadere, se l’arbitro non fermerà la gara, la fermerà lui. E fa bene. Bisogna dare un segnale forte non già a chi quei cori e quei “buuuuuu” utilizza con impressionante continuità, ma a chi governa questo sport. Lo sport è fatto di regole che vanno fatte rispettare, da tutti. E ben lo sa il Mazzoleni di turno che le regole le conosce e, quando vuole, sa applicarle. Ha ricevuto un applauso da Kalidou dopo un’ammonizione e l’ha espulso. Giusto! Ha fatto rispettare la regola. Non può un giocatore “sbeffeggiare” il direttore di gara nell’esercizio delle sue funzioni. Ma lo stesso Mazzoleni consente che un giocatore venga deriso e fatto oggetto di cori vergognosi per tutta la partita? Perché ciò che vale per lui non vale per un calciatore? Ma che fa? Decide lui quali e quante regole vanno rispettate? Via lui e tutti quelli che governano questo calcio “malato” che non piace più a nessuno. E non ce ne frega niente di come sia finita la partita, non ce ne frega niente se con il nostro fratello ancora in campo non avremmo perso la gara. Kalidou doveva uscire per quell’applauso denigratorio all’arbitro ma, e te lo chiediamo noi tifosi, caro Kalidou, la prossima volta non aspettare di essere cacciato. Esci dal campo spontaneamente al primo coro razzista e ti appoggeremo come solo noi fratelli napoletani sappiamo fare.

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