Maurizio Sarri e il turnover, ora non si può più sbagliare di Salvatore Lentino (Pubbl. 21/10/2016)

Una clamorosa inversione di tendenza. Potrebbe essere questo il titolo esatto che rappresenti al meglio il momento che sta attraversando il Napoli. Una squadra che fino a tre settimane fa brillava, in quella che è stata una splendida serata, il 5 ottobre allo stadio San Paolo, un roboante 4 a 2 con cui gli uomini di Maurizio Sarri liquidavano il Benfica. Passaggio agli ottavi di Champions in tasca e secondo posto in campionato consolidato cinque giorni prima, con la vittoria contro l’insidioso Chievo di Maran per 2 reti a 0. Insomma, non si parlava di altro in città, il Napoli che confermava la strepitosa stagione scorsa con una serie di risultati e prestazioni di altissimo livello. Da lì in poi il vuoto, sconfitta a Bergamo contro un’Atalanta in crisi fino a qualche giorno prima, poi la pausa per le nazionali rivelatasi dolorosa per l’infortunio al ginocchio che costringe Milik all’intervento chirurgico, la prima debacle casalinga dell’era Sarri contro la Roma di Spalletti e dulcis in fundo, pochi giorno dopo, il Besiktas espugna il San Paolo e riapre i giochi qualificazione, facendo saltare i piani degli azzurri per l’accesso agli ottavi di Champions. Un romanzo di fantascienza avrebbe avuto un copione meno fantasioso, eppure qui siamo di fronte alla cruda realtà. Una crisi che ha portato il Napoli alle critiche più feroci di stampa e soprattutto dei tifosi, incapaci di dare luce a un tale cambio di rotta. Eppure, una spiegazione c’è e porta senza dubbi a Maurizio Sarri. Il tecnico toscano tanto elogiato, peraltro giustamente, per aver portato il Napoli a giocarsi lo scudetto fino alla fine contro la più titolata Juventus nella scorsa stagione, ha l’ingrato demerito di non aver, almeno fin qui, saputo gestire la rosa nei tanti impegni a cui è stata chiamata in questi primi due mesi. A Napoli tutti sapevano di quanto fosse gravoso l’impegno Champions. Fu così per Walter Mazzarri che nella stagione 2011/12 si ritrovò con mille difficoltà a portare a termine un campionato ricco di alti e bassi, chiudendo al quinto posto in serie A, dopo l’eliminazione agli ottavi di Champions ad opera del Chelsea. Nella seconda stagione, nell’Europa che conta, sulla panchina degli azzurri c’era Rafa Benitez. Fu lui a fare scuola all’ambiente partenopeo e grazie a un magnifico turnover, riuscì a restare aggrappato a tutte le competizioni, vincendo una Coppa Italia e chiudendo al terzo posto della serie A. De Laurentiis sapeva dunque delle difficoltà che la Champions avrebbe portato e ha investito sul mercato circa 130 milioni di euro. Costretto alla cessione del solo Higuain, ha acquistato Milik come suo sostituto, e ben altre sei alternative di lusso ai calciatori della rosa a disposizione di Sarri già dalla passata stagione. Forse il Napoli non aveva mai avuto una rosa così completa nella sua storia. Tuttavia, nessuno di questi fino alla sera di Napoli – Benfica aveva ancora esordito. Per il tecnico toscano due mesi circa non erano bastati ad integrarli al resto della rosa e al suo calcio. Da lì la caduta clamorosa che vi abbiamo raccontato, e ci è davvero difficile non associarla alle scelte scellerate del suo allenatore. Non è un caso, infatti, che proprio i calciatori più impiegati siano i maggiori responsabili della crisi partenopea. Su tutti Jorginho, Hamsik, Koulibaly e Callejon, che ad oggi sono sempre partiti dal primo minuto nelle 11 gare fin qui disputate. A loro andrebbe aggiunto Albiol, ma l’infortunio dopo pochi minuti nella sfida Champions con il Benfica, ha costretto Sarri, suo malgrado, a schierare Maksimovic. In difficoltà come loro anche Ghoulam e Hysai che avevano riposato solo in una delle 11 gare disputate e Insigne, che incomprensibilmente è in difficoltà dalla prima giornata di campionato. Mertens, Allan, Zielinski e Milik, quest’ultimo ovviamente prima dell’infortunio, gli unici a mostrare ad oggi un rendimento quantomeno sufficiente, e gli unici ad alternarsi nelle partite che si sono susseguite in queste settimane. Sarà un caso? No, non è un caso, come non lo è che Allegri faccia riposare spesso Higuain e Barzagli in campionato, e la Roma faccia tanti cambi nelle gare di Europa League.  Il punto chiave su cui passa tutta la stagione del Napoli è il turnover, ma un turnover fatto con criterio. Quella gestione che anche De Laurentiis, a maggio scorso, nell’annunciare Tonelli in conferenza stampa, fece presente a Sarri con toni di un certo rilievo. Ora tutto sta nelle mani del tecnico toscano, perché dopo tre sconfitte consecutive ci si aspetta una reazione importante del gruppo, e ne siamo certi, questo non può che passare dalla scelte del nostro amato allenatore.