Napoli retrocesso in Europa League di Gianni La Camera (Pubbl. 07/12/2017)

Chi credeva nel miracolo era fin troppo ottimista. Chi credeva nell’impegno del Manchester City non sa di calcio. Chi prendeva per buone le dichiarazioni di Guardiola non conosce l’ambiente e forse neanche gli uomini. Il Napoli parte bene e per una buona mezz’ora segna e concede poco o nulla agli avversari. Poi arriva la notizia del raddoppio dello Shakhtar Donetsk e si spegne.

Possiamo risvegliarci, non è serata. Finiscono le motivazioni e esce fuori il Feyenoord che non ci sta a diventare la ventesima squadra a zero punti in un girone di Champions League. Pareggia e poi, prima che l’arbitro ci faccia sentire i tre fischi finali, raddoppia e vince. E non è che ci importi poco perché quel gol nel finale fa sì che gli azzurri non possano essere testa di serie nei futuri sorteggi. E allora ci viene in mente quella sciagurata prima partita del girone in terra ucraina. Lì abbiamo sbagliato, dovevamo togliere punti a uno Shakhtar comunque sorprendente. Certo, la sfortuna di trovare il City prima dell’incontro in casa con la Juventus e la fortuna degli ucraini che li ha incontrati quando ormai i giochi per gli inglesi erano fatti non ci hanno favorito. Ma tant’è! E aspettarsi che Pep avesse schierato la squadra migliore nell’ultima del girone era da ingenui. Perché avrebbe dovuto farlo?  Anche loro aspettano tra tre giorni la sfida contro il Manchester United e non è cosa da poco. Lo diciamo da tempo: chi compone i campionati, e non solo quello italiano, dovrebbe essere un po’ più lungimirante. Anche il Napoli si sarebbe comportato come gli inglesi se si fosse trovato primo inattaccabile all’ultima del proprio girone. Forse avremmo visto in campo dal primo minuto Giaccherini, Ounas, Rog, „Maksimovic, Sepe ecc. Ma si può spiegare solo così la mancata impresa della qualificazione? Beh, no. Siamo in una fase involutiva del nostro gioco. Non produciamo più palle gol come facevamo fino a un mese fa. Ci mancano Ghoulam, Milik e ora anche Insigne. La “catena”di sinistra era quella che sfiniva gli avversari e ci consentiva di penetrare o proprio da lì oppure, con i cambi gioco di Lorenzo, da destra, con un Callejon illuminato. Oggi la realtà è che a sinistra Mario Rui, pur bravo, non è l’algerino, Hysaj è costretto (?) spesso a giocare fuori ruolo, così come Zielinski al posto del nostro 24, Rog spesso sostituisce proprio quel Callejon che sembra abbia perso lo smalto delle prime giornate. E’ ormai dalla partita di Udine, sia pur vinta, che non siamo più capaci di mettere un nostro giocatore davanti al portiere. Non va bene, non abbiamo alternative tattiche a un gioco che anche gli avversari hanno cominciato a conoscere e a fronteggiare nel modo migliore. Ma nonostante questo siamo lì e non ci è consentito mollare. I “titolarissimi” hanno voluto la stessa rosa dell’anno scorso perché convinti di potercela fare. La società ha fatto la sua parte rinnovando i contratti a tutti e ora loro hanno il dovere di mettercela tutta. Siamo ancora in tre competizioni e dobbiamo onorarle tutte. Forza ragazzi, riprendetevi il campionato.