Sperone calcaneare del dott. Salvatore Mazzeo  (Pubbl. 01/07/2019) 

Lo sperone calcaneare è una formazione esostosica che si forma alla base del calcagno, come risultato di una infiammazione della fascia plantare. Tale struttura anatomica si tende al di sotto dell’arco plantare, originando dal calcagno. Durante il carico, con l’appiattimento dell’arco, si tende assecondando la sua naturale elasticità. Questa trazione, in determinate circostanze e favorita da fattori predisponenti che andrò ad elencare, alla lunga provoca una infiammazione nella zona di attacco sul calcagno, favorendo la formazione di nuovo osso, le spine o speroni calcaneari, che sono quindi il risultato, non la causa della fascite.

Fattori predisponenti sono: obesità; piede cavo; piede piatto iper-pronato (cioè coricato sul bordo interno); calzature inadeguate; numerosi esercizi su superfici dure; malattie.

Per l’obesità è abbastanza intuitivo che l’aumento del carico, appiattendo l’arco spesso oltre i limiti fisiologici, crea una continua tensione sulla fascia. Nel piede cavo invece vi è già un accorciamento della fascia, mentre nel piede piatto iper-pronato vi è una torsione–allungamento della stessa: tutte condizioni sfavorevoli e di stress cronico. Per le calzature inadeguate sono responsabili gli stivali duri, una suola centrale troppo flessibile o uno scarso rinforzo del calcagno. Anche le superfici dure, poco ammortizzanti, possono essere responsabili della talalgia. Ne sanno qualcosa i podisti su strada. Infine le malattie, principalmente il diabete e le spondilartriti: condizioni causali per problemi circolatori e di cronica flogosi.

Quali sono i segni e sintomi della fascite?

Il paziente lamenta dolore in corrispondenza della superficie plantare o plantare-mediale del calcagno, dove i muscoli del piede e la fascia si inseriscono alla base del calcagno. La comparsa del dolore può essere graduale o improvvisa. Il dolore e la rigidità dei tessuti plantari sono maggiormente riferiti al mattino. Il posizionamento del piede sul pavimento quando ci si alza dal letto è spesso dolorosissimo e deriva dalla fascia accorciata e infiammata; il dolore tende a ridursi dopo pochi passi. Trasportare pesi, in particolare con calzature a tacchi alti, senza supporto, accentua i sintomi.

Esistono altre cause di dolore al calcagno, oltre alla infiammazione della fascia. Ci può essere ad esempio un cuscinetto adiposo attorno al calcagno, un lipoma, che può, infiammandosi, dare dolore. Oppure una frattura da strappo o tensione del calcagno. O un intrappolamento di un ramo nervoso del nervo tibiale posteriore. O infine una artropatia infiammatoria.

Per quel che concerne il trattamento, in fase acuta possono essere utili l’applicazione di ghiaccio, il riposo, una fasciatura di supporto, una tallonetta, i farmaci antinfiammatori. Il fisioterapista può servirsi degli ultrasuoni, della tecar, del laser o delle onde d’urto. Comunque, nella maggior parte dei casi il trattamento conservativo è di solito sufficiente. Esso ha due finalità: togliere il dolore e l’infiammazione e creare o ripristinare le condizioni statico-posturali per un assetto fisiologico delle varie componenti dell’arco plantare, ossia detendere e scaricare la fascia plantare. E questo si ottiene con plantari di sostegno e ammortizzanti della volta plantare, fatti in materiale viscoelastico, ma soprattutto personalizzati previo esame baropodometrico e calco, sicché è il plantare che si deve adattare al piede e non viceversa (come i plantari che si trovano nelle farmacie e nei supermercati). Infine la chirurgia, da riservarsi ai casi in cui il trattamento conservativo è fallito. Consiste essenzialmente nella decompressione (release) della fascia plantare e nella rimozione dello sperone.

Per porre quesiti al dott. Salvatore Mazzeo (specialista in ortopedia, traumatologia, medicina dello sport) scrivete a drsmazzeo@libero.it



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