Riabilitazione nei traumi sportivi del dott. Salvatore Mazzeo (Pubbl. 22/11/2018)

Compito specifico della riabilitazione nei traumi sportivi è il ripristino, con mezzi fisico/strumentali e manuali, della normale funzionalità del distretto (osseo, articolare, muscolare, tendineo) traumatizzato. Dopo un trauma, un muscolo, un tendine o un’articolazione subiscono una serie di alterazioni biochimiche e istologiche che ne alterano la funzionalità, ma ne preservano la residua integrità. Con la risoluzione della fase acuta (affidata principalmente al riposo, ai farmaci e ai mezzi fisici come il freddo e le correnti antalgiche) subentra la fase riabilitativa, che spesso si intreccia con la precedente. Regole generali comuni sono:

- mai eccedere col riposo: infatti il riposo eccesivo provoca effetti dannosi sulle strutture muscolo-articolari (retrazione capsulo-legamentosa, rigidità disomogenea, fibrosi, ipotonia muscolare, ipo-ossigenazione locale);

- trovare il giusto compromesso a seconda del distretto trattato (se è funzionale al gesto atletico della disciplina oppure se è secondario);

- mai assecondare le aspettativa dell’atleta, che ha altre motivazioni, anzi incanalarle in una positiva collaborazione;

- immobilizzare, quando necessario, in tutori fisiologici che pongono cioè in modica tensione le strutture capsulo-legamentose del distretto interessato, evitando cosi la retrazione e quindi la rigidità.

I distretti (osteo-articolari e muscolo-tendinei) più colpiti e più invalidanti per il recupero del gesto atletico sono, in ordine di frequenza: ginocchio, spalla, tibio-tarsica, polso-gomito-mano.

Ogni distretto articolare ha delle precise priorità riabilitative (per esempio, nella spalla è la chinesiterapia passiva). Per quanto riguarda il ginocchio, gli atti motori a rischio sono quelli descritti nella tabella sottostante.

SAL9JPG

La fase della riabilitazione da traumi include:

- il massaggio che, attraverso l’azione meccanica di attivazione sul sistema circolatorio e nervoso, di rilassamento e analgesica, ha lo scopo di potenziare il tono-trofismo muscolare che è sempre compromesso nelle lesioni traumatiche del ginocchio;

- la chinesiterapia che, sfruttando la capacità terapeutica del movimento nelle sue forme attiva (motilità) e passiva (mobilità) tende a migliorare la funzionalità articolare e a prevenire un’eventuale rigidità;

- la termoterapia endogena: magnetoterapia, marconiterapia, radarterapia, ultrasuoni, laser.

Le crescenti richieste di precocità di recupero negli sportivi agonisti hanno stimolato nuove ricerche e nuove applicazioni. Per esempio, per una rottura del legamento crociato anteriore, uno dei traumi sportivi più frequenti, fino a qualche anno fa il recupero della piena funzionalità (muscolare e articolare) del ginocchio avveniva in circa sei mesi; poi lo studio e l’utilizzo di nuove apparecchiature, tecniche fisioterapiche e nuovi materiali hanno dimezzato questo periodo.

Per porre quesiti al dott. Salvatore Mazzeo (specialista in ortopedia, traumatologia, medicina dello sport), scrivete a drsmazzeo@libero.it

commenti sul blog forniti da Disqus