LA SINDROME DEL TUNNEL CARPALE del dott. Salvatore Mazzeo (Pubbl. 12/01/2018)

Recentemente ho trattato il caso di una paziente che presentava i seguenti sintomi: intorpidimento, formicolio e dolore nella mano destra e nelle dita (in particolare le prime tre: il pollice, l'indice e il medio, mai il mignolo); tali fastidi erano più frequenti di notte che di giorno e le sensazioni e il dolore si propagavano lungo il braccio verso la spalla. Questa sintomatologia era talmente insistente che la paziente aveva difficoltà ad eseguire lavori con le dita come stappare una bottiglia o lavorare all’uncinetto; talvolta le erano caduti oggetti dalle mani. La paziente dichiarava di non aver subìto traumi alla mano. Dall’esame clinico emergeva un’evidente debolezza dei muscoli intorno alla base del pollice; la pressione sul nervo mediano al polso accentuava il formicolio e l’intorpidimento delle dita. Per una precisa diagnosi e per valutare le migliori opzioni di trattamento del caso, prescrivevo delle radiografie del polso (per escludere compressioni patologiche da parte delle ossa del polso, come nel caso dell'artrosi) e una elettromiografia (per valutare la velocità di conduzione del nervo mediano). Al riscontro delle indagini effettuate pervenivo alla conclusione che la signora era affetta da Sindrome del tunnel carpale (STC).

La STC è una diffusa malattia nervosa periferica del corpo umano: la si osserva nella popolazione con una frequenza tre volte più elevata nella donna ed è variabile a seconda dell'attività lavorativa svolta; in circa il 70% dei casi è bilaterale. Perché si presenta questa fastidiosissima patologia? La STC si presenta quando i tessuti circostanti i tendini flessori della mano si gonfiano determinando una compressione sul nervo mediano; questo nervo mediano ha un decorso che inizia dall’avambraccio e raggiunge la mano attraverso il tunnel nel polso (all'interno del tunnel carpale ci sono anche i tendini che piegano le dita della mano). I livelli di compressione vanno dalla semplice irritazione, alla compressione con deficit muscolari e sensitivi per finire con vere e proprie paresi o paralisi. Molti fattori possono contribuire allo sviluppo della sindrome del tunnel carpale: l'ereditarietà (i tunnel carpali possono essere più piccoli in alcune persone); lo svolgere lavori manuali (ne risultano più spesso colpiti gli addetti al settore manifatturiero, elettronico, tessile, alimentare, calzaturiero, come pure gli addetti al confezionamento pacchi o a lavori di precisione e tipicamente ripetitivi o l'utilizzo di strumenti musicali come la chitarra); i cambiamenti ormonali legati alla gravidanza ed il ristagno di liquidi; l'utilizzo molto frequente del mouse del computer (la posizione corretta del polso sul mouse può aiutare a prevenire questo disturbo).

Se la diagnosi viene fatta precocemente, la sindrome del tunnel carpale può essere curata senza dover necessariamente intervenire chirurgicamente. A seconda del livello di compressione del nervo mediano, il medico si orienterà per le più idonee misure di trattamento, che vanno dall’applicazione di un tutore all’uso di farmaci. Un tutore, o una stecca rigida, indossato durante la notte tiene il polso in posizione neutra; ciò impedisce l'irritazione notturna del nervo mediano che si verifica quando i polsi sono piegati durante il sonno. I tutori possono essere indossati anche durante l’attività lavorativa. Per quanto riguarda il ricorso ai farmaci (specificamente anti-infiammatori non steroidei), questi possono alleviare il dolore. Talvolta il medico potrà suggerire di evitare posizioni e attività della mano, che aggravano i sintomi.

L’intervento chirurgico viene proposto quando le terapie mediche e fisiche falliscono o quando la sintomatologia è presente da molto tempo in modo costante: la decisione di sottoporsi all’intervento, quindi, si basa soprattutto sulla gravità dei sintomi. 

Nel caso della paziente da me trattata, si è concordato di applicare un trattamento a base di ozono consistito in 5 infiltrazioni a cadenza settimanale. L’utilizzo dell’ozono in questa patologia svolge un’azione antinfiammatoria e antidolorifica oltre a un’azione trofica; infatti l’ozono ha la capacità di incrementare la dissociazione dell’ossigeno dalla emoglobina, determinando una iperossigenazione locale, che favorisce il processo di guarigione. La maggior parte dei sintomi accusati dalla paziente è migliorata dopo alcuni giorni dal trattamento e la ripresa della piena funzionalità è stata molto rapida.

 Per porre quesiti al dott. Salvatore Mazzeo (specialista in ortopedia, traumatologia, medicina dello sport), scrivete a drsmazzeo@libero.it