Il mal di schiena del dott. Salvatore Mazzeo (Pubbl. 08/04/2018)

Si presume che l’80% dell’intera popolazione umana patisca, prima o poi, nel corso della vita, una qualche sofferenza lombo-sacrale. Ne fa fede, tra l’altro, l’elevatissimo numero di visite mediche, soprattutto a livello non specialistico, cui si fa ricorso per questo tipo di sofferenza. Si deve tuttavia considerare che, per nostra fortuna, la maggior parte delle lombalgie sono di origine meccaniche, per cui, una volta fatta una corretta diagnosi, rispondono prontamente al trattamento. Meno frequenti in confronto le lombalgie traumatiche o da neoplasie. La lombalgia, dal punto di vista evoluzionistico, è lo scotto che paghiamo al passaggio alla stazione eretta bipede, in quanto in questa nuova condizione posturale la colonna vertebrale si è dovuta adattare al peso del corpo che, nella stazione quadrupedica, si distribuisce in prevalenza sugli arti. Senza scendere troppo in dettagli tecnici, illustrerò alcune posizioni posturali della colonna che si assumono quotidianamente che, se non corrette, porteranno al dolore lombosacrale, accennando anche agli accorgimenti per evitarli. Funzionalmente il tratto lombosacrale è responsabile dei movimenti di flesso estensione, che avvengono per i due terzi a livello della IV, V lombare e base dell’osso sacro. Considerando che i dischi intervertebrali, a contenuto liquido, fanno da ammortizzatori idraulici tra due vertebre, si può immaginare a quale stress vengono sottoposti, insieme alle articolazioni che congiungono le vertebre, nel corso di normali attività di vita quotidiana non necessariamente impegnative. Ricordo che una colonna vertebrale vista di lato ha tre curve, la cervicale, la dorsale e la lombosacrale, i cui raggi devono rimanere costanti per avere un assetto posturale equilibrato e rilassato. Infatti, ogni posizione incongrua mantenuta nel tempo (per esempio, dormire in posizione prona, rimanere molto in piedi nella stessa posizione o stare seduti al computer per ore), alterando la curva di un tratto, crea dei compensi negli altri che, se protratti, provocheranno dolore in quanto stimoleranno strutture riccamente innervate della unità funzionale del rachide: le capsule articolari, i legamenti e la parte periferica dei dischi, che col tempo andranno incontro a disidratazione e degenerazione o protrusione, peggiorando e perpetuando la sintomatologia algica, dal momento che interviene anche una componente compressiva sulle radici nervose del nervo sciatico (lombosciatalgia). Esaminiamo ora uno degli esempi prima citati (chi passa ore al computer per lavoro o diletto) e vediamo perché quella posizione assunta, a lungo andare, oltre a favorire l’insorgenza nei soggetti predisposti della sindrome del tunnel carpale (la mano sul mouse), può determinare una lombalgia cronica. Una persona che sta davanti a uno schermo di computer, seduto, tende naturalmente ad aumentare la curva dorsale della colonna vertebrale, come se questa posizione favorisse maggiore concentrazione o attenzione o, viceversa , ad allontanarsene appena avverte i primi segni di stanchezza. In realtà questi due cambiamenti di posizione che si alternano fanno aumentare prima il raggio del tratto dorsale e poi quello del tratto lombare, creando però come compenso, nel primo caso una diminuzione del raggio della curva lombare e, nel secondo caso, una diminuzione della curva cervicale. Da quanto detto in precedenza potete immaginare a quale tortura vengono sottoposti i dischi intervertebrali, le capsule articolari, i legamenti e la cartilagine articolare. La conseguenza, è facile immaginare, è la lombalgia cronica (oltre alla cervicalgia) che, se non curata, sfocerà nella compromissione anche delle radici nervose del nervo sciatico e femorale. È preferibile, quindi, prevenirla con una posizione più congrua e meno stressante per il rachide. Come? Con un semplice accorgimento. Basterà alzare il tavolo, o lo schermo, o abbassare la sedia, in modo che l’angolo di incidenza dello sguardo sullo schermo non superi i 30 gradi, appoggiare i piedi su un rialzo e sedere con un buon contatto lombare. Questa posizione darà alla colonna vertebrale un assetto più fisiologico per la statica delle strutture interessate, che saranno più rilassate e meno stimolate. Quanto detto è valido anche per la posizione prona assunta durante il sonno, che torce e stravolge i gradi delle curve rachidee; meglio dormire supini con le ginocchia flesse su un cuscino o di lato in posizione fetale.Lo stesso vale per la stazione eretta mantenuta per qualche tempo, ad esempio quando si fa la fila all’ufficio postale o quando si è intenti a un lavoro protratto che richiede solo l’uso delle mani (le casalinghe quando stirano o lavano i piatti). In queste situazioni, dopo un po’, la colonna e i muscoli che la sostengono si rilassano, e il peso è sostenuto dalle capsule e dai legamenti vertebrali con ulteriore sovraccarico sui dischi e sulle cartilagini articolari. In questo caso basterà cambiare spesso l’appoggio alternandolo prima su un arto e poi sull’altro o, nel caso delle casalinghe, poggiare un piede su un supporto. Per ultimo voglio accennare alla posizione di guida. Da bandire anzitutto la guida sportiva con lo schienale oltre i 100 gradi che obbliga a una riduzione della curva lombare con conseguente stress compressivo sui dischi e i gomiti stesi. Bisogna invece assumere una posizione comoda con ginocchia e gomiti flessi, schienale a 90 gradi e appoggio lombare che ne segua la curva lordosica. La terapia, come si è potuto capire, è soprattutto preventiva. Ma quando è necessario, oltre ai comuni farmaci antinfiammatori, che risolvono temporaneamente solo il lato sintomatologico della lombalgia, si ricorre al trattamento riabilitativo che tenderà a ripristinare, nei limiti del possibile, il fisiologico assetto della colonna vertebrale intervenendo sulla tonicità della muscolatura paravertebrale, eliminando dolorose contratture e riducendo croniche rigidità articolari responsabili della strutturazione delle alterazioni delle curve.

Per porre quesiti al dott. Salvatore Mazzeo (specialista in ortopedia, traumatologia, medicina dello sport), scrivete a drsmazzeo@libero.it