L’infermiere di famiglia Intervista di Achille Aveta  (Pubbl. 10/07/2019) 

Nel nostro sistema sanitario nazionale è ormai consolidata la presenza del medico di famiglia; tuttavia l’avv. Riccardo Vizzino, già noto per significative iniziative di impegno sociale, si è fatto promotore della creazione di un nuovo profilo professionale: l’infermerie di famiglia. Abbiamo intervistato l’avv. Vizzino nel suo studio, nei pressi della centralissima piazza Garibaldi, a Napoli.

Da anni l’Organizzazione mondiale della sanità – l’agenzia speciale dell'ONU per la salute – sta promuovendo lo sviluppo di uno specifico profilo professionale: il family health nurse, l’infermiere di famiglia; ci dica qualcosa di più al riguardo, avv. Vizzino.

L’iniziativa nasce dalla costatazione, di esperienza comune, che sempre più persone si rivolgono ai presidi ospedalieri per trattamenti sanitari che potrebbero essere effettuati tra le mura domestiche, avendone la possibilità economica. Molto spesso si parla di tutela della fragilità con riferimento ad anziani e disabili, ma per me la fragilità va declinata anche tenendo conto della condizione economica in cui si trova una famiglia composta anche da giovani. Quanti padri di famiglia hanno perso il lavoro e non possono permettersi le cure mediche? Fosse anche la semplice somministrazione di un’iniezione. Quanti non hanno un riferimento territoriale col quale potersi confrontare per soddisfare bisogni così essenziali? Spesso rivolgersi al medico di famiglia non risolve i problemi, quindi, quando la situazione diventa ingestibile, in tanti vanno ad intasare i Pronto soccorso ospedalieri.

In questo contesto di quale utilità può essere la figura dell’ “infermiere di famiglia”?

Si tratta di una realtà di successo in altri Paesi, ma ancora quasi del tutto sconosciuta in Italia. L’infermiere di famiglia è colui il quale può fornire ai cittadini gli strumenti assistenziali utili per sostenere il peso di una malattia o di una disabilità cronica. Il suo è un lavoro realizzato a stretto contatto con l’utente, assistito presso la propria abitazione e tra le persone che compongono la sua famiglia.
Fine ultimo della creazione di questo nuovo profilo professionale sanitario è quello di migliorare gli aspetti attinenti alla salute del paziente aiutando ad evitare comportamenti che possano peggiorarne le condizioni. Nelle intenzioni degli ideatori l’infermiere di famiglia dovrà fornire consulenza sugli stili di vita e sui fattori comportamentali di rischio, assistere le famiglie in materia di salute gestendo i problemi sanitari; dovrà assicurare l’assistenza domiciliare infermieristica richiedendo l’intervento della rete dei servizi territoriali. Inoltre, dovrà promuovere un facile rapporto tra famiglia e medico di medicina generale e sostituirsi a quest’ultimo quando i bisogni identificati sono di carattere prevalentemente infermieristico. Costui, quindi, diventa referente di un gruppo predefinito di famiglie ed in quest’ottica assume un ruolo strategico negli interventi di assistenza preventiva, curativa, riabilitativa e di sostegno. Inoltre, fornire un “servizio infermieristico di alto livello“, dove gli stessi infermieri fanno parte della comunità in cui operano, riuscirà a mobilitare e sviluppare le risorse e le opportunità del territorio migliorando qualità di vita e di salute del singolo e della collettività.

Passando dalla proposta alla realizzazione, cosa si sta già facendo al riguardo?

Il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e la Toscana stanno svolgendo un efficace ruolo di apripista a livello regionale; in Basilicata e Campania è in avanzata fase di realizzazione la formalizzazione di una bozza di proposta di legge alle Regioni affinché si abbia accesso ad una polizza integrativa a partire dalle aziende in cui, in accordo con i sindacati, i lavoratori possano, con un paio di euro al mese, godere di un’indennità per l’assistenza infermieristica familiare. A ciò si aggiunga che si sta lavorando ad una diversa proposta da sottoporre a imprese e sindacati per introdurre, in maniera negoziata, la previsione di una pensione integrativa rivolta a tipologie di disabilità non coperte da istituti previdenziali vigenti.



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