Le nuove frontiere dell’ozonoterapia di Achille Aveta (Pubbl. 28/09/2017)

Quando si parla di ozono, il pensiero corre subito agli effetti dell’inquinamento su questo gas, il cosiddetto buco dell’ozono, che ha determinato un aumento della temperatura media, con una serie di conseguenze negative sul clima globale; infatti, l’ozono è un gas che si forma dall’ossigeno per azione dei raggi ultravioletti negli strati alti dell’atmosfera, a circa 25 km d’altezza, e serve a filtrare tali raggi, molto ricchi di energia, riducendone l’effetto nocivo sulle forme di vita terrestri. Negli anni l’impiego di questo gas è stato limitato soprattutto al campo industriale per la potabilizzazione delle acque, grazie al suo potente effetto sterilizzante e alle proprietà antisettiche. Tuttavia, fin dai tempi della Prima Guerra Mondiale, molte ferite infette furono trattate con ozono per scongiurare la gangrena gassosa, con ottimi risultati. Più recentemente, in campo medico l’ozono ha trovato applicazione in varie patologie. Per saperne di più abbiamo intervistato il, chirurgo ortopedico con decenni di esperienza ospedaliera. In un fresco pomeriggio settembrino, nel suo confortevole studio, che si affaccia su uno scorcio mozzafiato della costiera cilentana, abbiamo chiesto al dott. Mazzeo di illustrarci le nuove frontiere dell’ozonoterapia.

Dott. Mazzeo, l’ozonoterapia trova un consenso unanime nel campo medico? 

Un collega che la pratica da anni mi ha detto, giustamente, che la novità geniale spesso scatena diffidenza piuttosto che curiosità e si è chiesto perché è così difficile accettare una nuova terapia di così grande risultato clinico. Tutto nasce dalla sua tossicità, dovuta alla elevata reattività e al forte potere ossidativo, ossia alla capacità dell’ozono di reagire con i substrati organici generando una serie di sostanze (i famigerati radicali liberi), che sono all’origine di molte malattie. Quindi, utile a grandi distanze dall’uomo, l’ozono è tossico in prossimità degli esseri viventi. Invece, l’esperienza, ma soprattutto i dati scientifici e gli studi sempre più numerosi che ne supportano l’efficacia, ci dicono che la sua azione in campo medico è anzitutto dose-dipendente e si esplica attraverso quattro meccanismi che si sviluppano con la somministrazione di una miscela bilanciata composta al 95-96% di ossigeno e 3-4 % di ozono:

1) azione trofica (cioè iperossigenazione attraverso la formazione di nuovi vasi sanguigni e incremento della cessione di ossigeno, con stimolazione dei processi riparativi);

2) azione antalgica (connessa all’inibizione delle vie nervose responsabili del dolore e della sua percezione cerebrale);

3) azione antinfiammatoria (che consiste nel blocco della sintesi delle sostanze responsabili dell’infiammazione: bradichinina, istamina e altre citochine pro-infiammatorie);

4) decontratturante muscolare (per una migliore ossigenazione dei tessuti).

Questo significa che l’ozonoterapia è la panacea che risolve ogni malanno?

No! L’ozonoterapia non si propone come terapia assoluta e unica. Anzi il suo carattere alternativo e complementare, assolutamente privo di effetti collaterali, ne fa uno strumento che s’inserisce a pieno titolo in un approccio multidisciplinare in molte malattie, soprattutto in campo oncologico e ortopedico. Infatti, da quanto detto circa i suoi meccanismi d’azione, appare evidente come e perché svariate patologie possono trarre benefici da questa terapia.

Quali patologie è possibile trattare con questa metodica.

L’ortopedia è il principale e più noto campo di applicazione di questa terapia e quello che si avvale dei maggiori risultati positivi, documentati statisticamente da una percentuale di successo a breve termine del 65-70%. Vengono trattati il dolore osteoarticolare da artrosi cervicale, dorsale e lombosacrale, le cervicobrachialgie e lombosciatalgie da protrusioni o ernie discali, gli esiti cicatriziali da intervento chirurgico per ernia discale, le stenosi del canale vertebrale, la fibromialgia, la coxartrosi, la gonartrosi, tutte le tendinopatie, le periartriti di spalla, la sindrome del tunnel carpale. In queste patologie l’efficacia terapeutica è dovuta all’effetto antalgico/antinfiammatorio e all’iperossigenazione, nonché alla capacità di ridurre il volume del disco intervertebrale, eliminando così la compressione sulle strutture nervose, che è alla base della insorgenza del dolore. Recenti studi hanno dimostrato anche che l’ozonoterapia svolge effetto di stimolazione sulla cartilagine, e questo spiega il suo recente impiego, in associazione con l’acido ialuronico, nel trattamento dell’artrosi del ginocchio, dell’anca e della spalla. Per l’ernia del disco si effettueranno cicli (10\15) di infiltrazioni paravertebrale bisettimanali e, in caso di mancata risposta, si potrà ricorrere alla discolisi tac\rx o ecoguidata, iniettando l’ozono direttamente nel disco. Si tratta, comunque, di pratiche mininvasive, che vengono accettate dal paziente meglio del classico intervento di discectomia e stabilizzazione con mezzi di sintesi (placche e viti), intervento invasivo i cui esiti cicatriziali spesso portano a una recidiva della sintomatologia.

Abbiamo letto che presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano e l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” si fa uso dell’ozonoterapia come adiuvante nelle cure delle malattie oncologiche; cosa ci può dire al riguardo?

In oncologia l’ozono è un valido ausilio nel trattamento chemio e radioterapico. Il tessuto tumorale è un tessuto che prospera e si riproduce in un ambiente povero di ossigeno, diversamente dal tessuto sano; in quest’ambiente ipossico vengono attivati dei fattori di trascrizione che fanno aumentare il glucosio intracellulare dando più nutrimento alla cellula tumorale, bloccando anche il gene dell’eritropoiesi, ossia la formazione di globuli rossi (ecco perché gli ammalati di tumori sono spesso anemici). Ebbene, l’ozonoterapia si inserisce nel trattamento terapeutico grazie alle sue capacità neoangiogenetiche (cioè di formazione di nuovi vasi sanguigni e, quindi, maggior apporto di sangue e ossigeno), di stimolo sulla emoglobina a cedere più ossigeno e di immunostimolante; tutto questo si traduce in una maggiore efficacia della radio-chemioterapia che arriva meglio in un tessuto rivascolarizzato e più ricco di ossigeno. I pazienti migliorano sensibilmente nel fisico e nell’umore, perdendo quella debolezza cronica che si accompagna alla chemioterapia e all’anemia.

Quindi, in estrema sintesi, l’ozonoterapia interviene nella cura dei tumori perché induce una netta riduzione dell’astenia e una più pronta e migliore efficacia delle terapie tradizionali?

Esatto. Comunque, il campo di applicazione di questa terapia spazia da patologie ischemiche ad ascessi, ferite e ustioni, da malattie neurodegenerative a patologie infettive, autoimmuni; a fronte di costi molto ridotti rispetto ad altre procedure che, però, sono sostenute dalle multinazionali farmaceutiche. Sono sempre più numerosi gli studi che evidenziano l’efficacia clinica dell’ozonoterapia, studi compiuti da scienziati e associazioni che si autofinanziano; sorprendentemente, Paesi in via di sviluppo, come Cuba, con le più basse possibilità di investimento economico in tema di salute, producono significativi studi clinici sull’utilità dell’ozonoterapia.