Le tendinopatie dell’achilleo nello sport  del dott. Salvatore Mazzeo (Pubbl. 12/07/2018)

Il tendine di Achille è una struttura anatomica situata nella regione posteriore della gamba ed ha la funzione di flettere plantarmente il piede. L’azione di spinta del piede durante la marcia o la corsa viene svolta dalla contrazione dei muscoli del polpaccio, il tricipite della sura (i due gemelli e il soleo), che si inseriscono sul calcagno per mezzo della robusta struttura tendinea nastriforme del tendine di Achille.

Si deve ricordare che l’apporto vascolare, che nutre e ossigena il tendine, è scarso nel terzo medio, pertanto le azioni di trazione intermittente e torsione cui è sottoposto possono determinare una ulteriore riduzione dell’apporto ematico. L’ischemia che deriva da queste particolari situazioni danneggia la fine struttura composta da fibre collagene ed elastina, rendendola più fragile e vulnerabile.

SAL8_2jpg

Le disfunzioni dell’achilleo possono essere secondarie a sindromi da sovraccarico funzionale, a problemi posturali (piede cavo o piatto), a errori di allenamento o a calzature inadeguate; tutti questi fattori, insieme al processo di invecchiamento e ad altri stress estrinseci, possono provocare infiammazione, degenerazione e la rottura del tendine.

Le forme cliniche che si possono osservare sono:

  -  la peritendinite (tenosinovite) in cui l’infiammazione coinvolge la guaina che avvolge il tendine (peritenonio );

SAL8_3jpg

  - la tendinite del corpo del tendine;

  - la tendinite inserzionale sul calcagno: la lesione ha sede alla base del tendine. Queste forme sono favorite dal conflitto tra la calzatura e il tendine;

  - la rottura del tendine, che può essere secondaria a una tendinosi (degenerazione con formazioni nodulari in seguito a cronicizzazione dell’infiammazione) o per un trauma diretto.

Modalità di comparsa: senza causa apparente, dopo attività sportiva intensa, cambiamento della superficie o di calzature.

Ritmo: al mattino con l’inizio della deambulazione si può avere una zoppia passeggera, può comparire all’inizio dello sforzo e scomparire col movimento, può manifestarsi dopo uno sforzo prolungato e scomparire con il riposo; può essere permanente, senza recedere.

Sede: il dolore si localizza prevalentemente nella porzione distale del tendine, a 2-6 cm dall’inserzione sul calcagno.

Alla palpazione è dolente, con presenza di eventuali nodularità mobili o fisse facendo flettere ed estendere la caviglia.

SAL8_4jpg

Nella peritendinite il dolore è localizzato in un’area precisa che rimane fissa nell’arco del movimento attivo, mentre nella tendinosi il dolore si sposta lungo l’arco del movimento.

Le indagini strumentali per valutare lo stato anatomico del tendine sono essenzialmente due, la rxgrafia e l’ecografia. Con la rxgrafia si possono apprezzare eventuali calcificazioni o speroni nel contesto tendineo; con l’ecografia è invece possibile studiarne la fine struttura, per eventuali ingrossamenti localizzati, microcalcificazioni o presenza di liquido infiammatorio.

Se si tratta di rotture complete, invece, si noterà un infossamento localizzato e una totale impotenza funzionale alla flessione plantare, oltre a un versamento ematico sottocutaneo (ecchimosi ).

Infine la terapia, che può essere conservativa o chirurgica. Nel trattamento conservativo, uno dei fattori più significativi ai fini prognostici è la durata dei sintomi. Infatti, se la tendinosi è presente da sei mesi o più, l’approccio conservativo diventa più problematico. Nella peritendinite il rischio di rottura è basso e la prognosi risulta migliore rispetto a quella di un soggetto con tendinosi. Utilizzando l’approccio conservativo, una tendinite acuta può guarire in 3\5 settimane, mentre la guarigione di una forma cronica con tendinosi può richiedere fino a 6 mesi. Quindi, il trattamento di carattere generale prevede il riposo funzionale del tendine, la terapia con FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) o corticoidi che alleviano il dolore e risolvono l’infiammazione. La crioterapia ha effetto antalgico e antinfiammatorio, ma transitorio. È consigliabile l’immersione in acqua ghiacciata per 10\15 min 2-3 volte al giorno. La jonoforesi, la tecar, il laser e le onde d’urto sono un utile complemento alla terapia farmacologica. Le infiltrazioni con cortisonici, purché limitate nel tempo ed effettuate da mani esperte attorno al tendine, danno risultati brillanti, soprattutto se associate all’ozonoterapia. Se ne eseguono da 1 a 3 a distanza di una settimana l’una dall’altra. Il massaggio trasverso profondo può essere efficace: 3 sedute settimanali di 10-15 min per 6-7 volte. È consigliabile durante il periodo di cure utilizzare talloniere (bilaterali) per sollevare il calcagno, detendendo così le strutture tendinee e peritendinee. Anche il bendaggio funzionale (taping) talvolta viene associato alle terapie mediche.

SAL8_5jpg

Quando invece il tendine, in seguito a un trauma diretto o, più di frequente, indiretto è interrotto nella sua continuità da una lesione completa, non ci sono alternative all’intervento chirurgico riparativo, che consiste nella sutura dei due monconi tendinei separati e nella successiva immobilizzazione in tutore in lieve equinismo per un mese.

SAL8_6jpg

Segue poi il trattamento riabilitativo della funzione articolare e tendinea della caviglia e

una graduale ripresa dell’attività sportiva.

SAL8_7jpg

Per porre quesiti al dott. Salvatore Mazzeo (specialista in ortopedia, traumatologia, medicina dello sport), scrivete a drsmazzeo@libero.it

commenti sul blog forniti da Disqus