Le patologie della spalla del dott. Salvatore Mazzeo (Pubbl. 09/11/2017)

Un lettore di www.zonagrigia.it mi ha interpellato per un persistente dolore alla spalla sinistra, che gli impedisce i movimenti di flesso-estensione, extra e intrarotazione, abduzione e adduzione. Le patologie della spalla coinvolgono principalmente i tendini, la capsula, i legamenti e la borsa sottoacromiale, e solo tardivamente l’omero e la scapola; quindi, ai fini di una corretta diagnosi, in soggetti giovani o adulti che presentano queste problematiche, è improprio prescrivere una radiografia, con la quale si vedrebbero solo le strutture ossee. Pertanto, fermo restante che anche la spalla va incontro ad artrosi (visibile con le radiografie), ho suggerito al nostro lettore di effettuare una ecografia della cuffia dei rotatori o, meglio, una risonanza magnetica nucleare (RMN). Una volta fatta la diagnosi, clinica e strumentale, l’armamentario terapeutico a disposizione degli specialisti varia a seconda se si tratti di un processo acuto, cronico, degenerativo o traumatico. Senza scendere nello specifico, ci si avvale di terapie che vanno dai semplici farmaci antinfiammatori, alla fisiokinesiterapia (laser, tecar, onde d’urto, campi magnetici, elettrostimolazioni del deltoide, tens, massoterapia) fino alle terapia infiltrativa con preparati steroidei, acido jaluronico e alla innovativa ozonoterapia della cui efficacia, praticandola costantemente, sono buon testimone. Infine c’è la chirurgia, alla quale si ricorre quando la terapia conservativa ha dato scarsi risultati. La spalla è un’articolazione composta dalla testa dell’omero, la glena della scapola e dalla clavicola: tre ossa che, insieme ai muscoli, concorrono a una serie di movimenti che ci consentono di relazionarci con la realtà circostante e di provvedere alle comuni attività personali di vita quotidiana come mangiare, lavarsi, vestirsi, pettinarsi etc. Si comprende allora come qualsiasi patologia a suo carico, anche di modesta entità, possa comprometterne la funzione, determinando una limitazione nei movimenti più o meno importante. I muscoli che l’avvolgono e che la mantengono stabile, insieme alla capsula articolare, costituiscono la “cuffia dei rotatori” e sono: il sovraspinoso, il sottospinoso e il sottoscapolare, muscoli più frequentemente colpiti da patologie degenerative o traumi, insieme al tendine del capo lungo del bicipite, che decorre in un solco osseo dell’omero, e alla borsa sottoacromiale, un cuscinetto ammortizzante situato tra l’omero e la scapola. Questa sintetica descrizione consente di capire perché le patologie degenerative a carico delle strutture cosiddette “molli” siano prevalenti rispetto alle lesioni traumatiche. Il lavoro muscolo-tendineo della spalla, sottoposto quotidianamente, per motivi di lavoro o per pratica sportiva, a continue e ripetute sollecitazioni submassimali andrà prima o poi incontro a una patologia che gli anglosassoni chiamano da overuse. Cioè un impegno che, se ripetuto nel tempo, porta a stressare le strutture interessate fino ad innescare una patologia, prima infiammatoria (che in genere si risolve col riposo funzionale e con farmaci) e poi degenerativa. Ossia i tendini, la capsula articolare e la borsa sottoacromiale, in una prima fase vanno incontro ad accumulo di liquido infiammatorio e sostanze algogene nel contesto della loro struttura poi, perdurando lo stimolo, subentrerà la fase degenerativa caratterizzata dalla fibrosi, dall’ingrossamento, dalle microcalcificazioni e dallo sfibramento, accompagnata da dolore cronico e rischio di rotture. Tutte le categorie lavorative possono essere coinvolte, dall’impiegato al metalmeccanico, tanto per indicare i due estremi. Faccio alcuni esempi. Chi svolge un lavoro “da scrivania”, mantenendo una posizione fissa della spalla per ore, sottopone l’apparato muscolo-tendineo a una tensione costante che, nel medio e lungo periodo, provocherà una infiammazione. Una casalinga che quotidianamente, quando stira o pulisce i vetri ad esempio, ripete lo stesso movimento contro resistenza per ore, avrà lo stesso esito. Per non parlare degli operai delle industrie e degli sportivi (lancio del peso, tennis, scherma, pallavolo, basket, nuoto..), che compiono escursioni articolari submassimali con o senza pesi per anni. Con questo non voglio dire assolutamente che bisogna limitare al minimo indispensabile i movimenti della spalla, anzi si incorrerebbe nel fenomeno opposto, la rigidità articolare, perché fisiologicamente i tessuti molli hanno bisogno di estendersi e contrarsi, insomma devono fare il loro lavoro per nutrirsi e mantenere quella elasticità che consente alla articolazione di muoversi naturalmente nei piani dello spazio.

 Per porre quesiti al dott. Mazzeo (specialista in ortopedia, traumatologia, medicina dello sport), scrivete a drsmazzeo@libero.it