I RACCONTI DI GIOVANNI RENELLA

Sfumature (Pubbl. 26/02/2018)

Ora che aveva finito, la guardava rapito, come solo un amante ancora preso dalla passione riesce a fare e nella sua mente riaffiorava la riflessione di Stendhal sulla capacità dell’amore di cogliere sfumature invisibili a un occhio indifferente.

Lei era immobile, spalle al muro, appagata dal trasporto con cui lui aveva saputo muoversi sapientemente su di lei,donandole emozioni che non aveva mai provato prima, tanto che, a guardarla, sembrava il ritratto dell’estasi!

All’inizio i loro approcci erano stati timidi, come si conviene a chi si è appena conosciuto.

Giusto un abbozzo fatto con pochi e semplici gesti che già tratteggiava, comunque, quello che sarebbe stato il disegno che li avrebbe uniti.

Con il trascorrere del tempo, avevano raggiunto una maggiore confidenza e si erano lasciati andare.

Il tocco che lui esercitava su di lei era sempre lieve ed elegante, mai rozzo o grossolano, quasi una carezza, che però lasciava un segno indelebile.

Dal canto suo lei, offrendogli tutta se stessa, riusciva a sfinirlo per la generosità con cui si donava e che quasi lo costringeva, per non esser da meno, a non concedersi pause.

E quando si lasciavano non era mai per un periodo di tempo troppo lungo: non riuscivano a fare a meno l’uno dell’altra.

Sotto certi aspetti sembrava quasi un rapporto fra carnefice e vittima: lui bello e dannato, con la sua chioma al vento, pronto a fargliene di tutti i colori appena ne aveva l’occasione; lei sempre lì ad aspettarlo e ad accoglierlo ogni volta che lui decideva di tornare, pronta a lasciargli fare tutto ciò che voleva.

Chi può dire se fu vero amore o solo una passione passeggera: la verità, per dirla con Bukowski, sta nelle sfumature!

Sta di fatto che non appena il dipinto fu completato, la tela se ne andò su di un cavalletto a fare bella mostra di sé in una galleria d’arte e il pennello si consolò con una tela immacolata.