I RACCONTI DI GIOVANNI RENELLA

Nottataccia (Pubbl. 24/04/2018)

Solo dopo essersi accorto che l’oscurità stava per cedere il passo alle prime luci dell’alba, aveva deciso di mollare la presa.

Dopo averlo tormentato per un’intera notte, era ormai sul punto di allontanarsi, non prima, però, di essersi accertato di aver lasciato un ricordo indelebile: era questo un aspetto del suo lavoro a cui teneva in particolar modo.

I lineamenti trasfigurati del malcapitato confermavano l’esito positivo della sua performance: adesso poteva anche uscire di scena.

Mentre procedeva a ritroso, lungo il percorso che lo avrebbe riportato al punto da cui si era mosso la sera prima, ripensava, perfido, al criterio con cui aveva scelto sua vittima.

Dopo l’imbrunire, aveva vagato a lungo, nell’ombra, prima di soffermarsi davanti alla finestra illuminata di quella casa; sbirciando all’interno lo aveva visto lì, ancora seduto al tavolo della cucina, pochi minuti prima della mezzanotte, mentre finiva di ingozzarsi.

Era stato un attimo, giusto il tempo di esaminare gli avanzi della cena lasciati nei piatti, e la decisione era stata presa: per quella notte sarebbe toccato a lui!

Lo aveva seguito con lo sguardo mentre si trascinava, satollo, verso la poltrona davanti alla tv e aveva avuto la pazienza di fargli assaporare, senza importunarlo, quel lento abbandonarsi alla sonnolenza che, immancabilmente, segue ogni pasto abbondante, specie se accompagnato da generose libagioni: l’esperienza gli aveva insegnato che doveva aspettare la fase più profonda del sonno, prima di entrare in scena.

E così si era messo lì, comodo, ad attendere che la vittima predestinata si ridestasse da quel temporaneo abbiocco e andasse, finalmente, a coricarsi.

Gli aveva concesso il tempo necessario a sprofondare in un sonno profondo prima di irrompere, platealmente, sulla ribalta onirica del suo subconscio, con una gamma di effetti speciali che avrebbero fatto invidia al più accorsato regista di film horror.

Complice un’intera bottiglia di vino e il pesante pasto serale consumato poche ore prima, anche per quella notte l’incubo ebbe gioco facile nell’agitare la notte dello scalognato di turno.