I RACCONTI DI GIOVANNI RENELLA

Implacabile (Pubbl. 23/03/2018)

Erano passati solo pochi minuti da quando lei era lì, eppure non riusciva ancora ad allontanare da sé la sensazione di fastidio provocata da quel sorrisetto complice del portiere, che l’aveva, come dire, “accompagnata” su da lui: di quel ghigno perfido, e quanto mai inopportuno stampato sulla faccia di quell’idiota, si sarebbe ricordato al momento della regalia per l’imminente Pasqua!

Superatala spiacevole sensazione provocata dall’impertinenza del portinaio, sul cui passato di squallido ruffiano ormai non aveva più dubbi, il suo sguardo tornò su di lei.

Impeccabile, in quel suo completino bianco e blu, altera, come solo poche sapevano essere,aveva la consapevolezza, sperimentata in innumerevoli occasioni, di mettere in soggezione chiunque avesse la ventura di imbattersi in lei: anche il più scafato degli uomini era attraversato da un brivido lungo la schiena quando si trovava al suo cospetto!

I maschi, qualunque fosse la loro estrazione sociale o condizione economica, la temevano; le femmine, da parte loro, invidiavano la sua capacità di riuscire a mettere in ginocchio anche il più arrogante degli esemplari dell’altro sesso.

Gli approcci per scoprirla erano i più disparati, alcuni soft, altri decisamente più ruvidi.

Messa a nudo e finalmente libera da ciò che occultava le sue forme agli sguardi indiscreti, celandone l’essenza alla curiosità degli estranei, lasciava i malcapitati senza fiato; e non erano rari i casi di svenimenti.

Le sue fattezze, una volta scoperte, potevano essere dirompenti ed avere l’effetto esplosivo di una bomba-carta!

Lo stupore, misto ad un senso di inadeguatezza e di consequenziale angoscia, con cui gli uomini la osservavano, le era indifferente.

L’esperienza di tanti anni le aveva insegnato che, superata l’irruenza dei primi momenti e smorzata la rabbia, sarebbe stata lei a condurre il gioco, confondendoli, per poi soggiogarli, fino a divenire il loro pensiero fisso, per un lungo, lunghissimo tempo.

Alla fine subentravano la rassegnazione e la consapevolezza di non poter scappare: non esistevano vie di fuga o anfratti in cui rintanarsi che lei non riuscisse a scovare.

Era capace di raggiungerli ovunque, per tormentarli, fino a fargli perdere il sonno.

Implacabile, come solo una cartella di Equitalia sapeva essere.