I RACCONTI DI GIOVANNI RENELLA

Lacerazione (Pubbl. 20/11/2017)

Sin da quando era stata stabilita la data dell’evento, aveva avuto come un presentimento, una sorta di istintiva consapevolezza che, questa volta, non sarebbe riuscito a giungere fino alla fine senza rompere quell’equilibrio così faticosamente raggiunto dopo la sua ultima apparizione in pubblico.

All’epoca, per ricongiungere le due parti lacerate, era stato necessario l’intervento della massima autorità del settore presente su piazza, che addirittura vantava di aver prestato i suoi servizi presso le più antiche casate nobiliari della città, riuscendo ad accomodare situazioni ben più compromesse.

Solo grazie alle conoscenze di quest’ultimo, alla sua esperienza e alla sua abilità, alla fine si era riusciti a rinsaldare ciò che era stato così bruscamente separato.

Ma quanto gli era costato il “risarcimento” di quella che aveva rischiato di diventare una figuraccia: sia in termini economici, sia sotto il profilo psicologico.

Se infatti provava a considerare il rischio a cui era stata esposta la sua dignità, solo per un caso fortuito non esposta al ludibrio generale, un brivido freddo ancora lo percorreva dalla cintola in giù.

Da allora, ne aveva perso in sicurezza, in scioltezza dei movimenti.

Però, come spesso accade, rinsaldate le parti, si era sentito come nuovo e, trascorso un considerevole lasso di tempo dalla sua ultima uscita, aveva dimenticato l’increscioso incidente e si era riproposto di partecipare all’imminente cerimonia.

Sapeva di riuscire ad esercitare ancora un forte ascendente e che la scelta sarebbe caduta su di lui, rendendolo il protagonista di quella nuova uscita.

Era rimasto rinchiuso in casa non so per quanto tempo e non vedeva l’ora di sgranchirsi un po’ le gambe; e quale migliore occasione di un bel matrimonio!

Lui doveva esserci, non poteva mancare: ne andava del prestigio che doveva recuperare fra i suoi pari, sebbene si fosse sempre ritenuto, di gran lunga, il più in gamba di tutti.

Era deciso, avrebbe accompagnato la sposa all’altare.

Elettrizzato per l’atmosfera di festa che si era creata tutt’intorno, si lasciò prendere dall’entusiasmo.

Ma il destino, burlone, era lì in agguato.

Fu proprio in quei fatidici momenti, fra i reiterati inviti del sacerdote ad alzarsi e sedersi durante la funzione religiosa, che si consumò lo strappo.

Provato dal dover contenere una decina di chili di troppo, concentrati fra la pancia e i glutei, il pantalone del padre della sposa tornò a scucirsi sul retro, disegnando un beffardo sorriso capovolto,che provocò l’ilarità generale degli invitati.