Il viaggio (Pubbl. 13/09/2017)

A volte si nasce con un destino già segnato, addirittura immutabile; anche se capita,per uno strano scherzo della sorte, di avere sempre nuove opportunità per poter ripartire: come sovente accadeva  a lei.

Quanto avrebbe voluto godere più a lungo del refrigerio di una boccata d’aria, prima di essere proiettata in quel lungo viaggio, dall’epilogo sempre uguale a se stesso.

Il senso del dovere, comportandosi da indiscusso arbitro del suo fato, le imponeva invece un repentino avvio del cammino previsto, non appena fosse venuta allo scoperto.

Di conseguenza non aveva neppure il tempo di guardarsi intorno, almeno per capire con chi doveva relazionarsi di volta in volta, che subito si trovava ad essere risucchiata dal tourbillon del movimento che caratterizzava la fase iniziale del percorso stabilito: unico ed immutabile.

Sapeva di essere votata ad una giusta causa e che il suo sacrificio non sarebbe stato vano; ma quale supplizio l’essere libera solo pochi secondi, prima di doversi tuffare in quell’oscurità da cui non sarebbe più riemersa!

Eppure, ogni volta, affrontava quella prova con il dignitoso silenzio e la rassegnazione di chi sa di essere votata a sacrificarsi per il bene degli altri.

Un messaggio forte, di speranza, quello che accompagnava i suoi viaggi, fatto di una complicità e di un’intimità difficilmente comprensibili da occhi estranei, ma per lei naturale e privo di qualsiasi malizia o risvolto esecrabile.

Solida, nella sua struttura fisica, ma pronta a sciogliersi e a dare il meglio di sé durante il tragitto che doveva compiere, oggi era accolta quasi con nonchalance, rispetto agli anni in cui aveva fatto il suo debutto in società, fra non pochi imbarazzi e risatine complici e impertinenti.

Fredda e alla fine distaccata, ogni volta che la tiravano fuori dal blister, la supposta affrontava stoicamente il suo destino, sperando solo che più lieto le fosse l’avvio del viaggio.