I RACCONTI DI GIOVANNI RENELLA

Regali di Natale (Pubbl. 05/12/2017)

Puntuale, come ogni anno, il mese di dicembre era arrivato, portando con sé il Natale.

Immancabile si sarebbe così riproposto il rito dei regali, divenuto col tempo indispensabile, più che di buon augurio, per poter affrontare il futuro con maggiore serenità.

Le richieste pervenute erano di tenore un po’ diverso rispetto al passato, sicuramente più onerose sotto il profilo della consistenza economica.

Una volta ci si accontentava di meno: e anche questo era un segno del cambiamento dei tempi!

Ma lui, come imponeva la tradizione, avrebbe esaudito i desideri di tutti.

E così, il primo sabato dell’ultimo mese dell’anno, davanti al camino scoppiettante della sua baita di montagna, si ritrovava ad impacchettare i tanti regali che avrebbe dovuto consegnare in occasione delle festività natalizie.

Aveva diviso il paese in macro zone, che sembravano ricalcare i nuovi collegi elettorali, così come erano venuti fuori dalla riforma.

Seguendo questo schema, consolidato nel tempo, era sicuro che alla fine nessuno avrebbe avuto di che lamentarsi o recriminare: era un professionista, con alle spalle tanti anni di esperienza.

Sapeva bene, ad esempio, che nella distribuzione dei regali bisognava tener conto delle parentele, delle amicizie, dell’importanza della funzione svolta e della capacità di incidenza in qualsivoglia processo che potesse essere condizionato.

E allora si industriava per soddisfare le richieste dell’uno e dell’altro, con regali costosi e cadeau, senza badare a spese.

Fra i tanti, però, i regali che preferiva fare erano i contanti, meglio ancora se raccolti in mazzette: un evergreen destinato a non tramontare mai!

Quelle banconote fruscianti gli riportavano alla mente, non senza un pizzico di nostalgia, i bei tempi degli inizi della sua carriera, quando a Natale andava in giro con la sua ventiquattrore piena di biglietti di banca.

Ciò che continuava a stupirlo, oggi come allora, era la rapidità con cui quei soldi passassero di mano, finendo in un “amen” nelle tasche senza fondo dei tanti corrotti, capaci di far girare il mondo a proprio piacimento.