Guerra al terrore, che fare? 

di Gaetano Placido (Pubbl. 31/03/2016)

Nessun dubbio! L’attacco terrorista dell’ISIS a Bruxelles è stato un colpo inferto al cuore del vecchio continente. Ha colpito il simbolo stesso dell’Europa e di tutti i suoi cittadini. Si è verificato, infatti, non solo all'aeroporto, ma nelle stazioni della metropolitana, proprio nella zona delle istituzioni comunitarie. Ovvio che nella gente si stia diffondendo un sentimento di umana e comprensibile paura, meno ovvio che parti ben identificate della “politica” strumentalizzino questi tragici fatti per portare l’ennesimo affondo al dramma delle migliaia e migliaia di rifugiati che fuggono dalle guerre che imperversano nell’area medio orientale. Sbagliato, oltre che ingiusto, accomunare vicende diverse. Un modo miope di affrontare l’emergenza sicurezza tuttora in atto. Occorre più che mai mantenere i nervi saldi, fare un’analisi accurata degli sbagli commessi dall’occidente nella gestione di conflitti che hanno radici ataviche e cause risalenti agli sciagurati errori strategici commessi in questi anni, complici il mercato delle armi e l’accaparramento delle risorse petrolifere. La destabilizzazione di Stati sovrani, governati (è pur vero) da spietate tirannie, è avvenuta senza alcun progetto alternativo di reinsediamento di una nuova classe dirigente. I fantasmi di Saddam Hussein e di Gheddafi tuttora aleggiano spavaldi, generando e moltiplicando nuovi e più sanguinari mostri   individuabili, per lo più, nel loro vecchio apparato di potere. Per non parlare del ruolo che nell’attuale congiuntura stanno avendo presunti alleati dell’Occidente, Arabia Saudita e Turchia in primo luogo. In questo “grigio” scenario, brilla l’assenza degli Stati Uniti, per nulla inclini ad assumere la leadership della situazione e di un’Europa sempre più assimilabile ad una mera “espressione geografica”, un corpo senza testa. Che fare? Occorre che gli organismi internazionali, a partire dall’ONU, assumano la guida di una guerra asimmetrica e dunque non affrontabile con le tradizionali strategie belliche. Solo un’azione congiunta degli Stati, organizzando al meglio ed in maniera sinergica le proprie “intelligence” può offrire risposte efficaci nel medio e lungo periodo. Senza con questo arretrare sul piano della difesa delle nostre conquiste democratiche e costituzionali. Sicurezza e Democrazia non possono diventare categorie contrapponibili. Bisogna costruire risposte ferme che superino egoistici interessi nazionali, chiamando i popoli a mobilitarsi contro chi vuole minare i nostri principi di libertà. Ma non basta. Le comunità islamiche, sparse nel pianeta, devono far sentire chiara e forte la propria voce di condanna e di denuncia nei confronti di quelli che ammantano le loro gesta barbariche di false motivazioni religiose. Pensiamo all’altra grande tragedia che ha colpito la città pakistana di Lahore ed a quelle che si stanno susseguendo nel mondo. Solo così potremo sperare di battere coloro che vogliono riportare indietro l’orologio della storia