Dalla rottamazione dei politici alla rottamazione della Politica                         

di Franco Mennitto (Pubbl. 31/03/2016)

Ebbene: sembra che alla fine Antonio Bassolino abbia deciso di non candidarsi. Non foss’altro, si dice, per non prendersi le colpe di una sicura sconfitta di Valeria Valente, candidata ufficiale del PD, uscita vincitrice delle primarie cittadine per la scelta del sindaco per pochissimi voti e fra infinite polemiche e accuse di brogli. La decisione ufficiale, al momento, ancora non c’è e l’ex governatore sembra ancora fortemente legato alla “ditta” e in attesa dell’onore delle armi. C’è da dire che i metodi poco “ortodossi” utilizzati dai sostenitori della Valente, già sostenitori di Bassolino per il passato e con gli stessi modus operandi, lasciano molti dubbi sull’utilità delle primarie. Ciò soprattutto nelle nostre zone dove i politicanti locali somigliano sempre più a gerenti di serbatoi di voti che migrano di partito in partito, e di corrente in corrente, gestiti da comitati elettorali al servizio del potente di turno che se ne serve per aumentare il proprio potere contrattuale e ottenere qualche poltrona più pesante. Il partito che si candida ad andare oltre il partito, e a  diventare il “Partito della Nazione”, ha una struttura estremamente porosa che già durante le ultime elezioni regionali, in nome del pragmatismo utilitaristico di stampo deluchiano, ha accolto ex berlusconiani, cosentiniani e indagati con il loro coacervo di interessi e di appetiti piccoli e grandi. Del resto i voti sono come la pecunia: non puzzano. E se sono necessari per arrivare allo scopo, cioè a governare, non si sta tanto a sottilizzare sulla provenienza. Gli impresentabili in politica non esistono, soprattutto se portano voti. Renzi docet.Come la società, anche i partiti sono diventati liquidi, alcuni addirittura gassosi e virtuali, pronti ad assumere la forma del contenitore che li ospita. Mancano i luoghi di formazione e di selezione della classe politica. Manca il radicamento sul territorio, l’ascolto dei bisogni e, soprattutto, la capacità di sintesi e di elaborazione che una volta caratterizzava il lavoro delle sezioni. Le campagne elettorali marcano sempre più un’assenza di differenza fra i programmi elettorali, in una giostra di copia e incolla e una indifferenza crescente che non fa che aumentare il partito dell’astensione, e a parlare di Destra e di Sinistra si viene accusati di essere prigionieri di una logica e di una cultura politica “ottocentesca”. E la riforma elettorale in itinere sembra approfittare e assecondare, se non promuovere, questo svuotamento della politica e l’allontanamento di sempre più ampie fette di popolazione, introducendo il concetto dell’uomo solo al comando, frutto di una logica accentratrice che mette nelle mani di un solo uomo e di un solo partito, che rappresenterà non più del 20/25% dei votanti, un potere discrezionale enorme, e che bypasserà ogni contrappeso previsto dai padri costituenti, in nome della governabilità. C’è spazio per il solo Partito della Nazione che dovrà coincidere con quello del leader. Il resto sembra essere “fuffa”. Anche se per noi è democrazia.