È finita?! di Giuseppe Capuano (Pubbl. 30/12/2017)

Quando in Italia il servizio militare era obbligatorio le giovani reclute solevano salutarsi con un urlo: è finita! Il ciclo annuale è certo che sta per concludersi, il 2017 volge alla fine. Anche la 17° legislatura è finita, si voterà il 4 marzo. La rivoluzione della Terra intorno al Sole si è conclusa e ricomincia uguale. Anche il ciclo politico elettorale si è concluso e ricomincerà con regolarità, come è giusto che sia in una democrazia parlamentare. In questi giorni siamo tutti sommersi da articoli che, utilizzando la coincidenza con la fine dell’anno, tentano di fare bilanci e si azzardano in previsioni. Ogni bilancio è di parte, almeno nel giudizio. Che ci sia un eccesso di personalizzazione, di leaderismo, nella vita istituzionale italiana è l’indubbio segno di un sistema malato. Il quesito “cosa fare?” e “perché farlo?”, sembra irrilevante rispetto alla questione di chi sarà l’uomo al comando. Berlusconi per vent’anni, poi Renzi, preceduto da Monti, che ha lasciato una pesante traccia, e domani chi? Proposte, progetti, quale idea di società guiderà l’azione del prossimo governo pochi lo dicono. Sono i NO che sovrabbondano. Troppi governi si sono succeduti cambiando l’amministrazione pubblica e politica, ma sempre e solo con il dichiarato obiettivo di risparmiare risorse finanziarie, senza mai dire per fare cosa. Questo gioco è talmente consolidato che sia i commentatori che i protagonisti della vita politica pubblica partono in “automatico”, sordi a quanto avviene intorno a loro. I temi internazionali, la pace, la guerra, gli accordi sui cambiamenti climatici, la gestione delle emergenze umanitarie sono, almeno per adesso, usciti dal confronto/scontro tra i partiti. Si cerca soltanto di individuare chi è contro l’euro per attaccarlo, ma senza spiegare perché sia giusto mantenerlo. La questione della gestione dei flussi di migliaia di disperati da faccenda internazionale è diventato argomento locale, localissimo, quasi condominiale, casalingo. Di Maio, il leader di M5S tenta di uscire dal coro, ma anch’egli ricade nella logica degli altri anche per evitare di perdere ogni audience mediatica. Di Maio è il nuovo nemico da battere. Lo spettro comunista evocato da Berlusconi oggi assume altre sembianze. A quelli che si pensa non raggiungeranno i numeri utili per proporre la premiership si rivolge poca attenzione anche se hanno tra i promotori i presidenti di Camera e Senato oltre a che tante personalità storiche della sinistra. Il problema è che tra Napolitano, Berlusconi, Monti e Renzi, il vuoto che si è andato determinando tra istituzioni e società è enorme. Anche alle grandi confederazioni sindacali, che pur sono riuscite a strappare all’ultimo minuto la firma per il rinnovo contrattuale dei pubblici dipendenti, non si è dato agio di intessere un serrato dialogo con i lavoratori, tra i cittadini, come da tradizione, sia sulle questioni contrattuali che sull’insieme dei problemi che attanagliano il mondo del lavoro. Il dramma collettivo che stiamo vivendo è quello di essere sempre più rinchiusi nelle nostre casematte, costretti ad alzare muri sempre più alti nella comunicazione. Chi ha veramente a cuore il futuro proprio e della propria progenie, della propria storia collettiva, deve oggi porsi l’obiettivo di rompere gli argini, di invadere gli spazi pubblici e costringere tutti all’assunzione di responsabilità. Non bisogna più permettere che il destino dei parlamentari, dei segretari di partito, dei ministri e dei presidenti del consiglio si mescoli con il destino del Paese. Se i partiti sono alle prese con la scelta dei candidati, chi è fuori dal giro deve porsi ben altri obiettivi. La campagna elettorale non può ridursi a scelte meramente tatticistiche. Le diverse formazioni politiche devono essere costrette da una forte spinta popolare ad indicare soluzioni ai problemi.

Commento di  antoruss51@gmail.com

Come sempre Capuano conciso, chiaro e come sempre ha fatto centro. Cosa pensare di questi selvaggi della politica che tutto fanno tranne che lavorare per la gente comune, per quella gente che effettivamente tira la carretta ITALIA. Povera Italia nostra e poveri coloro che hanno dato la vita per la nostra Repubblica. La sinistra ha una grande colpa, quella di frazionarsi, di farsi a pezzetti per non contare più nulla e consegnare l'Italia in mano a sciacalli.