XI Congresso della CGIL: concluso il percorso in Campania   di Giuseppe Capuano (Pubbl. 26/11/2018)

Napoli, 22 e 23 novembre, Stazione Marittima. La mastodontica struttura, vuota per la maggior parte dell’anno, ha ospitato l’XI Congresso della CGIL della Campania. Quello regionale chiude il giro nella regione, restano solo quelli nazionali delle categorie e poi quello nazionale a Bari a gennaio 2019. Quello in corso non è un congresso di routine per la più grande organizzazione sindacale italiana anche perché, per la prima volta nella sua storia centenaria, coincide con la scadenza del mandato del Segretario Generale. La CGIL è un’organizzazione semplice nella sua complessità. Cresciuta secondo modelli organizzativi tipici dei partiti della sinistra, ha poi elaborato meccanismi diversi sempre attenti all’unità di tutte le sue componenti e a una direzione collegiale che limitasse la deriva leaderistica. I Segretari generali delle categorie e della confederazione sono eletti dalle assemblee generali, a loro volta elette nei congressi. Per la sua storica appartenenza alla sinistra, come con orgoglio ha ribadito il segretario uscente Giuseppe Spadaro, questa organizzazione ha attraversato e sta attraversando momenti di grande difficoltà. La crisi, lo scioglimento dei partiti storici e di quello che ne è derivato, le politiche dei governi, di centro sinistra e di centro destra, che hanno lavorato alla demolizione del sistema di garanzie per il mondo del lavoro dipendente, l’azione continua volta alla delegittimazione della rappresentanza sindacale, hanno messo a dura prova la sopravvivenza stessa della CGIL. Un processo iniziato con l’accordo separato alla Fiat che escluse la FIOM, fino al colpo di grazia tentato dal Governo Renzi con la stangata allo Statuto dei Lavoratori, il jobs act, che tra le altre cose ha cancellato l’articolo 18, il quale obbligava i padroni alla riassunzione del lavoratore licenziato senza giusta causa. Perseguendo una strategia che viene da lontano, il gruppo dirigente guidato negli ultimi otto anni dalla Camusso ha lavorato, non senza difficoltà, alla costruzione di un ruolo autonomo dell’organizzazione nei confronti del sistema politico anche sconfinando in ambiti non tipicamente sindacali (raccolta di firme per l’indizione di un referendum per l’abolizione dell’estensione dell’uso dei voucher, presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare, la Carta dei diritti del lavoro). Tutto questo sta passando nel congresso e in modo non del tutto indolore. In Campania poi la CGIL è uscita da una fase particolarmente difficile, passata per il commissariamento sia della Camera del Lavoro di Napoli che della struttura Regionale, per conclamate ed evidenti incapacità dei vecchi gruppi dirigenti di gestire la macchina organizzativa in condizioni mutate, una crisi che ha rischiato di portare alla bancarotta l’organizzazione. Accorti sono stati gli organizzatori del congresso a riportare il confronto su un piano generale, respingendo ogni tentativo di ridurre il pur evidente scontro politico interno, che passa attraverso le divisioni su chi dovrà succedere all’attuale segretario generale (Landini o Colla), a questioni di spartizioni di potere o di personalistiche battaglie tra leader. Dopo la proiezione di un bel filmato, che ha ricostruito i momenti salienti delle vertenze degli ultimi anni, il congresso si è aperto con un discorso di Alex Zanotelli. Senza nessuna presentazione, mentre le luci in sala si stavano riaccendendo, il piccolo grande uomo era già al microfono e si è presentato. “Sono un missionario e vorrei ricordare a tutti voi il senso di una parola, la vostra parola: sindacato. Viene dal greco syn (insieme) e dike (giustizia). Stare insieme per la giustizia”. Il suo intervento è stato a tratti una supplica a non dimenticare gli ultimi, a tratti un vero atto di accusa al sistema economico nazionale ed internazionale, ai Nord del mondo che crescono sfruttando e depredando i Sud del mondo; ma anche un discorso politico di prospettiva che auspica l’unificazione dell’intero mondo del lavoro in un unico grande sindacato. Giuseppe Spadaro nella sua articolata relazione non è riuscito a nascondere l’emozione per un discorso che guardava oltre il semplice commiato: “Lascio quest’incarico che mi ha onorato perché non credo all’idea che esistano uomini buoni per tutte le stagioni. Mi faccio da parte perché è giusto dare spazio ad altri, magari più giovani che hanno il diritto e il dovere di cimentarsi con nuove grandi responsabilità”. E così è stato. Dopo due giorni di congresso è stato eletto segretario generale Nicola Ricci, 54 anni, una vita nel sindacato, eletto con il 57% dei voti. In una grande organizzazione il monolitismo può provocare grandi danni, favorendo la nascita di gruppi di interesse; Ricci è espressione della scelta della segretaria uscente Camusso a favore della candidatura Landini. Altri pensano che Colla possa meglio rappresentare l’idea di un sindacato che stia ad un passo immediatamente dietro le scelte dei gruppi politici, che magari li affianchi, apra con loro un confronto anche serrato, ma che in nessun caso provi a riempire spazi lasciati vuoti dalla politica istituzionale. Lo scontro/confronto è tutto aperto e potrà costituire stimolo a far meglio il proprio lavoro a tutti i soggetti in campo.

 
 
 
 
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