Il lato oscuro della democrazia di Useppe (Pubbl. 24/12/2018)

La conquista civile della democrazia parlamentare ha un valore indiscutibile. Noi, italiani d’Europa, dovremmo ben saperlo. È giusto chiudere questo 2018 ripensando alle tante targhe e iscrizioni deposte in ricordo della fine della prima guerra mondiale (1918) e dell’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana (1948). Una fine e un inizio intervallati da trent’anni terribili di totalitarismi e di genocidi. Trent’anni in cui gli Stati e i “popoli”, invece di costruire la loro storia muovendosi con delicatezza e rispetto sul tappeto di 17 milioni di cadaveri che l’esperienza bellica aveva disteso nelle terre d’Europa, hanno fatto a gara nel ritingerlo di rosso e di nero di altrettante vittime innocenti tanto che si stima che tra il 1933 e il 1945 circa 17 milioni furono le vittime della sola ferocia nazista, fino a giungere, nell’intero mondo in guerra, al terribile conto finale di 68 milioni di morti. Dire che dalla fine della seconda guerra mondiale nulla è cambiato, sarebbe un errore fatale. Di guerre son continuate a essercene. Nel sud est asiatico, Cambogia, Corea, Vietnam, e poi nel martoriato medio oriente, il genocidio del popolo palestinese e non solo. La lista dei “conflitti locali”, che continuano a disseminare morte e distruzione, è ancora troppo lunga e vergognosamente sottaciuta. Certo è che però “dichiarazioni di guerra” di uno stato contro un altro non se ne sono più pronunciate. I conflitti sono direttamente gestiti e amministrati dai centri di potere, dove interessi finanziari, economici e industriali la fanno da padroni. Il rischio è allora che quella democrazia parlamentare conquistata in Italia e poi in Europa da tanti paesi, modello da esportare, parametro di valutazione nei rapporti tra gli Stati, rischia quotidianamente di diventare una facciata, una veste da indossare sotto cui nascondere il peggio del peggio che gli esseri umani sanno produrre. In Italia, proprio in questi giorni, stanno emergendo nuove sconcertanti verità sulle stragi “casalinghe”. I depistaggi operati da strutture dello Stato contro lo Stato. Magistrati e giornalisti uccisi perché stavano svelando intrighi, commistioni tra interessi mafiosi, potentati economici e parte dei servizi di Stato. Nelle settimane passate, con comunicazioni folcloristiche cui ci stanno abituando i nuovi governanti, sono stati svelati interventi di manine che tentavano di sabotare la manovra economica e, ancora, la cronaca di oggi ci parla delle dimissioni di uno di quegli alti funzionari di Stato che hanno manomesso il documento economico giunto al vaglio del Parlamento. Fatti sconcertanti che, se s'indagasse meglio, spunterebbero come funghi nei meandri delle Pubbliche Amministrazioni, centrali e periferiche.

Sono tutti segnali della profonda crisi in cui versa il sistema democratico parlamentare in Italia come altrove. Una crisi ricorrente, avvertita come ineliminabile. Il cancro che si insinua nelle istituzioni, che cerca di piegarle ad interessi particolari, difficilmente potrà essere eliminato del tutto anche perché produce subdole metastasi. Ma il sistema ha tutti gli strumenti per potersi rigenerare, nel rispetto della Costituzione. Il Parlamento, nei suoi due rami, deve rivendicare maggior ruolo e saper difendere le proprie prerogative. Allora sì che gli lettori potranno sentirsi parte della comunità cui appartengono e nuovamente invogliati a selezionare con maggiore oculatezza i propri rappresentanti, ridando al voto il valore di massima espressione della volontà degli elettori.

 
 
 
 
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