Quale etica in politica? di Achille Aveta (Pubbl. 23/05/2016)

Qual è il rapporto tra etica e politica? Sono l’una estranea all’altra, o l’etica vale per l’azione politica come per tutte le altre attività dell’uomo? L’etica non è un carro sul quale si possa decidere di salire o scendere a proprio piacimento. L’etica assoluta è quella che comanda: «Non resistere al male con la violenza»; invece, il precetto che vale per il politico è: «Devi resistere al male con la violenza, altrimenti sarai responsabile se esso prevale». L’etica assoluta persegue il dovere della verità; si tratta di un dovere incondizionato: WikiLeaks docet. Infatti, scopo dichiarato di Julian Assange e soci è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica e di una più forte democrazia. È evidente che l’etica assoluta non si preoccupa delle conseguenze. Come scriveva Max Weber, dobbiamo renderci conto che ogni agire orientato in senso etico può oscillare tra due massime radicalmente diverse e inconciliabilmente opposte: può essere cioè orientato secondo “l’etica della convinzione” oppure secondo “l’etica della responsabilità”. Vi è una insuperabile differenza tra l’agire secondo la massima dell’etica della convinzione – la quale, in termini religiosi, suona: «Il credente opera da giusto e rimette l’esito delle proprie azioni nelle mani di Dio» - e l’agire secondo la massima dell’etica della responsabilità, secondo la quale bisogna rispondere delle conseguenze prevedibili delle proprie azioni. La persona animata dall’etica della convinzione si sente responsabile solo in relazione al dovere di tenere accesa la fiamma della convinzione pura, per esempio quella della protesta contro l’ingiustizia dell’ordinamento sociale. Chi ragiona secondo l’etica della responsabilità tiene conto di tutte le prevedibili implicazioni derivanti dalle proprie azioni; costui dirà: «Queste conseguenze saranno imputate al mio operato». Chi voglia occuparsi “professionalmente” di politica dev’essere consapevole dei paradossi etici, ai quali si espone, e della propria responsabilità di fronte a ciò che egli può diventare per effetto di quelli. Infatti, la politica consiste in un tenace, anche se lento, superamento di dure difficoltà, da compiersi con passione e discernimento. L’esperienza storica dimostra che il possibile non verrebbe raggiunto, se nel mondo non si tentasse sempre l’impossibile. Chi si accinge a quest’impresa – ricordava Weber - deve foggiarsi quella tempra d’animo tale da poter reggere anche al crollo di tutte le speranze, altrimenti non sarà nemmeno in grado di portare a compimento quel poco che è possibile realizzare. Solo chi è sicuro di non venir meno anche se la società, dal suo punto di vista, è troppo stupida o volgare per ciò che egli vuole offrirgli, e di poter ancora dire a fronte di tutto ciò: «Non importa, continuiamo!», solo una persona siffatta ha la “vocazione” per la politica.