Per l’Europa di Giuseppe Capuano (Pubbl. 20/05/2019)

Com’è stato imprevisto

Com’è stato imprevisto il tuo abbandono!
Proprio nel momento in cui io naufragavo
nelle onde del tuo piacere
tu mi hai lasciato
e forse mi hai salvato la vita
ma maledetti coloro che salvano i poeti per
ignoranza
rendendoli creature sconfitte.

Alda Merini

Chi l’ha difesa, oggi tace o balbetta. Chi l’ha odiata, ne teme la dissoluzione. Europa è proposta di pace. Non poteva essere accordo tra vincitori e vinti perché ogni sua strada, sentiero o viottolo, ogni sponda di fiume di lago o di mare, ogni cima e ogni vallata portano il segno di sopraffazione e di rivincita, di occupazione e di liberazione in un alternarsi tanto vigoroso quanto precipitoso. L’odio sconfigge tutti, chi lo professa e chi lo subisce. Sono più di settant’anni che i cittadini di Francia, Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Inghilterra non sono chiamati alle armi per scannarsi tra loro. Sono più di settant’anni che queste terre non conoscono carestie e terribili epidemie. Per la prima volta la popolazione europea è diminuita perché è diventata più ricca e più colta. L’analfabetismo è quasi scomparso, le persone hanno diritto all’assistenza medica, si finanziano progetti di sviluppo per le aree meno ricche. Non ci sono guardie armate alle frontiere e i più giovani possono studiare, viaggiare, lavorare scegliendo uno spazio grande, diverso in ogni suo angolo non essendo mai stranieri. La moneta unica per queste persone, ma anche per i più poveri, che sono emigrati in cerca di lavoro, ha ritrovato il suo significato primordiale: un modo semplice per acquistare e vendere ciò che serve, capire quanto vale il proprio lavoro, chi ti paga peggio e chi ti paga meglio e capire quanto sia costosa o meno la vita e la sua qualità rapportandola al costo delle case e dei tanti servizi.

Gli indegni eredi di quello sparuto manipolo di uomini che, ancora nelle carceri fasciste, ne immaginarono la costruzione, hanno una responsabilità grave per quanto sta accadendo. Hanno trattato l’Europa Unita come un bambino capricciosopuò trattare un giocattolo prezioso: l’hanno smontata, fatta a pezzi scegliendone di volta in volta un pezzo per brandirlo come una spada contro chi si opponeva alle loro sciagurate scelte. Colpa ancor più grave perché si son vestiti dei panni dismessi dei grandi. Gli altri che, per opportunismo elettorale, hanno costruito le loro fortune insultandone l’idea ora ne temono il dissolvimento, perché sentono che a furia di rompere il giocattolo non è più possibile riconoscerne ogni singolo pezzo, il suo ruolo, la sua funzione. Allora non sanno nemmeno più cosa vogliono conquistare rinchiusi come sono nelle loro capanne improvvisate sotto il sicuro tavolo dei propri genitori.

Se si potessero gerarchizzare le responsabilità, l’elenco sarebbe lungo. Anche il santo Karol Wojtyla, quando fu papa, fece la sua parte. Erano gli anni in cui, prima della moneta unica, si tentò di costruire una comune Costituzione Europea. Una Costituzione politica che sentenziasse il percorso sino allora compiuto. La Chiesa cercò di imporre nei principi generali di quella costituzione il principio che l’Europa fosse stata costruita sulle comuni radice cristiane. Fu guerra politica e diplomatica che portò in breve tempo al dissolvimento di quel progetto. La Francia illuminista si ribellò, le comunità ebraiche, quel che ne restava dopo l’Olocausto, si sentirono offese ed estromesse. I laici balbettarono. Poi la Germania, forte della sua unificazione, ha cercato di conquistare a suon di investimenti tutto l’est europeo uscito dalla dominazione dell’Unione Sovietica, che si era nel frattempo autodissolta. La Francia sempre lì a rincorrere il grande amico/nemico germanico, cercando di agganciarlo in patti bilaterali. La Gran Bretagna si è separata, ha scelto, ma non riesce a trovare la strada per percorrere un suo autonomo percorso. Che disastro.

Noi nel frattempo siamo chiamati il 26 maggio a votare per rinnovare il Parlamento Europeo. Nessuno ci crede più, ma nessuno sa veramente cosa fare. In queste fragili nostre democrazie le persone hanno solouna grande arma che possono usare: il loro voto. Andare a votare comunque, delusi e demotivati, ma andare in massa a votare può essere il vero grande segnale che i cittadini europei possono dare a chi in quest’ultimo decennio li ha presi in giro. I cittadini devono votare pensando all’Europa come al loro grande paese e non solo alle vicende che coinvolgono la comunità insediata sotto al campanile del proprio villaggio o quartiere. Non è nostro compito fornire indicazioni di voto e non abbiamo la presunzione di saper indicare chi votare. Sentiamo comunque il dovere di schieraci e ci schieriamo contro chi in forme nuove e vecchie semina odio e divisione. Ci schieriamo contro la destra, e non solo contro quella neofascista, perché non vogliamo che l’Europa torni ad essere un terreno di guerra, di distruzione e di odio.

 
 
 
 
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