“Potere al Popolo”:  una possibile novità nella politica italiana (?!) di Giuseppe Capuano (Pubbl. 18/01/2018)

Da Napoli è partita, dall’ex OPG di Materdei.  In poche settimane ha raggiunto più di cento città in Italia, è passata per Londra, è stata riconosciuta dai movimenti alternativi in tutta Europa, ha attratto l’attenzione della stampa internazionale. A Napoli è ritornata al cinema Modernissimo domenica 14 gennaio dove sono stati presentati i candidati alle prossime elezioni. È la lista elettorale, il movimento, il partito Potere al popolo.  Siamo abituati da anni ad un mondo della comunicazione politica incentrata sulla performance svelatrice del leader preparata “a mestiere” per garantirsi sicuri e numerosi passaggi mediatici. Non è quello a cui abbiamo assistito nel cinema napoletano, in prossimità di Piazza Dante. All’ingresso un non troppo folto gruppo di persone. Giovanissimi al tavolo dove si distribuisce materiale propagandistico, qualcuno che inserisce i dati di chi ne facesse richiesta nella mail list dell’organizzazione. Nessun presidio di forze dell’ordine. Mancano i moduli per la presentazione della lista, devono arrivare. Entriamo e ci accoglie una sala gremita, tutti i posti a sedere occupati, tante persone in piedi lungo i due corridoi laterali. Francesca Fornario, giornalista e scrittrice, svolge il ruolo di presidente dell’assemblea e annuncia che dopo la visione dello spot si darà corso agli interventi di presentazione dei candidati per i diversi collegi elettorali di Napoli. Uno spot semplice, persone di cui compare il nome, l’età la professione, che si autoproclamano Capo politico dell’organizzazione, così come la legge elettorale prescrive. Applausi, ma nessun clima da stadio. Orgoglio ma anche grande consapevolezza della difficoltà dell’impresa. Non è possibile intravvedere una predominanza di genere, di generazione, di colore della pelle. È uno spaccato non artificioso di quella società italiana che serenamente, consapevolmente, faticosamente, resite bersagliata da politiche divisive volte ad assecondare i risvolti perversi di una crisi economica pesante. Nello spot compare Chiara Carofalo, 37 anni, ricercatrice precaria, che dichiara non di essere il capo politico ma la portavoce di un movimento collettivo il cui programma “è stato scritto in più di cento assemblee in giro per l’Italia”. “Quella di Potere al Popolo non è una proposta elettorale improvvisata. Per questo siamo molto emozionati ma al contempo tranquilli. Non si tratta di un’avventura senza passato e senza futuro, qualsiasi sarà l’esito elettorale, ma una tappa di tanti percorsi di lotta intrapresi con gli studenti, gli insegnati, i disoccupati, i precari, i senza tetto, i lavoratori migranti”. È Chiara Capretti, 27 anni che parla, instancabile protagonista nelle mille battaglie in città e che recentemente ha rappresentato il movimento a Londra all’assemblea di Momentum, dove ha anche incontrato i tanti lavoratori italiani costretti ad emigrare in quel paese.  Gianpiero Laurenzano, impiegato di 37 anni: “Per molti di noi la vera svolta c’è stata, ma non è stata quella elettorale e risale a tre anni fa, quando abbiamo deciso di uscire dai nostri seppur amati ma indiscussamente angusti scantinati, dove ci eravamo costruiti un nostro rassicurante contesto culturale e abbiamo fatto la grande pazzia di riaprire un ex manicomio, l’ex OPG di Materdei. Da quel momento abbiamo smesso di guardare il mondo in modo ideologico e solitario. Il mondo, quello reale di gente che soffre, che non ha di che mangiare, di che vestirsi, che non ha un lavoro una casa, che è esclusa dalle prestazioni sanitarie pubbliche, o magari che ha studiato, che è competente ma non ha una prospettiva di vita e di lavoro, si è drammaticamente materializzato.  Abbiamo capito che far politica significa mettersi al servizio della comunità, saper agire, dare risposte concrete. Chi fa politica è un burattino, è vero. La differenza sta nel burattinaio: per gli altri i burattinai sono le banche, gli interessi di pochi. Il nostro burattinaio sarà il popolo”.  Sul palco sale anche Ezhel Dul, 23 anni, “donna italiana nera e disoccupata”, come lei stessa si definisce, di Castel Volturno, candidata per quel il collegio elettorale. Il diritto di cittadinanza dei migranti e dei loro figli è tema comune ripreso da quasi tutti gli interventi. Sul palco anche i “sempre verdi”, Giorgio Cremaschi ex dirigente Fiom, ed Elena Coccia, avvocato che ha svolto e svolge tuttora, un ruolo dirigente nella sinistra napoletana.  In sala come sul palco altri pezzi della sinistra politica, il segretario del Pc e un pezzo di quel che resta di Rifondazione comunista. Come purtroppo spesso è capitato a sinistra, Il maggior riferimento polemico è nei confronti dell’impresa politica di coloro che potrebbero apparire come i più prossimi avversari, Liberi ed Uguali di Piero Grasso: “loro vogliono ricostruire il Centro sinistra, quello buono dimenticando però che negli ultimi trent’anni le peggiori politiche antipopolari è il centro sinistra che le ha messe in campo, dalla precarizzazione del lavoro, alle scelte militariste, alla trasformazione della scuola e dell’insieme del sistema della formazione”. Dietro a questa nuova formazione c’è un intero mondo di esperienze di giovani e meno giovani che si sono dati da fare in questi anni, che se pur rimanendo fuori dalla politica ufficiale non hanno mai praticato l’antipolitica, anzi. È forse questa anche la loro maggiore differenza con le recenti esperienze di movimenti giovanili che, dalla Spagna passando per mezza Europa, si sono prima affermati ma poi rapidamente dissolti.  In tanti si preoccupano che alle prossime elezioni il numero degli astenuti rischia di aumentare e in tanti temono l’antipolitica del M5S. In questa neonata formazione s’intravvedono nuovi strumenti per riportare alla Politica, intesa come partecipazione e condivisione sociale, migliaia di persone per condizione sociale ed economica, per l’assenza di convincenti prospettive di cambiamento sono state invece relegata a i margini.  Sarebbe davvero un peccato se il tutto sfociasse nell’ennesimo processo divisivo della e nella sinistra antagonista. Sarebbe un grave errore se loro stessi si isolassero e/o se venissero isolati, ignorati, oscurati. Questa esperienza va invece seguita, i loro protagonisti ascoltati con la massima attenzione, anche se da posizioni e partiti diversi perché, se pur tra mille contraddizioni, possono rappresentare quel ponte ormai distrutto tra le istituzioni, lo stato, la politica e un mondo giovanile che, come mai prima, rappresenta anche il modo dell’esclusione. 

Commento di lterracc@unina.it

Caro Giuseppe, conosci bene la capacità tafazziana della sinistra (nuova, vecchia, extraparlamentare, istituzionale, ...). Non mi sembra che questa esperienza nasca diversamente in termini di capacità di aggregare le realtà politiche organizzate che ci sono. A marzo, conteremo insieme quante formazioni si presenteranno alla sinistra del PD ...

Commento di  massimoanselmo1@gmail.com

Sono contento della tua serena convinzione nella minorità, io vecchio sono ancora combattuto tra l'incidere nella lotta politica o la rassegnazione.